Quesito

Caro padre Angelo,
1.Perché Gesù, dopo aver detto agli Apostoli quello che si legge in Mt 10, 16-20
1.1. 16 Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 17 Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 18 e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 19 E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: 20 non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
2.E in Lc 12, 11
2.1. 11 Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; 12 perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire
3.Quando si trova di fronte ad Erode non risponde nulla (Lc 23, 9)?
4.E risponde poco anche di fronte a Pilato, quando non risponde (es. Gv 19, 9)?
5.Come del resto anche davanti al sinedrio Lc 22, 61 e Mt 26, 62-63?
6.È per la motivazione che compare in Lc 22, 67-68?
6.1. 67 “Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete; 68 se vi interrogo, non mi risponderete.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il Signore dice ai suoi di non preoccuparsi se verranno condotti davanti ai tribunali. Lui stesso avrebbe dato lingua cui nessuno avrebbe potuto resistere.
Questo è il caso di S. Caterina Vergine e martire di Alessandria d’Egitto (si festeggia il 25 novembre), che con i suoi discorsi avrebbe sbaragliato tutti i filosofi e sapienti che il re aveva mandato per convincerla ad abbandonare la vita cristiana.

2. Questo fenomeno, se non in queste proporzioni, è stato sperimentato da molti nell’arco dei duemila anni della vita della Chiesa.
I teologi lo fanno rientrare in una accezione particolare del carisma della fede.
Il carisma della fede (da non confondersi con la virtù teologale) sarebbe quello di cui parla san Paolo in 1 Cor 13,2 quando dice: “E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla”.

3. Questa carisma, come del resto anche gli altri otto di cui parla san Paolo nel capitolo precedente, sono dati per il vantaggio comune. Non sono dunque né soggetto di merito (non accrescono la santità di chi li compie) né sono oggetto di merito (non si possono meritare davanti a Dio).
Per questo un atto di carità è più santificante per il soggetto più del compimento del più grande miracolo.

4. Gesù è stato zitto quando è stato interrogato non perché non sapesse rispondere e neanche perché lo Spirito Santo non avrebbe agito in lui e per mezzo di lui.
Ma è stato zitto, secondo san Tommaso, per tre motivi.
«Primo per insegnarci ad essere cauti: sapeva infatti che tutto quello che egli avrebbe detto, l’avrebbero trasformato in calunnia. E quando si presenta a noi un caso come questo, bisogna stare zitti, secondo quanto si legge nel salmo 39,2: “porrò un freno alla mia bocca ?mentre l’empio mi sta dinanzi».
Un secondo motivo: perché non era quello il tempo di insegnare, ma di patire e di sopportare con pazienza. E così si compiva quanto era stato profetizzato da Isaia 53,7: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”.
Terzo: per insegnarci la costanza quando qualcuno ci accusa ingiustamente, secondo quanto si legge in Is 51,7: “Non temete l’insulto degli uomini”».

5. Il p. Lagrange, il fondatore della scuola biblica di Gerusalemme, porta un’altra motivazione, meno spirituale, ma ugualmente pertinente:
“Gesù invece, così zelante nel predicare il regno di Dio agli uomini di buona volontà, non aveva nulla da dire a quel consesso. Egli non era colà come un predicatore ma come un accusato, e toccava all’accusatore prendere le sue informazioni. Quanto a lui, e ciò meritava ogni attenzione, non era un cospiratore, non aveva dottrine segrete: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto» (Gv 18,20-21).

Ti saluto cordialmente, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo