Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei conoscere il significato del salmo 16 (proteggimi o Dio in te mi rifugio).
Grazie per quanto fa e per le sue preghiere.
Con affetto,
Saverio

Il Salmo 16 è il seguente:
1Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
2Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene».
3Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore.
4Si affrettino altri a costruire idoli: io non spanderò le loro libazioni di sangue né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.
5Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.
6Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità.
7Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce.
8Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare.
9Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro,
10perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.
11Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.


Risposta del sacerdote

Caro Saverio,
1. il Salmo 16 (proteggimi o Dio in te mi rifugio) è un salmo molto bello e pieno di speranza.
Questo salmo è di Davide, come attesta san Pietro nel discorso della Pentecoste (At 2,25) e anche san Paolo (At 13,35).
Probabilmente è stato composto da Davide mentre subiva la persecuzione da parte di Saul, che lo cercava per ucciderlo.

2. Davide esprime la fiducia di essere salvato da Dio perché non doveva essere vana la consacrazione che aveva ricevuto da parte di Samuele.
Inoltre nel pieno dell’angoscia esprime il suo atteggiamento interiore: ha conservato la rettitudine, è consapevole della propria innocenza. Per questo Dio lo salverà.

3. Tuttavia, siccome Davide nella composizione del salmo era ispirato dall’alto, mentre parla di se stesso, parla di Gesù Cristo, della sua morte, dell’incorruzione nella quale il Padre avrebbe custodito il suo corpo nell’attesa della risurrezione.
È a questi sentimenti di Gesù  che fa riferimento San Pietro quando nel discorso di Pentecoste riprende i versetti di questo salmo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza” (At 2,25-28).

4. Ma riprendiamo altri versetti di questo salmo.
“Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene» (Sal 16,2):
Davide ricorda che solo Dio è il bene cui aspira. Solo il suo possesso è tutto il suo bene. Fuori di lui non cerca nient’altro.
Queste parole sono vere sulla bocca di Davide, ma sono ancora più vere sulla bocca di Cristo, che non ha cercato nella sua vita mortale altro all’infuori della gloria del Padre.
E tali devono essere anche i sentimenti di coloro che vivono innestati in lui, e cioè dei cristiani.

5. Il cuore di Davide è rimasto integro. Tutta la sua compiacenza e il suo amore sono per i santi, che sono i veri nobili della terra del Signore: “Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore” (v. 2).
La nuova traduzione (quella del 2008), al posto di quanto ti ho riportato, traduce: “agli idoli del paese, agli dèi potenti andava tutto il mio favore”, rendendo così del tutto incomprensibile il testo che già in ebraico era oscuro.
Ma la traduzione dei LXX e della Volgata aveva fatto un’opzione ben chiara, ed è quella emersa nella traduzione del 1974: “Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore”, e che io ti ho riportato.

6. “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità” (vv. 5-6).
Qui Davide fa riferimento alla terra promessa che Dio aveva destinato ad Israele. La Palestina era la sua eredità.
Fa riferimento anche ai sacerdoti che erano tutti della tribù di Levi.
Questa tribù, a differenza delle altre undici,  non aveva territorio, perché doveva sostentarsi con le offerte portate dagli israeliti al tempio di Gerusalemme.
Senza territorio, i sacerdoti dicevano in maniera ancora più espressiva che solo Dio è il bene che possedevano e non cercavano altro.

7. Il calice di cui si parla è la coppa dalla quale si estraevano le sorti.
Per Davide la sua sorte è tutta nel Signore, nella sua volontà, della quale ha completa e totale fiducia.

8. La chiesa fa recitare questo salmo nella compieta del giovedì.
Al termine della giornata esprime la fiducia che tutto quello che è stato compiuto o seminato è riposto nelle mani del Signore.
Non andrà perduto e attende di essere riconsegnato a noi nel momento in cui compariremo davanti a Dio perché le nostre opere ci accompagnino per tutta l’eternità come si legge nell’Apocalisse: “E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: d’ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì – dice lo Spirito -, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono» (Ap 4,13).

9. È un salmo che ispira molta fiducia nei momenti di tribolazione.
Mi capita talvolta di indicarlo come penitenza sacramentale ad alcune persone colpite da lutti o da particolari sventure.

Ti saluto, ti ricordo al Signore ti benedico.
Padre Angelo