Quesito

Caro Padre Angelo
Le scrivo per porle alcune domande su una questione che non mi è molto chiara:
Cosa s’intende con pentimento?
Le espongo un problema concreto e diffusissimo: la contraccezione.
Per avere l’assoluzione è necessario, ovviamente, essere pentiti. Pensiamo ai coniugi cattolici.
Secondo un recente sondaggio circa il 15% delle coppie cattoliche professanti (che vanno a messa tutte le settimane) rispettano i dettami della Chiesa sulla castità matrimoniale (non so se la percentuale sia così bassa, ma credo quella riportata dal sondaggio sia molto vicina alla realtà); sempre secondo la stessa fonte circa il 20-30% delle coppie cattoliche praticanti (dipende dall’ età) usa la pillola contraccettiva. Ammettiamo che questi dati siano veri.
Se si è pentiti, si deve anche rinunciare al peccato, ma come può rinunciare al peccato chi, ad esempio, usa la pillola contraccettiva? Rinunciare al peccato implicherebbe rinunciare alla pillola ormonale…
Naturalmente smettere di usare la pillola per i metodi naturali e per l’apertura alla vita è un bene, ma francamente non credo che molti coniugi, pur riconoscendo questo, vi rinuncino. Il rifiuto della pillola, usualmente, non avviene né prima né dopo la confessione; per tanti motivi: la difficoltà dell’apprendimento dei metodi naturali è nota; i periodi, più o meno lunghi, di astinenza possono essere sentiti, specialmente quando si è giovani, come un peso; anche se di efficacia ipotetica simile a contraccettivi artificiali l’errore umano è molto meno raro nell’applicazione dei metodi naturali che nell’uso della pillola; ecc ecc…
Magari quei coniugi sono fortemente contriti, dispiaciuti e rattristati dell’essere fuori dai dettami della Chiesa, riconoscono la cattiveria dei metodi artificiali e vorrebbero passare ai metodi naturali ma, anche avendo chiaro tutto questo, sanno che una nascita in questo determinato momento proprio non è accettabile. Domani lo sarà di sicuro, o forse lo è stata fino a ieri, fino al XX figlio, però ora non è sopportabile, quindi Essi non si astengono dall’uso della pillola.
Cosa accade a questo 20-30% (credo che la percentuale schizzi verso l’alto se includiamo chi è cattolico ma non vive la messa tutte le domeniche) di coppie cattoliche?
È giusto per Essi rinunciare all’Eucarestia perché in peccato perpetuo (la pillola non è un profilattico, non posso saltare neanche un giorno, o dire “proverò a non usarla” devo avere nel cuore la continua volontà di prenderla, se un giorno non c’è la volontà non la prendo e l’efficacia finisce!)? O essere contriti e sperare di poter rinunciare al peccato prima possibile, è sufficiente per essere assolti con la Confessione, almeno fino al prossimo rapporto sessuale protetto?
Principalmente vorrei sapere cosa s’intende con pentimento e rinuncia al peccato; la contraccezione vuole essere solo un esempio, sia perché peccato largamente diffuso, sia perché moltissimi coniugi non lo confessano neanche più e, magari, menzionarlo forse potrà essere una sorta di pubblicità stimolante…
La ringrazio per l’aiuto, prometto di pregare per Lei e per tutta la Chiesa e La saluto.
Davide


Risposta del sacerdote

Caro Davide,
1. tocchi un problema reale della vita di molte persone.
Come si coniuga il pentimento con la volontà di continuare in un atteggiamento di cui si è consapevoli è difforme dal volere di Dio?

2. Il pentimento o contrizione viene definito così: “il dolore dell’animo e la detestazione del peccato commesso col proposito di non peccare più in avvenire” (DS 1676).

3. Il problema non sta nel fatto che talvolta si prevede o addirittura si ha la certezza che si cadrà nuovamente, come può succedere per altre forme di contraccezione. Ma nel fatto che – mentre ci si confessa – c’è una volontà precisa di continuare in maniera contraria al volere di Dio.

4. Questa contraddizione la capiscono tutti.
Ed è questo uno motivo per cui tanti non si confessano.
La contraddizione è sotto i loro stessi occhi.

5. Io sono sacerdote confessore, ma ti garantisco che le donne credenti e praticanti che usano la pillola ormonale sono in una percentuale di moltissimo inferiore a quella che hai riportato tu.
Ma neanche tra tutte le donne sposate in età fertile in Italia vi è una percentuale così alta.
Bisogna sempre fare attenzione alla fonte delle statistiche. Alcuni le maggiorano come vogliono per dire che ormai tutti fanno così per vendere il prodotto.
Ma i metodi contraccettivi sono molti e ti garantisco che l’uso della pillola ormonale non giunge ad un terzo nella popolazione genericamente presa.
Senza dire che molte donne – per motivi fisiologici e medici – non possono prenderla.

5. Ti domandi: “È giusto per Essi rinunciare all’Eucarestia perché in peccato perpetuo”.
Mi pare che la risposta sia chiara da se stessa.
Rinunciare all’Eucaristia significa rinunciare alla Comunione.
Ma prendere la pillola contraccettiva non è già rinunciare alla Comunione col Signore?

6. Visto che il peccato è permanente (c’è da augurarsi che non sia perpetuo, anzi certamente non lo sarà!), non si può concludere: dunque facciamo finta che non sia un peccato.

7. È vero che la pillola, quando la si inizia, la si prende sempre, ma questo evidentemente a cicli.
Inoltre, anche se il peccato è abituale, non si può accedere all’Eucaristia senza previa confessione dei peccati gravi.

8. Qui arriviamo al punto più importante e che ai più sfugge:
nel segreto della Confessione il sacerdote sa misurare le parole, sa trattare con dolcezza senza sminuire la dottrina di Cristo, sa esortare, sa suscitare sentimenti di pentimento nelle persone, sa portare a decisioni o comunque a ripensamenti.
Ed è sui sentimenti che in quel momento i penitenti manifestano che egli da l’assoluzione dei peccati
.
Sicché non è possibile risolvere una questione così delicata solo col puro ragionamento.

Ti ringrazio molto per la preghiera che mi hai promesso e che prometti di fare per tutta la Chiesa. Il Signore te lo computerà a merito grande.
Da parte mia ti assicuro un ricordo al Signore, soprattutto nella S. Messa.
Intanto ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo