Quesito

Caro Padre Angelo,
ringraziandoLa anticipatamente per la Sua attenzione, questa volta La contatto non per me, anche le Sue parole torneranno utili anche a me, ma per mia madre, che è cattolica praticante e mi ha espresso alcune perplessità in due ambiti che Le espongo di seguito.
La prima questione riguarda il tema delle disuguaglianze economiche e sociali.
Varie volte, osservando lo sfarzo di alcuni hotel o la ricchezza di alcune persone, mia madre è rimasta poi colpita vivamente dal contrasto con la condizione di alcuni mendicanti, vestiti miseramente e impegnati nell’elemosina. In sostanza, mia madre si chiede: come valuta Dio la coesistenza di tali contrasti, e perchè permette che alcuni vivano nell’opulenza, e altri siano ridotti a mendicare, nella più totale indigenza?
La seconda questione riguarda la vicenda di una donna che mia madre conosce.
Questa signora, pur essendo sempre andata a Messa quotidianamente, e vivendo una fede molto radicale, ha vissuto il grande dolore della perdita di un figlio di soli …anni. Pur avendo vissuto tale situazione, questa signora, in modo ammirevole, non ha ridotto la propria quotidiana partecipazione alla Messa, e il proprio attaccamento alla fede. Mia madre si chiedeva comunque: come si può spiegare un dolore tanto grande quanto la perdita di un figlio, specie quando esso interessa una donna che ha sempre vissuto un’intensa fede?
La ringrazio di cuore per la Sue delucidazioni e Le anticipo i miei auguri di buon Natale,


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. la risposta al primo quesito l’ha data nostro Signore nel Vangelo di Luca cap. 16,19-31.
Non c’è risposta più autorevole e più chiara di questa perché è la risposta di Dio stesso.
Per agevolare la lettura ai nostri visitatori la riporto: “C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma». Ma Abramo rispose: «Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento». Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti»»”.

2. Per il secondo quesito: solo la fede illumina il dolore e lo trasfigura.
E qui ti riporto un’altra autorevole risposta, quella del Concilio Ecumenico Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes al n. 18. Le evidenziature nel testo sono mie:
In faccia alla morte l’enigma della condizione umana diventa sommo. Non solo si affligge, l’uomo, al pensiero dell’avvicinarsi del dolore e della dissoluzione del corpo, ma anche, ed anzi più ancora, per il timore che tutto finisca per sempre. Ma l’istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona. Il germe dell’eternità che porta in sè, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte. Tutti i tentativi della tecnica, per quanto utilissimi, non riescono a calmare le ansietà dell’uomo: il prolungamento della longevità biologica non può soddisfare quel desiderio di vita ulteriore che sta dentro invincibile nel suo cuore.
Se qualsiasi immaginazione vien meno di fronte alla morte, la chiesa invece, istruita dalla rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini della miseria terrena. Inoltre la morte corporale, dalla quale l’uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, insegna la fede cristiana che sarà vinta, quando l’uomo sarà restituito allo stato perduto per il peccato, dall’onnipotenza e dalla misericordia del Salvatore. Dio infatti ha chiamato e chiama l’uomo a stringersi a lui con tutta intera la sua natura in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina. Questa vittoria l’ha conquistata il Cristo risorgendo alla vita, dopo aver liberato l’uomo dalla morte mediante la sua morte. Pertanto la fede, offrendosi con solidi argomenti a chiunque voglia riflettere, dà una risposta alle sue ansietà circa la sorte futura; e al tempo stesso dà la possibilità di comunicare in Cristo con i propri cari già strappati dalla morte, col dare la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso Dio”.
La madre di cui mi parli ogni giorno a Messa e li riceve Dio nel suo cuore attraverso la Santa Comunione. E ricevendo Dio riceve anche tutti quelli che vivono in Dio, compreso suo figlio.
La liturgia della Chiesa dice: “Ai tuoi fedeli la vita, Signore, non è tolta, ma trasformata” (prefazio I dei defunti).

3. Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “La Chiesa di quelli che sono in cammino, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché "santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati" (2Mac 12,45), ha offerto per loro anche i suoi suffragi. La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore” (CCC 958).

4. Mi sarei meravigliato se quella madre avesse smesso di andare in Chiesa. Che cosa avrebbe risolto? Quali risposte avrebbe ottenuto in cambio?
Avrebbe reso tutto più oscuro e invivibile.
La comunione col figlio invece è per lei, come per tutti i veri credenti, è una realtà e una realtà viva e uno scambio continuo.

Ti ringrazio degli auguri natalizi che ricambio di cuore con una preghiera. 
Ti benedico.
Padre Angelo