Quesito

Caro Padre Angelo,
vorrei avere da lei qualche informazione riguardo le cellule staminali, in particolare quelle embrionali che alcuni vorrebbero fosse usate per la cura di gravi malattie.
La saluto e la ringrazio
Marco


Risposta del sacerdote

Caro Marco,
1. le cellule dell’organismo umano, prima della comparsa della stria primitiva (verso il sedicesimo giorno dal concepimento), non sono ancora differenziate in cellule di particolari organi.
Sono cellule totipotenti, cioè capaci di differenziarsi in qualsiasi organo o tessuto dell’organismo umano.
Le cellule di un adulto invece sono ormai differenziate.

2. Ma si è scoperto che in molte parti del nostro organismo, accanto a cellule differenziate ve ne sono ancora alcune che non lo sono del tutto: vengono chiamate cellule staminali.
Staminali deriva da stame, che significa ceppo, stipite, origine e sono pluripotenti, vale a dire possono differenziarsi in molti organi.
Le cellule prima del 16° giorno sono staminali per eccellenza e vengono chiamate cellule staminali embrionali.

3. Si è scoperto nel 1998 che le cellule staminali isolate, coltivate e pilotate in laboratorio possono differenziarsi in particolari tipi di cellule.
Questo procedimento potrebbe aiutare a sostituire le parti malate di un organismo con cellule che hanno il suo stesso DNA.
In particolare si è pensato che si potrebbe clonare una persona, fermandola nel suo sviluppo entro i primi sedici giorni e crioconservarla (congelarla), per avere a disposizione cellule totipotenti che abbiano il suo stesso DNA e usarne nel fabbisogno.

4. Mentre non vi sono problemi etici per il prelievo di cellule staminali da un adulto, ve ne sono invece per il prelievo di cellule embrionali, perché qui si concepisce un nuovo essere umano allo scopo di avere del materiale disponibile.
Oltre all’immoralità intrinseca della clonazione di una persona umana, vi è anche il fatto che il prelievo di cellule embrionali comporta la distruzione dell’embrione stesso (e cioè l’uccisione di questo nuovo essere umano) e che questo nuovo essere non viene considerato avente valore in sé e per sé (come lo esige qualsiasi essere umano), ma come un cumulo di materiale disponibile.

5. La recente istruzione vaticana di bioetica Dignitas Personae (8.9.2008) scrive:
“Le cellule staminali sono cellule indifferenziate che possiedono due caratteristiche fondamentali:
a) la capacità prolungata di moltiplicarsi senza differenziarsi;
b) la capacità di dare origine a cellule progenitrici di transito, dalle quali discendono cellule altamente differenziate, per esempio, nervose, muscolari, ematiche.
Da quando si è verificato sperimentalmente che le cellule staminali, se trapiantate in un tessuto danneggiato, tendono a favorire la ripopolazione di cellule e la rigenerazione di tale tessuto, si sono aperte nuove prospettive per la medicina rigenerativa, che hanno suscitato grande interesse tra i ricercatori di tutto il mondo.
Nell’uomo, le fonti di cellule staminali finora individuate sono: l’embrione nei primi stadi del suo sviluppo, il feto, il sangue del cordone ombelicale, vari tessuti dell’adulto (midollo osseo, cordone ombelicale, cervello, mesenchima di vari organi, ecc.) e il liquido amniotico. Inizialmente, gli studi si sono concentrati sulle cellule staminali embrionali, poiché si riteneva che solo queste possedessero grandi potenzialità di moltiplicazione e di differenziazione.
Numerosi studi, però, dimostrano che anche le cellule staminali adulte presentano una loro versatilità. Anche se tali cellule non sembrano avere la medesima capacità di rinnovamento e la stessa plasticità delle cellule staminali di origine embrionale, tuttavia studi e sperimentazioni di alto livello scientifico tendono ad accreditare a queste cellule dei risultati più positivi se confrontati con quelle embrionali.
I protocolli terapeutici attualmente praticati prevedono l’uso di cellule staminali adulte e sono al riguardo state avviate molte linee di ricerca, che aprono nuovi e promettenti orizzonti” (DP 31).

6. Inoltre afferma: “Per la valutazione etica occorre considerare sia i metodi di prelievo delle cellule staminali sia i rischi del loro uso clinico o sperimentale.
Per ciò che concerne i metodi impiegati per la raccolta delle cellule staminali, essi vanno considerati in rapporto alla loro origine. Sono da considerarsi lecite quelle metodiche che non procurano un grave danno al soggetto da cui si estraggono le cellule staminali. Tale condizione si verifica, generalmente, nel caso di prelievo: a) dai tessuti di un organismo adulto; b) dal sangue del cordone ombelicale, al momento del parto; c) dai tessuti di feti morti di morte naturale.
Il prelievo di cellule staminali dall’embrione umano vivente, al contrario, causa inevitabilmente la sua distruzione, risultando di conseguenza gravemente illecito.
In questo caso «la ricerca, a prescindere dai risultati di utilità terapeutica, non si pone veramente a servizio dell’umanità. Passa infatti attraverso la soppressione di vite umane che hanno uguale dignità rispetto agli altri individui umani e agli stessi ricercatori.
La storia stessa ha condannato nel passato e condannerà in futuro una tale scienza, non solo perché priva della luce di Dio, ma anche perché priva di umanità».
L’utilizzo di cellule staminali embrionali, o cellule differenziate da esse derivate, eventualmente fornite da altri ricercatori, sopprimendo embrioni, o reperibili in commercio, pone seri problemi dal punto di vista della cooperazione al male e dello scandalo.
Per quanto riguarda l’uso clinico di cellule staminali ottenute mediante procedure lecite non ci sono obiezioni morali. Vanno tuttavia rispettati i comuni criteri di deontologia medica. Al riguardo occorre procedere con grande rigore e prudenza, riducendo al minimo gli eventuali rischi per i pazienti, facilitando il confronto degli scienziati tra di loro e offrendo un’informazione completa al grande pubblico.
È da incoraggiare l’impulso e il sostegno alla ricerca riguardante l’impiego delle cellule staminali adulte, in quanto non comporta problemi etici” (DP 32).

Ti ringrazio per il quesito, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo