Volevo porle una domanda circa l’atteggiamento del Signore verso la schiavitù

Volevo porle una domanda circa l’atteggiamento del Signore verso la schiavitù

Buongiorno Padre Angelo,
volevo porle una domanda circa l’atteggiamento del Signore verso la schiavitù: So che al tempo in cui visse il Signore, essa era molto diffusa e leggendo i testi evangelici, sembrerebbe che Egli non prenda una posizione esplicita verso questo istituto. E’ possibile, tuttavia, affermare che Egli abbia comunque intenzionalmente voluto affermare la sua condanna senza riserve verso di essa, quando manifestava pubblicamente la sua immensa carità verso tutti, specialmente la sua predilezione per gli ultimi, i poveri, gli umili, e gli ammalati, e soprattutto, quando lavò i piedi ai propri discepoli?
Grazie per in anticipo per la risposta, una preghiera reciproca.


Carissimo,
1. è vero che il Signore non ha preso una posizione esplicita nei confronti della schiavitù.
Ma questo non significa che l’abbia approvata.

2. Indubbiamente c’è stato un atteggiamento prudenziale nella mancata denunzia.
Molti infatti avrebbero potuto prendere il pretesto per dire che il suo messaggio era semplicemente un messaggio politicamente sovversivo e magari l’avrebbero condannato per questo.
Ma nel suo magistero si trovano ben chiari i principi per i quali la schiavitù doveva essere decisamente superata.
Si pensi solo a questo: l’atteggiamento manifestato e per la dichiarazione da lui fatta per la quale “uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8).
Ugualmente anche San Paolo negherà la presenza di motivi di pretesa supremazia degli uni sugli altri: “Non c’è più né giudeo né greco; non c’è più né schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,27-28).
Quest’affermazione aiuta a superare le tentazioni di discriminare gli uomini per motivi di razza, di sesso, di cultura.

3. Ed è per questo che San Paolo chiede a Filemone di accogliere Onesimo, suo antico schiavo che gli era fuggito ed era finito nella prigione dove si trovava San Paolo e a contatto con lui si era fatto battezzare, di accoglierlo “non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore” (Flm 1,16).

4. Desidero rilevare infine che la spinta ad abolire la schiavitù è venuta dalla cultura cristiana.
Sotto questo aspetto è accettabile l’intuizione di Benedetto Croce: “Perché non possiamo non dirci cristiani”.
In un opuscolo del medesimo titolo, egli elenca i motivi che suffragano la sua affermazione: “Il cristianesimo è stata la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuto: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non meraviglia che sia apparso o possa ancora apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo.
Tutte le altre rivoluzioni, tutte le maggiori scoperte che segnano epoche nella storia umana, non sostengono al suo confronto, parendo rispetto a lei particolari e limitate… E le rivoluzioni e le scoperte che seguirono nei tempi moderni… non si possono pensare senza la rivoluzione cristiana, in relazione di dipendenza da lei, a cui spetta il primato perché l’impulso originario fu e perdura il suo…
La ragione di ciò è che la rivoluzione cristiana operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale e si travagliò in modi nuovi tutt’insieme fervida e fiduciosa, col senso del peccato che sempre insidia e col possesso della forza che sempre gli si oppone e sempre lo vince, umile ed alta, e nell’umiltà ritrovando la sua esaltazione e nel servire il Signore la letizia… E il suo affetto fu di amore, amore verso tutti gli uomini, senza distinzione di genti e di classi, di liberi e di schiavi, verso tutte le creature, verso il mondo che è opera di Dio e Dio che è Dio d’amore, e non sta distaccato dall’uomo, e verso l’uomo discende, e nel quale tutti siamo, viviamo e ci muoviamo” (Perché non possiamo non dirci cristiani, La Locusta, pp. 6-10).

Volentieri mi accordo per la preghiera reciproca, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo