Quesito

Caro Padre Angelo,
sono Raffaele, un ragazzo di 29 anni, che ha ricominciato a seguire la strada del Signore da circa 6 anni. Sono un ragazzo che và sempre a Messa la domenica, mi confesso e faccio la Comunione.
Cerco nella mia famiglia di portare la parola di Gesù sia a mio fratello più piccolo, sia ai miei genitori. Cerco anche di far cambiare dei concetti sbagliati che ha mio padre su Dio come : "Dio ha messo in noi sia il bene che il male " facendogli capire che Dio è solo amore e ci lascia liberi di scegliere. Prego molto per lui quando bestemmia recitando ogni volta un Padre Nostro e un Ave Maria. Però nella preghiera personale negli ultimi mesi sto avendo molti problemi e sono molto dispiaciuto. Non riesco più a pregare come prima a causa di forti tentazioni. Ad esempio quando recito il Padre Nostro ho paura che la mia preghiera vada al maligno ma rigetto subito il pensiero ma dopo si ripresenta di nuovo. Non riesco a capire perchè vengono questi pensieri. Quando alla fine della preghiera recito." Ma liberaci dal male " mi sento un pò meglio. Anche quando guardo immagini sacre oppure Gesù in croce vengono questi terribili pensieri che mi stanno turbando molto e togliendo la pace. Vorrei pregare Gesù  e Maria in maniera migliore, ma purtroppo non ci riesco.
A volte mi viene voglia di piangere per questa situazione. Cosa posso fare?
La ringrazio per il suo servizio e pregherò per lei.


Risposta del sacerdote

Caro Raffaele,
1. i pensieri che ti vengono quando preghi non vengono da te.
Sai bene chi li provoca.
È un’opera sua, non tua.
È una pena più che un peccato.
È una vessazione del maligno.

2. Non ti rimane che offrire questo turbamento al Signore in espiazione del tempo in cui vivevi lontano da Lui  e per la conversione di altri.

3. Sono contento della tua conversione.
Quando andrai davanti al Signore vedrai chi ha cooperato perché tu tornassi al Signore.
Ogni conversione ha il suo costo.
Padre Pio diceva che le anime non vengono regalate a nessuno, ma si pagano tutte con la moneta con cui ha cominciato a comperarle il Signore.

4. Sappiamo quanti siano stati i tormenti di questo e di altro genere patiti da Santa Caterina da Siena.
Ne parla il suo primo biografo, il beato Raimondo da Capua, che poi divenne Maestro generale dei domenicani.
Ti descrivo i tormenti che ha provato per la purezza. Ma tu puoi vedere delle analogie tra i tormenti che ti colpiscono e quelle che colpivano  Santa Caterina.
Il racconto è un po’ lungo, ma vale la pena di leggerlo. Te ne sentirai molto consolato e illuminato.

5. Il B. Raimondo dice che vi fu un periodo in cui Caterina fu crudelmente tormentata dai demoni, che i demoni “arrivavano a branchi, e tentavano di circondarla da tutte le parti,
perchè non soccorsa da alcuno, possano rovesciarla dai fondamenti.
Prima di tutto cominciarono con le tentazioni carnali.
E non solo interiormente coi pensieri, con le illusioni, con i fantasmi dei sogni, ma anche con nette visioni, che le mettevano sotto gli occhi e dentro gli orecchi nei più svariati modi, prendendo forme aeree.
Fa orrore raccontare quei combattimenti, ma è piacevole sentir dire della vittoria.
Insorse gagliardamente Caterina contro se stessa, contro la sua carne e contro il suo sangue, macerando il corpo con una catena di ferro fino all’effusione del sangue, e moltiplicando le sue veglie fin quasi alla totale esclusione del sonno.  (…)
Come una donna onesta non deve
rivolger parola a un uomo dissoluto, e, per quanto può, deve fuggirlo, così l’anima unita a
Cristo da un amore casto, non deve intavolare discorsi col nemico che la tenta, ma deve ricorrere con la preghiera al suo Sposo, e riporre in Lui fiduciosamente se stessa, con la virtù della fede che si vincono tutte le tentazioni.
In tal modo questa sposa del Signore combatteva giudiziosamente contro Sìsara, ficcando, cioè, nelle tempie del nemico, il chiodo d’una fedele orazione. Ma avvertito ciò, il demonio
lasciò le lusinghe, e si diede ad un altro genere di guerra.
Le faceva apparire l’immagine di uomini e donne che commettevano disonestà, e le piantava davanti agli occhi turpi figure, e dentro gli orecchi parole oscene: una ciurma obbrobriosa le danzava intorno, e sghignazzando e urlando, la invitava a fare altrettanto. (…).
Mi ha confessato che erano tanti e poi tanti i dèmoni che infestavano la sua cella, come quasi vedeva con gli occhi, e tanti e poi tanti erano gli stimoli ai cattivi pensieri, che volentieri, almeno per un pò di tempo, l’abbandonava per fuggirsene in chiesa. Per questo si tratteneva
li più del consueto, benché anche in chiesa la seguissero le molestie infernali, ma con meno noia. Se le fosse stato possibile, imitando S. Girolamo, sarebbe fuggita per valli e per monti pur di sfuggire quei mostri abominevoli di demoni, e quelle oscene visioni.
Ogni qual volta che ritornava nella sua cameretta, vi ritrovava la solita moltitudine di diavoli, che dicevano parole e facevano atti da trivio, e l’assalivano come un nugolo fastidiosissimo di mosche. Ma lei ricorreva subito alla preghiera, e tanto insisteva col Signore, che quelle noie infernali lì per lì si placavano.
Questi travagli duravano già da molti giorni, quando una volta, tornata di chiesa e messasi a pregare, ebbe una illuminazione dello Spirito Santo, che le ricordò come non molti giorni avanti avesse chiesto al Signore il dono della fortezza, e come il Signore stesso le avesse insegnato il mezzo per ottenerlo. Subito capì il mistero delle tentazioni che aveva, e internamente rallegratasi, si propose di sopportare con lieto animo quelle molestie, finché fosse piaciuto al suo Sposo.
Allora, uno di quei dèmoni, forse il più baldanzoso e il più maligno, la investì con queste parole: «Sciagurata, che cosa intendi di fare? Di vivere tutta la vita in codesto stato deplorevole? Se non ci darai retta, ti perseguiteremo fino alla morte». E lei, non dimentica dell’insegnamento datole, pronta e sicura rispose: «Per mia gioia ho scelto i dolori, e non mi è difficile di sopportare queste ed altre persecuzioni nel nome del Salvatore, fino a che piacerà alla sua Maestà: anzi, ci godo!».
A una simile risposta, quel branco di demoni se ne fuggì scornato, e venne dall’alto una gran luce, che illuminò tutta la cameretta, e nella luce lo stesso Signore Gesù Cristo confitto in croce, sanguinante com’era al tempo della crocifissione. Di su la croce, chiamò la santa vergine dicendole: «Figliuola mia Caterina, vedi quanto ho patito per te? Non ti rincresca, dunque, di patire per me».
Dopo, cambiatosi dì aspetto, e avvicinatosi di più alla vergine, per consolarla le disse dolcemente della vittoria già riportata.
Ma lei, imitando Antonio, rispose: «Signore mio, dov’eri quando il mio cuore era tribolato da tante tentazioni?».
E il Signore: «Stavo nel tuo cuore».
E lei: «Sia salva sempre la tua verità, o Signore, e ogni riverenza verso la tua Maestà ma come posso credere che tu abitassi nel mio cuore, mentre era ripieno di immondi e brutti pensieri?».
E il Signore: «Quei pensieri e quelle tentazioni causavano al tuo cuore contento o dolore? Diletto o dispiacere?.
E lei: «Dolore grande e gran dispiacere!».
E il Signore: «Chi era che ti faceva provare il dispiacere se non io, che stavo nascosto nel centro del tuo cuore?
Se io non fossi stato lì presente, quei pensieri sarebbero penetrati nel tuo cuore e ne avresti sentito piacere, ma la presenza mia nel tuo cuore era causa di dispiacere e mentre così tentavi inutilmente di cacciarli via, perché ti affiggevano, ti rattristavi e soffrivi. Ma io che difendevo il tuo cuore dai nemici standovi nascosto, e permettevo che di fuori tu fossi travagliata, non lasciavo dì fare quanto era necessario alla tua salute.
Trascorso poi il tempo stabilito da me per il combattimento, mandai fuori la mia luce, e sul momento fuggirono e si dissiparono le tenebre infernali, perché esse non possono stare con quella. Ora, chi t’ha insegnato se non la mia luce, che quelle pene ti erano giovevoli per acquistare la fortezza, e che dovevi portarle volentieri quanto piaceva a me? E poiché ti sei offerta a
sopportarle con tutto il cuore, appena rivelai la mia presenza, subito furono allontanate da te. II mio godimento non sta nelle pene, ma nella volontà di chi fortemente le sostiene» (Raimondo da Capua, Vita di s. Caterina da Siena, Legenda maior, pp.118-123).

Vai dunque avanti serenamente, nel santo combattimento.
Il Signore che permette queste tentazioni e vessazioni da parte del demonio, sta dentro il tuo cuore e ti darà forza per reagire.
Senza saperlo, il Signore ti rende forte e ti dà la possibilità di fare molti guadagni.
Ti ringrazio della preghiera che ricambio di cuore e ti  benedico.
Padre Angelo.

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