Le risposte sono in corsivo dopo le domande

1. Cosa vuol dire, esattamente, nel Credo “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”?

L’affermazione è contro Ario, il quale diceva che Cristo non sarebbe Dio, ma la prima  creatura di Dio.
Non sarebbe la luce divina, ma un’emanazione della luce divina.
Non sarebbe Dio per natura, ma solo per partecipazione, come noi, sebbene nella maniera più alta.

2. Vista la coscienza e il comportamento e il numeroso abbandono di ragazzi dopo la Cresima, visto il comportamento dei giovani al momento della Comunione, non sarebbe meglio selezionare maggiormente a chi fare ricevere i sacramenti? Adottare tutti i mezzi leciti per avvicinare i giovani, ma non svendere Gesù.

Se fosse facile trovare la soluzione pastorale più conveniente senza dubbio i vescovi l’avrebbero già adottata.
È vero che molti si perdono nell’età dell’adolescenza. Ma intanto hanno ricevuto i sacramenti dell’Eucaristia e della Cresima.
Se a un loro ritorno fosse necessario cominciare da capo il cammino chiedendo loro di frequentare il catechismo all’età di 20, 30, 40, 50 anni, chi lo farebbe ancora?
Di fatto invece, dopo tanti sbandamenti, ci cono pure le maturazioni e le conversioni.

3. Non si potrebbe essere più severi con chi chiede di sposarsi in Chiesa e concedere meno, invece di demandare alla Sacra Rota che sappiamo non essere del tutto integerrima?

– Come criterio pastorale è meglio usare misericordia che rigore. Non  solo perché Gesù si è comportato così, ma anche perché con la misericordia la porta rimane aperta. Con il rigore può rimanere chiusa per sempre.
E in ordine alla salvezza eterna questo può rivelarsi tragico.
– Mi dici che la Sacra Rota non è del tutto integerrima. Ti potrei chiedere di fornirmi le prove. I giudei della Rota potrebbero risponderti che sono integerrimi e che fanno il loro dovere con scienza e coscienza.

4. Desidererei sapere quali sono le possibili differenze tra la vera umiltà è l’insicurezza, l’incertezza?

La risposta è semplice: L’umiltà è una virtù ed è meritoria davanti a Dio, se è accompagnata dalla grazia.
L’incertezza invece è un difetto della ragione che non  riesce a giungere alla verità di una cosa ed è un difetto della volontà che non sa determinarsi per una soluzione giudicata buona e percorribile.

5. “Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene, per edificarlo” (Rm 15, 1-2).
“Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri” (Fil 2,3-4).
Queste due affermazioni sembrerebbero contraddirsi: come fa uno a considerarsi realmente, senza mentire o essere ipocrita, inferiore agli altri se poi, essendo forte ha il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacersi?

– Nella lettera ai Romani san Paolo parlando di forti, intende i forti nella fede, come emerge anche da Rm 14,1.
Qui vuol dire che coloro che sono più forti nella fede hanno il dovere non solo di non scandalizzare i deboli, ma anche di sopportare con pazienza le loro debolezze, cioè i loro scrupoli, i loro giudizi meno retti e anche le loro ingiurie. Devono inoltre non gloriarsi della loro fede, disprezzando e contristando i deboli, né devono cercare unicamente i loro comodi senza badare al pericolo a cui li espongono col loro comportamento.
– Nella lettera i Filippesi ricorda che ognuno deve riconoscere il proprio nulla davanti a Dio e stare in umiltà.
Possiamo ritenere gli altri superiori a noi stessi riconoscendo che, se avessero ricevuto i doni che abbiamo ricevuto noi, li avrebbero trafficato molto meglio.
San Paolo dice poi l’amore del proprio comodo unito al disprezzo degli altri è la sorgente delle divisioni e delle discordie, mentre l’umiltà è il segreto mirabile e infallibile per conservare la pace e la concordia.
Non c’è dunque contraddizione tra le due affermazioni: ambedue sono nella direzione dell’umiltà e del farsi piccoli in riferimento al nostro prossimo.

6. Cosa vogliono dire queste parole degli Atti degli Apostoli?
“Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere” (At 1,18).

Giuda andò ad impiccarsi, come riferisce Matteo 27,5.
Ma rottosi l’albero e spaccatasi la fune, cadde in avanti contro una roccia e le sue viscere si sparsero per terra. Questa è l’interpretazione più comune.

 

Saluti e benedizioni da laico.

Sono contento della tua benedizione da laico. È una bella preghiera. Ti ringrazio.
Io sono contento di benedirti da sacerdote e sono certo che ne sarai contento.
Ti ricordo al Signore  e ti auguro un Santo Natale e un felice anno nuovo 2012.
Padre Angelo