Quesito
Buongiorno Padre Angelo,
spero che tutto vada bene, sia dal punto di vista accademico che apostolico.
Vorrei umilmente condividere con lei un episodio della mia vita e chiederle un parere.
Dopo aver preso la mia vita spirituale sul serio e con attenzione, al meglio delle mie capacità, guardandomi indietro mi sono reso conto di essere eccessivamente concentrato sulla mia vita spirituale. All’inizio era positivo, coinvolgente e vivace, ma con il passare degli anni ho notato uno schema ricorrente, quasi come se fosse una forma di scrupolosità.
Sono concentrato sulla mia vita spirituale al punto che, invece di farmi sentire vivo e coinvolto nella vita, mi sento più chiuso in me stesso, paralizzato e spaventato dal muovermi e agire nella mia vita.
È come se tutto ciò che faccio fosse sbagliato, cattivo o indegno. Di conseguenza, mi sento più introverso, solitario e paralizzato invece che coinvolto nella vita.
Cosa dovrei fare, Padre Angelo?
Grazie mille, Figlio di San Domenico.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. la vita cristiana non consiste semplicemente nel compimento esatto di determinate pratiche, ma è essenzialmente vita di comunione con Dio.
Nella vita cristiana vi sono anche delle pratiche, vi sono anche dei precetti.
Ma questi sono essenzialmente orientati alla comunione di vita con Dio.
2. Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica Dei Verbum sintetizza così il senso della rivelazione di Dio e della vita cristiana: “Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (Bar 3,38) per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé” (DV 2).
3. Se non si vive e non si cresce in questa comunione la vita cristiana viene svuotata del suo contenuto.
Si tratta di una comunione che va continuamente alimentata e accresciuta.
4. Tale comunione, poi, non chiude la persona in un rapporto solipsistico con Dio.
Quando l’anima è riempita dei tesori che Dio ci comunica, si sente l’esigenza di renderne partecipi anche gli altri.
A nostra volta diventiamo desiderosi di essere partecipi dei torrenti di grazia degli altri.
Sicché l’amore di Dio si apre per natura all’amore del prossimo.
5. Aveva ragione San Gregorio magno Papa a dire che “l’amore di Dio genera l’amore del prossimo e l’amore del prossimo conserva l’amore di Dio (Moralia, 7,24).
Giustamente dice che l’amore del prossimo conserva l’amore di Dio perché non possiamo dare nulla a Dio che non sia già suo.
Tuttavia possiamo donare al prossimo per amore di Dio.
In questo modo mostriamo concretamente che lo amiamo.
6. Se la vita spirituale, come dici, ti paralizza e ti chiude in te stesso, significa solo che non la vivi bene.
Forse, come si diceva all’inizio, è costituita di molte pratiche, ma senza comunione di vita con Dio.
7. Parlando di se stesso Gesù ha detto: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo” (Mt 13,44).
Conoscere Gesù Cristo e vivere in comunione con lui è la stessa cosa che scoprire un tesoro nascosto.
Con l’augurio di essere sempre pieno di gioia a motivo della tua straordinaria amicizia con Gesù Cristo, ti auguro anche un lieto e Santo Natale, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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