Quesito

Gent. Don Bellon,
sono un uomo di mezza età. Come tanti altri credenti che erano adolescenti negli anni sessanta ben ricordo la difficoltà di mantenermi in grazia di Dio: caduta nel peccato, successiva confessione con promessa di non farlo più, altra caduta dopo alcuni giorni con successiva confessione e promessa, e così per parecchi anni: un susseguirsi di stati d’animo altalenanti tra la depressione e l’esaltazione. Una esperienza molto dolorosa.
Quando ero adolescente  credevo a tutto quello che mi diceva il parroco, adesso continuo a credere alla Chiesa, ma non rinuncio a pensare con la mia testa.
Penso che rimanendo validi tutti i comandamenti, la loro applicazione pratica varia nel tempo e nei luoghi.
Per es. riguardo al comandamento di santificare la festa, per gli ebrei ortodossi questo significa astenersi rigorosamente da qualsiasi lavoro, per noi significa andare a messa, pregare, ma se dobbiamo lavorare non pensiamo di fare peccato.
Anche le regole religiose sul cibo sono diverse: per ebrei e musulmani mangiare carne di maiale è peccato gravissimo; non lo è per noi, nemmeno veniale.
Nei comportamenti sociali: in certi paesi asiatici e musulmani è proibito, peccato grave, fare il bagno al mare con i ridotti costumi in uso presso di noi: sono culture diverse dalla nostra ma anche diversi modi di applicare la legge di vestire con decenza.
Si potrebbe continuare con molti altri esempi per dimostrare che i comandamenti sono gli stessi per tutti ma la loro osservanza pratica varia.
Così anche per peccati come l’autoerotismo. Per la chiesa cattolica peccato mortale gravissimo, per altre culture  solo una espressione normale della sessualità.
Si può dire che un cattolico deve accettare la visione della Chiesa che non è arbitraria, ma basata sulle scritture. Però non è male esaminare il pensiero di altre religioni, dove ci sono pure persone in buona fede. 
Cordiali saluti.
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. è necessario distinguere tra legge naturale e legge umana.
Della prima è autore Dio. Della seconda è l’uomo.
La prima non muta, la seconda invece risente delle varie mentalità umane e delle circostanze culturali, e pertanto è mutevole tra le varie culture e anche all’interno della medesima cultura.

2. Ciò significa che il problema dell’autoerotismo è di una portata diversa dagli abbigliamenti che si usano al mare o anche dalle proibizioni di mangiare carne suine.
L’autoerotismo riguarda la sessualità che è inscritta nella natura umana.
Essa ha degli obiettivi che le sono intrisici e immutabili, come quelli del dono totale di sé e dell’apertura alla vita.
Non siamo noi uomini né la Chiesa a decidere quale sia il significato della sessualità. Esso si impone a tutti nel medesimo modo in cui si impone l‘obiettivo degli occhi che è quello di vedere, e l’obiettivo degli orecchi che è quello di sentire.

3. Ora il minimo che si possa dire è questo: che gli organi genitali hanno una loro struttura e una loro intrinseca finalità in forza della quale in anatomia vengono indicati con questo termine: apparato riproduttivo.
Non sono gli esperti in medicina a determinare che si tratta dell’apparato riproduttivo. Ma lo riconoscono, così come lo riconoscono tutti gli uomini di questo mondo.
Tutti ne sono così consapevoli che – se hanno rapporti sessuali liberi -cercano sistemi “protetti” per evitare la procreazione.

4. Per la persona umana la sessualità non ha solo un significato riproduttivo come avviene presso gli animali, ma anche un significato personalistico.
La sessualità nell’uomo tocca il suo intimo nucleo ed è intrinsecamente unita al dono di sé.

5. Ora la masturbazione è priva di tutti e due i significati della sessualità. È un uso difforme dal disegno del Creatore e finisce col ritorcersi contro la persona stessa, rafforzandola nell’egocentrismo e indebolendo la sua capacità di amare nel vero senso della parola, e cioè di donarsi.

6. È vero che la legge morale e naturale può essere recepita con qualche sfumatura diversa da una cultura all’altra. Tuttavia non esiste una cultura che meriti questo nome che esalti tale azione.
I romani stessi la chiamavano “mollities”, snervamento, mollezza.

7. Mi dici che per la chiesa cattolica è un “peccato mortale gravissimo”.
Adesso non esageriamo.
Che sia oggettivamente un peccato grave e mortale è vero.
Ma non si trova da nessuna parte che sia considerata come un peccato gravissimo.

8. Mi dici ancora che “un cattolico deve accettare la visione della Chiesa che non è arbitraria, ma basata sulle scritture”.
Sì, è basata sulle Scritture che su questo punto sono molto chiare come ricorda la prima lettera ai Tessalonicesi: “Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione” (1 Ts 4,3-7).
Ma la fede cattolica è basata anche sulla Tradizione, la quale ci ricorda come la Scrittura è stata intesa da sempre, da tutti e dovunque.
Il Magistero della Chiesa puntualizza poi tale verità e tale sentire.

9. Soggiungi poi: “Però non è male esaminare il pensiero di altre religioni, dove ci sono pure persone in buona fede”.
Sì, non è male esaminare ciò che viene detto nella varie culture e nelle altre religioni.
Tuttavia il criterio veritativo non è il “sentire” delle varie religioni, che nel loro pensare, nel loro credere, nel loro sentire e nel loro operare sono segnate dal peccato originale e dai peccati dell’umanità.
Queste varie religioni hanno bisogno di redenzione, anzi hanno bisogno del Redentore, di Gesù Cristo, il quale ha detto: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita“ (Gv 8,12).
Le varie religioni, insieme a cose buone, hanno dentro di sé “insufficienze, lacune, errori” (Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 55).

10. Inoltre le varie religioni come obiettivo per l’uomo una certa perfezione morale. Ma il cristianesimo presenta come obiettivo per l’uomo la santificazione.
È in ordine alla santificazione che si comprende meglio tutto e compare nella sua nitidezza l’insegnamento morale della Chiesa.
Allora si può capire che un atto di autoerotismo non fa diventare delinquenti, e pertanto non è un peccato gravissimo, ma fa perdere la grazia santificante e con essa la presenza personale di Dio nell’anima. Questo è ciò che si chiama peccato mortale.
Tanti non capiscono perché non valutano alla luce dell’obiettivo della santità, la cui premessa indispensabile è lo stato di grazia.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo