Quesito

Mi perdoni P. Angelo se le chiedo un chiarimento di teologia dogmatica.
Studiando i sacramenti in specie trovo spesso questa distinzione, la riporto:
Sacramentum tantum, res et sacramentum, res tantum.
Sinceramente non riesco a capire cosa può servire questa distinzione per la comprensione dei sacramenti in specie.
Le sono grato quindi per un chiarimento che non riesco a darmi e a trovare.
Grazie di cuore.
Un caro saluto 


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1.  si tratta di una distinzione introdotta dai teologi medievali e precisamente da Pietro Lombardo, maestro parigino.
San Tommaso, che ne ha commentato le Sentenze, ne ha fatto uso perché ha
 la virtù di operare una distinzione tra il segno sacro, la realtà prodotta e l’effetto ultimo.

2. I sacramenti sono essenzialmente dei segni. Anzi, sono segni sacri.
In quanto segni rimandano ad un’altra realtà, come ogni segnaletica rimanda alla realtà di cui è segno.
Ad esempio, i segni usati per celebrare l’eucaristia sono costituiti dal pane, dal vino e dal proferimento delle parole consacratorie.
Questi sono i segni visibili a tutti e corrispondono a ciò che i teologi medievali chiamavano il puro segno (sacramento tantum).

3. I sacramenti però non sono soltanto segni, ma causano una realtà. Nel caso dell’eucaristia producono la presenza del Corpo e del Sangue del Signore. I teologi medievali dicevano che questa è la realtà prodotta dall’uso di quei segni. La realtà in latino viene detta res.
Questa realtà viene prodotta per un particolare scopo. Pertanto a sua volta rimanda ad un’altra realtà. Sotto questo aspetto, a sua volta, è un simbolo.
Ecco perché i teologi medievali dicevano che la presenza reale di Gesù sotto i segni del pane e del vino è res (è una realtà, e non semplicemente un simbolo). Ma questa realtà (res) a sua volta rimanda all’effetto che vuole produrre la presenza di Gesù sotto le apparenze del pane del vino. Sotto questo aspetto essa stessa è simbolo, è sacramentum. Ecco perché la chiamavano realtà e segno sacro (res et sacramentum).

4. Per l’eucaristia va precisato che viene reso presente Gesù Cristo nell’atteggiamento della sua immolazione per noi, come si evince dalle parole consacratorie usate da Nostro Signore: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. “E questo e il calice del mio sangue versato per voi e per tutti in remissione dei peccati”.
In altre parole l’eucaristia rende presente in mezzo a noi il sacrificio della croce.

5. Lo rende presente sotto un segno ben eloquente: quello del pane e del vino.
Ora il pane e il vino sembrano dirci: mangiami, bevimi, sono fatto per sostenerti, per alimentare la tua vita.

6. Così, nutrendoci del sacrificio di Cristo e del suo supremo atto d’amore, intendiamo fare della nostra vita e congiuntamente con lui la stessa cosa che Egli ha fatto: donarci e immolarci totalmente gli uni agli altri per il medesimo motivo per cui Egli l’ha fatto.
Sicché l’effetto e l’obiettivo ultimo dell’eucaristia è l’unità della Chiesa proprio perché si vive e ci si immola gli uni per gli altri.
Questa è la res, la realtà ultima prodotta dall’eucaristia.

7. Come vedi, la distinzione di Pietro Lombardo non è oziosa. È utile.
Non è necessario usare il suo linguaggio.
Ci si può attenere a parole più comprensibili e più vicine a noi, come quelle di segno sacro (sacramentum tantum), obiettivo immediato (res et sacramentum) e obiettivo ultimo (res).
Tuttavia in un teologo come te non sfigura il linguaggio di Pietro Lombardo.

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo