Quesito

Buongiorno padre,
mi chiamo Giulia e sono una studentessa liceale che da alcuni mesi ha intrapreso autonomamente la lettura della bibbia per interesse personale. 
Fin’ ora mi sono imbattuta in due passaggi che mi sono risultati poco chiari. 
Il primo riguarda il capito 32 del Genesi ai versi 23-30, quando Giacobbe, dopo la lotta con un misterioso personaggio (il quale non ho ben compreso se un angelo o Yahweh stesso), viene ribattezzato Israele. 
Il secondo invece si trova al verso 24 del capito 4 dell’Esodo, dove il Signore, dopo aver affidato a Mosè il compito di condurre gli ebrei fuori dall’Egitto, tenta di ucciderlo in quanto suo figlio non è circonciso. 
Vi è una interpretazione allegorica per questi passaggi che non sono riuscita a cogliere? Ma soprattutto, vi è una spiegazione per l’atteggiamento, all’apparenza contradittorio, di Yahweh nell’Esodo?
Cordiali saluti
Giulia


Risposta del sacerdote

Cara Giulia,
1. la lotta di Giacobbe con l’angelo ha già un suo intrinseco significato.
Ecco come lo spiega Marco Sales nel suo Commentario alla Genesi:
“Il cuore di Giacobbe doveva essere pieno d’angoscia pensando che tra poco si sarebbe incontrato con Esau.
Mentre era agitato da tali pensieri, ecco apparire un uomo, cioè un angelo sotto apparenza umana, come si ha presso Osea 12,4.
Quest’angelo rappresentava Dio. Lottò con lui: si tratta di una lotta reale, e non già di un sogno e di una lotta immaginaria, com’è dimostrato dalla traccia reale che Giacobbe conservò di essa.
L’angelo, lasciandosi vincere in questa notte, veniva a dare una ferma speranza a Giacobbe di potere con molta maggiore facilità superare non solo Esaù, ma anche tutti i nemici e tutte le contraddizioni com’è indicato espressamente al versetto 29: “Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!”.
Dio non volle che l’angelo si servisse di tutta la sua forza nel lottare con Giacobbe. Del resto il fatto che l’angelo con un semplice tocco riduce Giacobbe a non potersi più tenere in piedi, mostra chiaramente con quanta facilità avrebbe potuto superarlo. (…).
Con ciò si vuole indicare che Giacobbe, sempre più umile e diffidente di se stesso, sente tutta la sua impotenza e con uno sforzo supremo si appella alla bontà e la misericordia di Dio”.

2. Questo evento ha un significato spirituale che vale per tutti e per sempre.
Ecco come lo esprime il medesimo biblista: “Si dimostra pure l’efficacia della preghiera a muovere il cuore di Dio”.

3. Prosegue Marco Sales: “Giacobbe aveva conosciuto che si trattava di un essere superiore e quindi con le lacrime e con grande insistenza chiese e ottenne la benedizione, e cioè di poter placare il fratello Eau.
L’angelo non ignorava il nome di Giacobbe quando gli chiese qual è il tuo nome? Ma prende occasione della risposta per mutarlo in uno nuovo: Israele, che significa Dio combatte, oppure, secondo altri colui che combatte con Dio.
Dando a Giacobbe questo nome, l’angelo veniva ancora a fargli conoscere di chi teneva le veci. Dio assicura così Giacobbe della vittoria. Egli non ha da temere Esaù. Le promesse ricevute saranno pienamente adempiute”.

4. Il secondo quesito riguarda ciò che si legge in Esodo 4,24-26.
Qui la spiegazione più semplice viene offerta dalla Bibbia di Gerusalemme con le seguenti parole: “Racconto enigmatico a causa della sua brevità e dell’assenza di un contesto: Mosè non è nominato e non si sa a chi si riferiscono i pronomi personali.
Si può congetturare che la non circoncisione di Mosè attiri la collera divina: questa è placata quando Sipporà ha circonciso realmente suo figlio e simulato una circoncisione di Mosè toccando i suoi genitali (“i suoi piedi”) con il prepuzio del fanciullo”.

5. L’espressione sposo di sangue ha attirato attenzione di Santa Teresa di Gesù bambino, la quale in una sua lettera scrive: “Gesù è uno Sposo di sangue. Vuole per sé tutto il sangue del cuore” (28.2.1889).
 Talvolta quest’espressione è accompagnata con quella di “mazzetto di mirra”. Nella lettera a Celina, sua sorella, scrive: “Spesso, come dice la Sposa dei Cantici, possiamo dire che il nostro Diletto è un mazzetto di mirra (Ct 1,12), che è per noi uno Sposo di sangue (Es 4,25)”.

6. Con questo Santa Teresa ricorda che le anime vengono generate solo per mezzo di Cristo a prezzo del suo sangue, al quale si unisce il nostro.
In Storia di un’anima scrive: “Credo che la sofferenza sola può generare le anime e più che mai le sublimi parole di Gesù mi svelano la loro profondità: «In verità, in verità vi dico, se il chicco di grano caduto a terra non muore, rimane solo, ma se muore dà molto frutto” (n. 229).
Parimenti scrive a Celina: “Sì, Celina, solo la sofferenza può generare anime a Gesù… C’è da stupirsi che siamo servite così bene, noi il cui unico desiderio è quello di salvare un’anima che sembra perduta per sempre?” (Lettera 108).

Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo