Quesito

Caro Padre Angelo,
Volevo sapere qual è il pensiero della Chiesa (se c’è) in merito al lavoro. E cioè intendo quale professione è necessario intraprendere nella vita. Sento spesso dire tra la gente, nei film, nei libri e quant’altro che bisogna fare quello che ti piace, devi inseguire quel sogno ecc ecc… io mi fido poco di queste parole e so quanto la realtà pratica sia diversa dal pensiero.
Una volta un sacerdote mi disse che noi non siamo fatti per il lavoro, ma è il lavoro che ci è necessario per vivere. Quindi mi chiedo anche se uno fa un lavoro che non gli piace tanto e magari può essere portato per altro, ma è indispensabile per lui e per la famiglia percepire la paga di quel lavoro, si può dire che quella persona ha sbagliato nella vita?
Personalmente ho studiato e ho una laurea ma al momento mi trovo a lavorare nell’attività di famiglia, devo dire che non era quello che mi aspettavo o la mia massima aspirazione.
Non so se sia stato giusto o sbagliato non continuare gli studi perché a un certo punto non mi sentivo più stimolato a continuare, forse per la stanchezza e la pesantezza degli studi, volendo fare qualcosa di pratico.
Voglio anche servire sempre il Signore nella mia quotidianità e mi chiedo se come priorità bisogna cercare sempre il lavoro della propria vita o operare il bene che il Signore vuole anche nei lavori che non vogliamo e non ci piacciono tanto?
Molte volte mi capita di pensare di essere come quel giovane che alla proposta di Gesù "va vendi tutto, seguimi e avrai un tesoro nel cielo…" non fece così. Come se fossi io quel giovane che non ha rischiato ad andare avanti negli studi e ad avere speranza per il futuro. Può essere considerato uno spreco di talento questo? Ci penso spesso. Mi chiedo se la Chiesa ha un consiglio da dare a tanti giovani che si trovano in questo dilemma.
La ringrazio e la saluto.

 


 

Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. desidero dire anzitutto che il lavoro è un’attività caratteristica dell’uomo.
Dio ha dato all’uomo il comando di lavorare quando lo ha benedetto dicendogli: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela” (Gn 1,27).

2. Piace sottolineare che tale comando è stato dato da Dio prima del peccato originale.
Poiché Dio secondo il linguaggio immaginifico della Sacra Scrittura ha lavorato sei giorni e il settimo si è riposato, così anche l’uomo, che è stato creato a sua immagine, si perfeziona lavorando e riposando.
Questo fa comprendere che all’uomo manca qualche cosa se non può lavorare.

3. C’è una ricchezza di valori racchiusa nel lavoro per cui l’uomo si svela e si perfeziona solo passando per questa strada.
Certo, il lavoro non è l’unica strada per la quale l’uomo si perfeziona, ma c’è anche questa strada.

4. Ma quale lavoro?
Dio ha messo la terra con le sue infinite potenzialità nelle mani dell’uomo.
Ne segue che le modalità del lavoro e, potremmo dire, le potenzialità dell’uomo sono infinite quanto le potenzialità della terra.
Qui per “terra” non s’intende solo la realtà che chiamiamo terra, ma tutto il mondo, compresi il mare e il cielo.

5. In ogni uomo, a motivo della sua intelligenza razionale capace di trascendere la terra e di trasformarla, c’è la vocazione al lavoro, ad ogni lavoro.
Pertanto si potrebbe parlare di una chiamata o vocazione generale al lavoro.

6. Ma poiché i singoli uomini si caratterizzano per alcuni talenti ricevuti da madre natura e ulteriormente perfezionati attraverso lo studio e le capacità professionali si può parlare giustamente di una vocazione specifica per determinati lavori.
Sacrificare le inclinazioni e le attitudini acquisite sarebbe come mettere i talenti sotto terra e renderli inutili per se stessi e per la collettività.
È giusto dunque che la società si organizzi in modo tale da dare a tutti la possibilità di espletare le proprie capacità.

7. Ma per i più svariati motivi questo non sempre è possibile.
Per cui nell’impossibilità di impiegare i propri talenti nel settore specifico della propria preparazione e dal momento che lavorare è una necessità primordiale per la sussistenza propria e della propria famiglia è doveroso adattarsi a qualsiasi lavoro in attesa di quello più consono alla propria specifica preparazione.

8. Nello stesso tempo va anche ricordato che davanti a Dio il lavoro riceve merito non tanto da quello che si compie ma dall’animo con cui lo si compie.
Per cui quello che secondo gli uomini può essere considerato il più umile lavoro, davanti a Dio può avere un merito particolarmente grande a motivo del grado di carità con cui è compiuto.
Il lavoro che Cristo ha svolto nella sua vita nascosta era considerato umile agli occhi degli uomini. Ma poiché è stato compiuto da una Persona divina ed è stato animato dalla sua carità senza limiti è stato accompagnato da un merito infinito, eterno e universale.

9. Ciò non toglie il dovere di collocarsi nel posto “tecnicamente” giusto a seconda delle proprie attitudini e competenze per rendere alla società il contributo che essa stessa si aspetta, anche a motivo della sua cooperazione al perfezionamento delle capacità dei singoli.

Ti auguro una felice continuazione delle feste natalizie e un altrettanto felice anno nuovo.
Ti benedico e ti ricordo al Signore.
Padre Angelo