Quesito

Carissimi Padri Domenicani,
colgo l’occasione di questa mia prima lettera per ringraziarvi del servizio che fate con questa rubrica.
Vi scrivo per chiedervi cosa dice la chiesa riguardo la vecchiaia.
Vi ringrazio,
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
Giovanni Paolo II più volte ha messo in luce la ricchezza dell’anzianità.
Ti riporto alcune sue affermazioni.

1. La prima è particolarmente bella e meriterebbe di essere commentata quasi parola per parola.
In sostanza dice che la vecchiaia è un tempo in cui si ringiovanisce lo spirito e si impara dopo tante delusioni a riporre la propria fiducia in Dio.
“La Chiesa sa bene che non poche persone si avvicinano a Dio particolarmente nella cosiddetta ‘‘terza età’, e che proprio in quel tempo possono essere aiutate a ringiovanire il loro spirito nelle vie della riflessione e della vita sacramentale.
L’esperienza accumulata nel corso degli anni porta l’anziano a capire i limiti delle cose del mondo e a sentire un bisogno più profondo della presenza di Dio nella vita terrena.
Le delusioni provate in alcune circostanze gli hanno insegnato a porre la propria fiducia in Dio. La sapienza acquisita può essere di grande vantaggio non solo per i familiari, ma anche per tutta la comunità cristiana” (7.9.1994).

2. La seconda: il tempo è un grande maestro e aiuta a diventare più saggi.
“La vecchiaia non manca dei suoi beni, perché come osserva San Girolamo attenuando l’impeto delle passioni, essa accresce la sapienza, dà più maturi consigli.
In un certo senso è l’epoca privilegiata di quella saggezza che in genere è frutto dell’esperienza, perché il tempo è un grande maestro. È ben nota, poi, la preghiera del salmista: Insegnaci a contare i nostri giorni, e giungeremo alla sapienza del cuore (Sal 90-89,12)” (Lettera agli anziani, 1.10.1999, 5).
“In ogni età il Signore chiede l’apporto dei propri talenti!» (Lettera agli anziani, n. 7).
“La vecchiaia veneranda… costituisce la tappa definitiva della maturità umana ed è espressione della benedizione divina” (n. 8).

3. La terza: gli anziani sono custodi della memoria e aiutano a congiungere il presente con il passato.
E ancora: “Gli anziani aiutano a guardare alle vicende terrene con più saggezza, perché le vicissitudini li hanno resi esperti e maturi. Essi sono custodi della memoria collettiva, e perciò interpreti privilegiati di quell’insieme di ideali e di valori comuni che reggono e guidano la convivenza sociale. Escluderli è come rifiutare il passato, in cui affondano le radici del presente, in nome di una modernità senza memoria” (n. 10).

4. La quarta: l’emarginazione degli anziani è intollerabile.
In Evangelium Vitae Giovanni Paolo II scrive: “L’emarginazione o addirittura il rifiuto degli anziani sono intollerabili.
La loro presenza in famiglia, o almeno la vicinanza ad essi della famiglia quando per la ristrettezza degli spazi abitativi o per altri motivi tale presenza non fosse possibile, sono di fondamentale importanza nel creare un clima di reciproco scambio e di arricchente comunicazione fra le varie età della vita.
È importante, perciò, che si conservi, o si ristabilisca dove è andato smarrito, una sorta di patto tra le generazioni, così che i genitori anziani, giunti al termine del loro cammino, possano trovare nei figli l’accoglienza e la solidarietà che essi hanno avuto nei loro confronti quando s’affacciavano alla vita: lo esige l’obbedienza al comando divino di onorare il padre e la madre (cf. Es 20,12; Lv 19,3).
Ma c’è di più. L’anziano non è da considerare solo oggetto di attenzione, vicinanza e servizio. Anch’egli ha un prezioso contributo da portare al Vangelo della vita. Grazie al ricco patrimonio di esperienza acquisito lungo gli anni, può e deve essere dispensatore di sapienza, testimone di speranza e di carità” (EV 94).

5. La quinta: c’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni.
Nella lettera alle famiglie (2.2.1994) Giovanni Paolo II, dopo aver affermato che la famiglia mediante la genealogia delle persone diventa ‘‘comunione delle generazioni’ osserva con rammarico che “i tempi in cui viviamo manifestano la tendenza a restringere il nucleo familiare entro l’ambito di due generazioni. Ciò avviene spesso per la ristrettezza delle abitazioni disponibili, soprattutto nelle grandi città. Non di rado però ciò è dovuto anche alla convinzione che più generazioni insieme siano di ostacolo all’intimità e rendano troppo difficile la vita. Ma non è proprio questo il punto più debole? C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri giorni. Mancano le persone con le quali creare e condividere il bene comune; eppure il bene, per sua natura, esige di essere creato e condiviso con altri: ‘‘il bene tende a diffondersi’. Il bene quanto più è comune, tanto più è anche proprio: mio – tuo – nostro. Questa è la logica dell’esistere nel bene, nella verità e nella carità. Se l’uomo sa accogliere questa logica e seguirla, la sua esistenza diventa veramente un dono sincero” (Gratissimam sane 10).

6. La sesta: gli anziani sono un dono preziosissimo per tutti a motivo della loro preghiera e dell’offerta della loro vita.
Non va dimenticato l’apporto preziosissimo della preghiera e dell’offerta degli acciacchi cui vanno incontro gli anziani.
“La persona anziana conserva l’impegno di procurare alla Chiesa il contributo della sua preghiera e dei suoi eventuali disagi accettati per amore del Signore.
Infine dobbiamo ricordare, da anziani, che, con le difficoltà di salute e il declino delle forze fisiche, si è associati particolarmente al Cristo della Passione e della Croce. Si può dunque entrare sempre più in questo mistero del sacrificio redentore e dare la testimonianza della fede in questo mistero, del coraggio e della speranza che ne derivano nelle varie difficoltà e prove della vecchiaia. Tutto nella vita dell’anziano può servire a completare la sua missione terrena. Non c’è niente di inutile. Anzi, la sua cooperazione, proprio perché nascosta, è ancora più preziosa per la Chiesa” (GrS 10).

Ti ringrazio di aver attirato l’attenzione su un tema così importante per la nostra società. Nella Lettera alle famiglie Giovanni Paolo II ha detto che gli anziani “non devono essere ridotti a non contare più nulla” (GrS 11).
Mi auguro che l’insegnamento di questo grande Papa sia fatto proprio da tutti.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo