Un problema educativo dell’infanzia e della fanciullezza

Un problema educativo dell’infanzia e della fanciullezza

Trascriviamo il contenuto di una email pervenuta al nostro sito e la relativa risposta di Padre Angelo.

Caro Padre Angelo,
qualche tempo fa ho partecipato ad una conferenza per genitori e insegnanti sul tema della pedofilia e della sessualità riguardo a bambini di età 3 – 10 anni, in un ciclo di conferenze organizzato dalle … (nome dell’Istituto).
La psicologa che parlava ha trattato anche il tema dell’autoerotismo dei bambini “come scoperta del proprio corpo e come auto-consolazione in momenti di stress” e ha esortato gli insegnanti a non colpevolizzare i bambini, per un gesto di auto-conoscenza che per il bambino è del tutto innocente; invece ha consigliato di affrontare il problema tra adulti, con i genitori, per risolvere le eventuali carenze affettive del bambino.
Io sono perplessa su come devo comportarmi: se vedo mia figlia o un altro bambino “toccarsi” ne provo disagio, penso che debbano sapere che non è un buon comportamento, ma non so se sia un bene farglielo notare e soprattutto non so il modo corretto di spiegargli questa cosa. La psicologa sosteneva infatti che il bambino sgridato per questi comportamenti continuerà a farli, ma di nascosto.
Per favore, potrebbe darmi un consiglio?
Grazie di cuore.
Alessandra


Risposta del sacerdote.

Cara Alessandra,
ho provato vivo disagio nel leggere quanto mi hai scritto.
Il fatto che il bambino continuerà a fare di nascosto certe azioni non è un motivo sufficiente per lasciar perdere.
I bambini vanno educati sì o no?
E poi: si è certi che questo fenomeno avviene sempre perché ci sono carenze affettive? Non potrebbe essere anche perché la nostra natura è insidiata dal peccato originale?
Come sai, qualsiasi genitore insegna ai bambini di non mettere le mani nel naso. Ugualmente insegna a non fare tante altre cose e a comportarsi bene.
È proprio opportuno che i genitori si riempiano di complessi per ogni comportamento dei bambini?

Inoltre credo sia necessaria una distinzione nelle varie età.
Nell’infanzia, che va fino ai cinque o sei anni circa, la manipolazione dei genitali non va interpretata come autoerotismo. Non vi è nessun problema morale. Ma il fatto non va trascurato se è fatto con frequenza, anche perché questa abitudine “innocente” può essere la premessa di un’abitudine masturbatoria nell’età successiva.
Il fenomeno può essere collegato con disturbi di carattere affettivo. E allora giustamente non si richiede ai genitori semplicemente un intervento di carattere repressivo, ma di porre rimedio a monte. È giusto che si interroghino se l’ambiente familiare sia sereno e carico di affetto.
Nella fanciullezza che va fino alla pubertà non iniziata il discorso è diverso.
Ti trascrivo quanto afferma un noto psicologo G. Zuanazzi: “Tra gli 8 e i 9 anni la manipolazione dei genitali comporta già un piacere selettivo, pur non accompagnandosi all’orgasmo” (L’età ambigua, ed. La Scuola, p. 120).
Se è evidente l’impossibilità di ogni colpevolezza nell’infanzia, non si può dire la stessa cosa per tutti i fanciulli e per l’intera fanciullezza, specialmente in riferimento agli anni più vicini alla pubertà.
Certo, l’attività dell’educatore non deve essere repressiva neanche qui. Ben più importante è far crescere il fanciullo nella scoperta del significato e dei valori della sessualità e nella padronanza di sé in ogni campo, compreso quello della sessualità.

Ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo