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Quesito

Caro Padre Angelo,
avrei qualche chiarimento da chiederLe.
1. – In una visione teologica incentrata sul primato del Verbo incarnato (non solo come Dio), per mezzo del quale e in vista del quale sono state fatte tutte le cose, primato che sarebbe stato da sempre presente nel progetto di Dio, si può pensare che l’unità di tutti gli uomini in Adamo (in cui tutti gli uomini formano come un solo uomo) fosse stata una premessa, un profezia di quell’unità di tutti gli uomini in Cristo che Dio avrebbe avuto in mente di realizzare?
2. – Ho letto che, in virtù della comunione dei santi, si può soddisfare per un altro, ossia accollandosi la pena temporale meritata da un altro (vivente) per fargli fare meno purgatorio. In che senso, allora, la responsabilità rimane personale?
3. – Ho letto che la mancanza di perdono rientra fra i peccati mortali. Ma in che misura lo è? Solo quando si ha in animo di farla pagare cara a qualcuno causandogli un grave danno, oppure è già peccato grave limitarsi ad escludere manifestamente qualcuno dalla propria vita, non parlandogli più, togliendogli il saluto o cose simili?
4. – Affinché la sofferenza di un appartenente ad altra religione non sia vana, occorre che questa persona sia di animo buono e che si abbandoni a Qualcuno, così come glielo può consentire la sua religione? E che dire della possibilità che ha o meno di confessare i propri peccati?
Nel ringraziarLa, Le porgo i miei più cordiali saluti e che Dio la benedica sempre.
Antonella

 


 

Risposta del sacerdote

Cara Antonella,
rispondo per punti alle varie domande che mi hai fatto, senza riprenderle di nuovo.

1. Sì, il primo Adamo è figura o prefigurazione del nuovo, e cioè di Cristo.
Il peccato di Adamo non è stato il peccato di uno qualunque, ma del capostipite dell’umanità e per questo le conseguenze (la natura corrotta) si sono riversate su tutti.
Similmente la grazia di Cristo, nuovo Adamo e Capo dell’umanità redenta, si riversa su tutti gli uomini.

2. Il Santo Curato d’Ars faceva così con i grandi peccatori.
Tuttavia un conto è la responsabilità per il peccato, che rimane sempre personale, e un altro conto è il pagarne le conseguenze.
D’altronde Gesù Cristo non ha meritato (pagato) al posto nostro?
Se posso accompagnare questo con un esempio: un tale compie un’infrazione stradale e ne riceve una multa.
La colpa dell’infrazione è di chi la compiuta.
Ma io posso pagargli la multa perché sono suo amico? Sì, evidentemente.
L’espiazione al posto di un altro è ancor più legittima sotto il profilo teologico perché a motivo della carità siamo in Cristo un corpo solo (cf. Rm 12,5).

3. Non sempre la mancanza di perdono è peccato grave. Dipende anche dalla materia.
Inoltre dare il perdono non è la stessa cosa che riaccogliere nell’amicizia o reintegrare nel suo ruolo una determinata persona.
Se questa si è resa inaffidabile – ad esempio per l’incapacità manifestata all’interno di un’azienda – non ha senso restituirle il ruolo precedente.
Dare il perdono significa non escluderla dal proprio affetto in Cristo e dalla propria preghiera. Significa anche non nutrire rancore o sete di vendetta.
Ma talvolta il perdono potrebbe essere accompagnato anche da una iniziale esteriore freddezza nel rapporto per far capire che si è rimasti molto dispiaciuti.
Tale freddezza però non deve mai negare i segni comuni del saluto o anche della conversazione.

4. Perché la sofferenza non sia vana per la vita eterna è necessario che sia accompagnata dalla grazia di Dio.
Il criterio non è la bontà, come possiamo giudicarla noi, ma la grazia.
Quante persone sono buone e però possono essere in peccato mortale.
Ora è vero che gli appartenenti ad altre religioni non hanno i Sacramenti che sono le vie ordinarie della Grazia.
Tuttavia Dio, che vuole salvi tutti gli uomini, dona la sua Grazia santificante anche attraverso altre vie che noi non conosciamo. Sono le cosiddette vie straordinarie della grazia.
Sicché gli appartenenti ad altre religioni – qualora commettessero peccati gravi – per ricuperare lo stato di grazia devono essere sinceramente pentiti dei loro peccati.
E cioè devono desiderare di non averli commessi e devono avere anche il desiderio di fare tutto quello che si dovrebbe fare per essere perdonati.
Qui è incluso implicitamente il desiderio della Confessione sacramentale.
Di fatto non si confesseranno, perché non sanno che Dio ha comandato così.
Ma agendo in buona fede vengono perdonati in virtù del desiderio implicito, perché se lo sapessero certamente lo farebbero.

Ti ringrazio dei quesiti, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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