Quesito

Gentile padre,
sono sposata da cinque anni e non riesco a rimanere incinta, nonostante non sia mai ricorsa a rapporti protetti. Forse la mia età non più giovanissima (43 anni quando mi sono sposata) incide parecchio.
Mi sono rivolta a tre ginecologi (non contemporaneamente!) i quali, a turno, mi hanno fatto fare una serie di esami volti a studiare il mio stato di salute.
Nessuno mi ha tolto la speranza, ma i risultati sono quelli che sono.
L’unico espediente al quale siamo ricorsi è l’assunzione di medicinali: un integratore (Fertimev) per mio marito e uno stimolante dell’ovulazione (Clomid) per me.
Visto che, sia io, che mio marito vorremmo avere uno o più bambini nell’ortodossia della Chiesa Cattolica Le volevo chiedere se il percorso che stiamo facendo è corretto oppure no.
Ero sicura di sì fino a quando non ho letto una sua risposta, data ad altri nel 2011, nella quale ho intravisto una sorta di condanna della stimolazione dell’ovulazione, appunto.
ChiedendoLe un chiarimento in merito, Le riporto parte della sua risposta evidenziando la frase che ha messo in crisi la mia tranquillità:
“Nella Fivet si va incontro ad un tasso di aborti altissimo. Solo pochissimi arrivano alla nascita. Gli altri muoiono prima.
Chi pratica la fivet è responsabile di tutte queste morti perché sa in  partenza che succederà così.
Senza dire dei danni cui vengono esposti questi bambini.
A. Serra dice che “circa il 37% degli zigoti e il 21% degli embrioni pre-impianto hanno delle gravi anomalie cromosomiche, e che già il 40-50% degli ovociti ottenuti con processi di super-ovulazione hanno patrimonio cromosomico alterato”.
Le Vorrei anche chiedere anche se la Procreazione Medica Assistita è consentita dal Credo cattolico.
RingraziandoLa fin da ora per la sua disponibilità, porgo cordiali saluti e auguro una buona festa dell’Assunta.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la stimolazione ovarica non è in se stessa un male. Può essere un valido aiuto per poter diventare mamme.
So di alcuni casi in cui è avvenuto proprio così e che a motivo della pluralità di ovuli portati contemporaneamente a maturazione è avvenuto un parto gemellare di un maschietto e di una femminuccia.
Nessun male dunque nella stimolazione ovarica, evidentemente se viene opportunamente condotta.
Pertanto non vi sono particolari problemi morali per l’assunzione di integratori da parte di tuo marito e della stimolazione ovarica da parte tua.

2. Il testo da me scritto, e del quale tu riporti un passaggio, riguarda la procreazione assistita e nella fattispecie la fivet.
Parlando dei mali della fivet (sostituzione dell’atto coniugale e tassi molti alti di abortività, di malformazioni degli embrioni, di pericoli più elevati di mortalità infantile e di morbilità o malattie prima o dopo il parto), accennavo anche alla stimolazione ovarica, ai pericoli e ai dolori cui si va incontro.
Ma di per sé la stimolazione ovarica non ha in se stessa dei problemi morali.

3. Per la procreazione assistita ho già avuto occasione di ricordare il Magistero della Chiesa e tu stessa hai potuto verificare le varie risposte che ho dato cliccando sul motore di ricerca del nostro sito.
Senza entrare nello specifico delle varie tecniche che aggravano ulteriormente il giudizio morale, per ora mi limito a ricordare alcuni principi generali a partire da quanto disse Giovanni XXIII: “La trasmissione della vita umana è affidata dalla natura a un atto personale e cosciente e, come tale, soggetto alle sapientissime leggi di Dio: leggi inviolabili e immutabili che vanno riconosciute e osservate.
Perciò non si possono usare mezzi e seguire metodi che possono essere leciti nella trasmissione della vita delle piante e degli animali” (Mater et Magistra, 204).

4. Di quest’affermazione sottolineo che la trasmissione della vita umana è legata ad un atto personale, e cioè ad un atto in cui tutta la persona si raccoglie e tutta si dona.
La generazione di una vita umana non avviene semplicemente mediante l’accoppiamento di due gameti, ma attraverso l’accoppiamento di due persone che in quel momento si donano fisicamente (donano il corpo), emotivamente (donano i sentimenti di sposi, di marito e di moglie), spiritualmente (donano il proprio io) e moralmente (si donano con fedeltà e in maniera esclusiva).
In quanto sono sposi si donano a vicenda il corpo e i sentimenti legati a quegli atti. Pertanto si donano a vicenda il proprio io e la propria fedeltà.
Proprio per questo l’atto della generazione è un atto esclusivo dei coniugi, non è cedibile (mediante la donazione di gameti) e non è alienabile (che si possa mettere nelle mani di terzi, come lo è il tecnico nel laboratorio), come aveva già insegnato Pio XII: “Solo gli sposi hanno un diritto reciproco sul loro corpo per generare una nuova vita, diritto esclusivo, non cedibile, non alienabile” (29.9.1949).

5. Inoltre la trasmissione della vita umana avviene non solo attraverso un atto personale, ma anche attraverso un atto cosciente.
Vale a dire attraverso un atto in cui la persona è consapevole di quello che fa, si esprime in maniera libera e responsabile, fà dono di se stessa.
Questo richiede la presenza della persona e non semplicemente di un suo gamete. Il gamete non s’identifica con la persona. Nel gamete non c’è la persona, ma un frutto della persona.
Mai una persona potrebbe dire: io sono quelle cellule.
Il dono di sé è sempre indissolubilmente congiunto con la presenza della persona che lo esprime, con la totalità dell’anima e del corpo.
Pertanto l’azione personale mediante la quale i coniugi si donano in totalità e nel modo ora descritto li rende aperti alla vita attraverso una cooperazione simultanea, e cioè con la presenza personale di tutti e due e non semplicemente con qualcosa di biologico, e attraverso una cooperazione immediata, e cioè senza mediazione di terzi.
Questo principio era stato espresso da Pio XII, il quale aveva affermato che l’azione fecondante dei coniugi esige una cooperazione simultanea e immediata (Discorso alle ostetriche, 29.10.1951.

6. Dal momento che la persona umana ha dignità di fine, si richiede che essa sia rispettata come tale fin dall’inizio, dal suo sorgere.
La generazione di una persona avviene da persona a persona.
Il figlio non è “il prodotto di un intervento di tecniche mediche e biologiche: ciò equivarrebbe a ridurlo a diventare l’oggetto di una tecnologia scientifica” (DV II,4,b).
È nel loro corpo e per mezzo del loro corpo che gli sposi consumano il matrimonio e possono diventare padre e madre” (Istruzione Donum vitae, II,4,b). E questo è quanto dire: “È nella loro persona e per mezzo della loro persona”.

7. Potrebbe sembrare un principio solo astratto, teorico. Ma quante conseguenze sul figlio proprio perché non viene rispettato come persona fin dall’inizio.
È il caso di dire con Davide nel salmo 119: “Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, solo la tua legge non ha confini” (Sal 119,96).
Anche la scienza e la tecnica hanno i loro limiti. Le scoperte successive lo manifestano.
Ora quando si deroga dalla natura questi limiti si fanno sentire in maniera pesante e, purtroppo, si fanno sentire sui figli, come ho accennato al punto 2.

8. Il matrimonio non dà diritto ad avere un figlio, che rimane sempre un dono, ma a compiere gli atti che di loro natura sono ordinati alla procreaizone.
L’aveva ricordato già Pio XII: “Il contratto matrimoniale… non ha per oggetto la prole, ma gli atti naturali capaci di generare una nuova vita e a questo scopo ordinati” (19.5.1956).
L’Istruzione Donum vitae scrive: “Il matrimonio non conferisce agli sposi il diritto ad avere un figlio, ma soltanto il diritto a porre quegli atti che di per sé sono ordinati alla procreazione.
Un vero e proprio diritto al figlio sarebbe contrario alla sua dignità e alla sua natura. Il figlio non è un qualche cosa di dovuto e non può essere considerato come oggetto di proprietà: è piuttosto un dono, ‘il più grande’ (GS 50) e il più gratuito del matrimonio, ed è testimonianza vivente della donazione reciproca dei suoi genitori”(DV II,8)1.
Il desiderio del figlio è una cosa ottima, è nella logica del matrimonio, è il desiderio di una benedizione del Signore.
Ma questo desiderio non può essere attuato a tutti i costi, a scapito di altre vite umane, a scapito della dignità della persona del figlio e dei suoi diritti.

Ti assicuro la mia preghiera perché il tuo desiderio di diventare madre possa essere coronato. Questa sera ti ricorderò in modo particolare nella S. Messa che celebrerò.
Intanto ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo


1 “La fecondazione è voluta lecitamente quando è il termine di un atto coniugale per sé idoneo alla generazione della prole, al quale il matrimonio è ordinato per sua natura e per il quale i coniugi divengono una sola carne. Ma la procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell’atto coniugale, e cioè del gesto specifico dell’unione degli sposi” (DV II,4, a).