Quesito

Uno nostro visitatore è rimasto turbato da quanto ha letto in un sito anticristiano che data il libro della Sapienza al primo secolo dopo Cristo  e addirittura sconfesserebbe Gesù Cristo.
Le parole “Mettiamolo a morte, vediamo se lo l’aiuto…” sarebbero riferite alla crocifissione di Gesù e non si parla della risurrezione.
Sarebbe una sconfessione clamorosa di quanto affermano i cristiani.
Questa è la conclusione dell’autore del testo.
Dal momento che il visitatore chiede una risposta, gliela fornisco volentieri.


Risposta del sacerdote

 Carissimo,
 ti porto quanto scrive la Bibbia di Gerusalemme, la Bibbia edita dalle edizioni Paline e il testo di un bravo esegeta domenicano, il p. Giuseppe Girotti, valente studioso di Sacra Scrittura (e te ne potrai accorgere) che nella settimana in albis 2914 sarà proclamato beato.

1. Ecco il testo della Bibbia di Gerusalemme:
“L’autore è certamente un Ebreo, pieno di fede nel «Dio dei padri» (9, 1), fiero di appartenere al «popolo santo», alla «stirpe senza macchia» (10,15), un Ebreo però ellenizzato.
La sua insistenza sugli avvenimenti dell’esodo, l’antitesi che stabilisce tra Egiziani e Israeliti, la sua critica alla zoolatria, inducono a collocarlo ad
Alessandria, divenuta sotto i Tolomei capitale dell’ellenismo e grande città ebraica della
diaspora. Cita la Scrittura secondo la traduzione della LXX, fatta in questo ambiente: le è dunque posteriore; ma non conosce l’opera di Filone d’Alessandria (20 a. C. – 54 d.C.) e questi non pare ispirarsi alla Sapienza di Salomone. Infine, alcuni termini usati nel libro della Sapienza diventano correnti solo al tempo dell’imperatore Augusto e 14,22 probabilmente fa dell’ironia sulla pax romana. Il libro può dunque essere stato scritto negli ultimi decenni del I sec. a. C.; è il più recente dei libri dell’AT”.
Come si può notare, la Bibbia di Gerusalemme, secondo il suo vocabolario sintetico e quanto mai preciso, porta documenti: il riferimento a Filone è importante.

2. La Bibbia delle Paoline scrive:
“Cronologicamente è forse questo l’ultimo libro dell’Antico Testamento. Il testo greco lo intitola
Sapienza di Salomone, ma questa attribuzione è chiaramente fittizia. L’autore, di origine ebrea, che lo ha scritto direttamente in greco, apparteneva alla diaspora giudaica residente in
Egitto, molto numerosa sopratutto ad Alessandria, la grande metropoli ellenistica, in cui
vivevano circa 200.000 Ebrei al tempo dell’autore, cioè verso la metà del I secolo a.C.
La cultura ellenistica e i vari culti religiosi da una parte, l’ostilità dei pagani e qualche periodo di aperta persecuzione dall’altra, mettevano fortemente in pericolo la fede degli
Ebrei, parte dei quali abbandonavano la religione dei padri e giungevano fino a infierire sui loro ex correligionari. Il libro, che suppone questo sfondo storico, vuole essere un ampio
discorso teso a rinsaldare la fede e la speranza, ricorrendo al patrimonio storico-religioso
della tradizione dei padri”.

3. Più ampia invece è la documentazione presentata da padre Giuseppe Girotti.
Merita di essere letta per intero. Riporta una serie di riferimenti e di indicazioni davvero convincenti.
Autore
I. Per molto tempo il libro della Sapienza fu attribuito a Salomone. Ancor oggi alcuni pochi critici, come J. A. Schmid e Margollouth, sono di quest’opinione. Gli argomenti
che adducono si possono ridurre ai seguenti
a) il titolo del nostro libro nella Bibbia greca e nelle antiche versioni, è Sapienza di
Salomone
. Nel corso dell’opera inoltre ne viene più volte indicato chiaramente l’autore (7,1-7; 8,14 ss. ; 9,1 ss.).
b) Alcuni Padri e scrittori ecclesiastici (come Clemente Alessandrino, Ippolito, Tertulliano,
S. Cipriano, Lattanzio, ecc.) citano la Sapienza sotto il nome di Salomone; persino alcuni
rabbini attribuivano la Sapienza al figlio di David e si sa che il rabbi Azarias crede verosimile che il libro sia stato scritto in lingua siriaca dal re d’Israele per essere inviato ad un sovrano dell’Oriente. Sta inoltre il fatto che tanto i Padri quanto i Concili parlavano correntemente dei cinque libri di Salomone.
c) L’autore, per celebrare i frutti della Sapienza, si limita a cercare esempi nell’antica letteratura israelitica, quella del periodo storico anteriore a Salomone; se avesse scritto dopo l’esilio avrebbe potuto portare altri esempi non meno importanti presi dalla storia dei re di Giuda o dagli avvenimenti succedutisi durante e dopo la cattività.
Questi argomenti sono poco consistenti e non convincono affatto gli autori moderni, i quali all’unanimità hanno rinunziato ad attribuire a Salomone il libro della Sapienza. Difatti:
a) il titolo preposto all’opera per sé non permette ancora di affermare senz’altro che Salomone ne è l’autore. Il titolo Sapienza di Salomone, si spiega sufficientemente con la finzione letteraria, per cui nel corso dell’opera si introduce Salomone a parlare in prima
persona. Quest’artificio letterario, che non sembra per nulla incompatibile con la dottrina dell’ispirazione, è assai noto nell’antichità; Platone per es. fa parlare ora Fedone ora Socrate, e Cicerone mette volentieri le sue idee sulle labbra di Catone il vecchio o di Lelio. “L’autore,
scrive il P. Lagrange (ibid., p. 85), dà a intendere che chi parla è Salomone: ma questa finzione letteraria che l’antichità riguardava come legittima e che difatti è proprio innocua, ha solo per scopo di conferire maggiore autorità alla lezione che vuol impartire ai re delle terra. Fu suggerito il nome di Salomone, perchè il genere prescelto non era né la profezia, né l’apocalisse, ma il tema della Sapienza, la cui origine si attribuiva a
Salomone”.
b) I SS. Padri non sono unanimi nell’attribuire il libro della Sapienza a Salomone. I più, citando la Sapienza di Salomone, non pensavano ad altro che al titolo che il libro portava nei loro manoscritti. Trattandosi di enumerare le opere di Salomone, spesso non ne menzionano che tre: Proverbi, Ecclesiaste e Cantico. Riguardo all’attribuzione della Sapienza a Salomone, alcuni SS. Padri hanno espresso i loro dubbi, come Origene, Eusebio ed il Canone di Muratori. Due dei SS. Padri più eminenti della Chiesa, S. Agostino e S. Gerolamo, negano senz’altro l’origine salomonica della Sapienza. – Se alcuni rabbini del medioevo attribuirono la Sapienza a Salomone, è dovuto al fatto che la leggevano in una traduzione ebraica; non si sognarono però mai di introdurla nel canone (cfr. TOBAC, o.c., p. 115 s.).
c) Se l’autore nell’addurre i suoi esempi si limita alla storia israelitica anteriore a Salomone, è perchè facendo altrimenti avrebbe rivelato troppo palesemente la finzione
letteraria.
Concludendo, si può affermare che gli argomenti cosiddetti esterni non sono sufficienti per
indurci ad ammettere Salomone come autore della Sapienza. La questione perciò va sciolta mediante l’esame interno del libro.

II. – Dalla critica interna risulta che la Sapienza non può essere attribuita a Salomone.
a) L’argomento più grave, già addotto da S. Gerolamo e che da solo basterebbe a negare l’origine salomonica della Sapienza, è che questo libro è stato scritto in greco (ved. sopra).
Ora la lingua greca fu diffusa in Oriente dopo la conquista d’Alessandro Magno.
b) L’autore dimostra una certa cognizione della filosofia e della letteratura greca, pur non essendo uno specialista in materia; anche l’ambiente e i costumi menzionati rivelano un’epoca posteriore a Salomone di parecchi secoli.
e) L’autore conosce la traduzione dei LXX, giacché secondo questa cita sempre la Bibbia. Ora
questa traduzione non è anteriore al III secolo.
Alcuni critici, per conciliare in certo qual modo l’origine salomonica con gli argomenti degli avversari, escogitarono un’ipotesi abbastanza ingegnosa: l’autore, un giudeo di Alessandria, avrebbe composto il libro, servendosi di scritti salomonici, oggi andati perduti.
Quest’opinione, priva di fondamento, fu sostenuta da Cornelio a Lapide, Bonfrère, S. Roberto Bellarmino, Huet, Hanneberg, Comely (è però abbandonata nell’VIII e IX ediz. del
Compendium Introductionis curata dal P. Hagen e dal P. Merk). Noi non possiamo non sottoscrivere al giudizio che ne dà il P. Hagen: “Una tale supposizione non è provata da nessun argomento positivo; inoltre sembra quanto mai poco probabile che il nostro autore sia stato l’unico a conoscere degli scritti di Salomone totalmente ignorati (Cornely-Hagen,
Compend. lntroduct., edit. VIII, p. 368). Cfr. anche Tobac, o. c., p. 114; Lesètre, O. C., p.
7).

III. – Per quanto sia certo che la Sapienza non è opera di Salomone, tuttavia è impossibile precisare chi ne sia il vero autore.
Attraverso i secoli si fecero parecchi nomi, ma nessuno riuscì ad imporsi. Per un certo tempo S. Agostino l’attribuì a Gesù, figlio di Sirach, autore del Siracide, ma poi si ritrattò; l’autore del Siracide difatti scriveva in ebraico e probabilmente prima dell’epoca in cui fu
scritto il libro della Sapienza. – J. M. Faber l’attribuisce a Zorobabele; ma questi è troppo antico, non scriveva in greco, e, in tutti casi, gli ebrei avrebbero certamente messo l’opera sua nel canone. La paternità della Sapienza non si può attribuire neppure a Filone il vecchio, perchè pagano; né a Filone d’Alessandria, perché troppo recente e troppo distante, in fatto di
stile e di idee, dall’autore della Sapienza
; né ad Aristobolo, filosofo giudeo d’Alessandria, maestro di Tolomeo Filometore e grande adulatore di re, perché essendo un favorito del sovrano non poteva scrivere all’indirizzo dei re l’apostrofe del cap. 6, né testimoniare, riguardo agli Egiziani, i sentimenti poco simpatici che traspaiono in tutta la terza parte del
libro. Cfr. Lesètre, o. c., p. 8-10; Vigouroux, Dict. Bibl., V, col. 1352 s. Bisogna quindi
rinunciare a conoscere per nome l’autore del libro della Sapienza. Tutto quel che si può affermare è che fu certamente un ebreo, come è facile rilevare dalla sua minuziosa cognizione della S. Scrittura, dal suo atteggiamento riguardo alla legge e a Israele, dalla sua cordiale avversione e vigorosa riprovazione del paganesimo.
Fu detto che questo ebreo, autore della Sapienza, era un filosofo. L’affermazione non è falsa,
purché non si esagerino le cognizioni filosofiche del nostro agiografo. Questi “non è un
filosofo di carriera, ma conosce i lavori dei filosofi o almeno i risultati generali della filosofia; egli ha stima della scienza, e la riguarda essa pure come un frutto della Sapienza”. Questo il parere del P. Lagrange
(Ib., p. 87), il quale trattando del problema della dipendenza della Sapienza da sistemi filosofici greci, viene a questa conclusione: “Il libro della Sapienza non sarebbe mai stato scritto quale lo possediamo senza lo sviluppo della filosofia e del pensiero greco; ciò non vuol dire che l’autore abbia attinto direttamente alla filosofia per forgiare un sincretismo o stabilire un parallelo. Egli poggia su un giudaismo penetrato in certa misura di idee greche e lo contrappone al materialismo e all’idolatria dei pagani… Queste due caratteristiche, fedeltà alla religione tradizionale e influsso piuttosto dell’ambiente anziché della lettura erudita, indicano che l’autore viveva in Egitto. È qui sopratutto che il giudaismo si è lasciato penetrare di idee greche senza perdere nulla del suo attaccamento alla legge…”(ib., p. 91 s.).

Data e luogo di composizione

I. Quanto alla data, siccome difettano dati precisi, gli autori non vanno d’accordo.
Alcuni acattolici, come Noack Plumptre, Gratz, Farrar, Perez, Motzo, ecc., pensano al I secolo dopo Cristo, ai tempi della persecuzione di Caligola contro i Giudei alessandrini. Ma in tal caso i tempi e le circostanze avrebbero ispirato un linguaggio ben diverge da quello abbastanza calmo che risuona nella Sapienza.
Inoltre «sembra molto improbabile che lo Spirito Santo in un’epoca così tardiva abbia ispirato un rappresentante d’una religione che il Figlio di Dio era venuto poco prima ad
abolire” (Renié).
La maggior parte degli autori s’accorda nel mettere la composizione del libro della Sapienza nel II secolo a. C. Difatti:
a) il nostro libro vide la luce certamente dopo la traduzione dei LXX, perché cita la Bibbia secondo questa versione, che fu terminata verso il 150 a. C.
D’altra parte, essendo la Sapienza citata nel Nuovo Testamento, deve essere notevolmente anteriore alla predicazione apostolica;
b) l’autore scrive in un tempo in cui i principi favorivano l’empietà e la corruzione; lo scetticismo e l’amore sfrenato dei piaceri formavano lo spirito dominante del tempo; grande era il pericolo d’apostatare; i giusti erano perseguitati e l’autore fa allusione alle dure prove a cui furono sottomessi i suoi correligionari. Tra i re che perseguitarono gli ebrei non ci furono che Tolomeo IV, Filopatore
(221-203), e Tolomeo VII (Evergete II), Fiscone (170-116). A seconda che si identifica il persecutore con Filopatore o con Fiscone, si può mettere la composizione della Sapienza al
principio o alla fine del II secolo
. Siccome però il tono dell’autore è pacato e la discussione
sembra piuttosto accademica, si ha ragione di pensare che la persecuzione sia passata o almeno stia per passare, per cui la maggior parte dei moderni propende per la fine del II o anche agli inizi del i secolo a. C.”.

II. Quanto al luogo, l’autore scrisse in Egitto e probabilmente ad Alessandria ove fioriva una numerosa colonia ebraica (cfr. Ricciotti, Storia d’Israele, II, p. 204). È quanto ci lasciano supporre il posto preponderante che l’Egitto occupa nel libro, le allusioni alla religione egiziana, la minuziosa descrizione delle piaghe d’Egitto e della condizione del popolo d’Israele in questo paese. La cognizione che l’autore ha delle idee e della terminologia della filosofia greca, ci conduce ad Alessandria, che nel II secolo era un intenso focolaio d’ellenismo. L’autore inoltre scrive in greco alessandrino (cfr. Tobac, o. c., p. 117;
Lagrange, ib., p. 92)”.

Per il nostro visitatore: ecco le affermazioni scientifiche, documentate, provate, convincenti.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo