Caro Padre Angelo,
mi chiamo Martin sono un ragazzo di 25 anni e da poco ho scoperto e apprezzato la vostra utilissima rubrica.
Mi restano dei dubbi che Le vado ad elencare: se affidando alla Chiesa la funzione di rimettere i peccati Gesù ha lasciato agli amministranti del Sacramento della confessione la totale insindacabilità del giudizio, cioè se un sacerdote assolve o non assolve un peccato diversamente da un altro sacerdote o in primis da Gesù come persona, al momento del Giudizio la cosa potrebbe portare disparità.
Probabilmente Lei risponderà che nell’atto di celebrare tale sacramento il prete sia guidato dallo Spirito Santo.
Secondo dubbio: la contrizione per il proprio stato di debolezza spirituale che ci costringe (me in particolar modo) a dispiacere Gesù e tutti i suoi Santi Amici e la sua Santissima Madre, può insieme al Sacramento della confessione sollecitare in qualche modo la Misericordia al momento del Giudizio per evitare di vivere nel terrore (personalmente ho un vero odio nei confronti del mio stato di debolezza, penso infatti di meritare l’inferno) di morire in peccato mortale e dannarmi?
Mi potrebbe poi spiegare come qualifichiamo il sentimento di Gesù con l’apostolo Giovanni e perchè l’apostolo prediletto non sia Pietro in quanto più propriamente figura della Chiesa Universale?
Simon Pietro è il primo e il più importante di tutti i membri della Chiesa in virtù del privilegio a lui assegnato, Gesù che è Dio amerebbe maggiormente Giovanni anche se affida la Sua Santa sposa a Pietro?
La ringrazio anticipatamente per la sua risposta.


Carissimo,
1. il potere del confessore è insindacabile da parte di altri uomini e da parte dell’autorità della Chiesa.
Ma non è insindacabile da Dio, da Gesù Cristo.
Perché il sacerdote dovrà rendere conto a Dio di come ha amministrato i sacramenti.

2. Se il sacerdote non rimette i peccati, i peccati restano non rimessi come ha detto il Signore.

3. Ma se il sacerdote sbaglia e non rimette i peccati ad una persona che sinceramente ne è pentita, sì, quella persona rimane senza assoluzione, ma non senza la grazia di Dio, che la grazia può essere donata anche al di fuori della Confessione, ma non senza il proposito della Confessione.
Pertanto il Signore supplisce diversamente al difetto del sacerdote.

4. Per la seconda domanda: non so se la contrizione possa meritare la grazia di non morire in peccato mortale.
È certo invece che siamo sollecitati a domandare la grazia di una buona morte, e cioè di morire in grazia di Dio e con il conforto dei sacramenti.
Nelle Litanie dei Santi la Chiesa prega anche così: a subitanea et improvisa morte libera nos Domine (da una morte istantanea e improvvisa liberaci, o Signore).
Nessuno ti proibisce di elevare a Dio quotidianamente e per conto tuo questa invocazione.
A una domanda così insistente, se è fatta con amore, il Signore non risponderà negativamente.

5. Mi chiedi infine perché il discepolo prediletto non sia stato Pietro, visto che a lui ha dato anche il primato nel governare la Chiesa.
Credo che ci sia un disegno divino molto bello in questo.
Nessuno deve pensare che per il fatto che non governa la Chiesa il suo amore per il Signore sia senza dubbio inferiore a quello di chi la governa.
Per questo un bambino, anche se non governa la Chiesa, può essere più santo del Papa.
La santità non è legata all’autorità, al governo.
È legata invece indissolubilmente all’amore, alla carità.
Quanti non sono sacerdoti e sono più santi dei sacerdoti!
San Francesco, Santa Caterina, santa Chiara, santa Teresina non erano sacerdoti, ma sono più santi di molti costituiti nel sacerdozio e nell’autorità della Chiesa.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo