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Quesito

Buonasera padre,
mi chiamo Giulio ho 19 anni e ho appena iniziato a frequentare la facoltà di scienze politiche all’università Roma 3, dall’età di 6 anni fin0 ai 12 anni sono stato scout agesci e dopo la cresima ho frequentato un post cresima diretto da neocatecumenali che si é concluso quest’anno a giugno. Quasi tutte le domeniche vado a messa e prego tutti i giorni. Ultimamente mi sono accorto che la mia fede in Dio é calata nel senso che non mi aspetto nulla da lui, per farle un esempio: sotto l’invito di mia madre per i miei esami avevamo iniziato una novena a Santa Teresina, nel mentre pregavo mi sono reso conto che pregavo per abitudine, devo dire che ho notato che quasi tutte le volte che prego lo faccio solo e soltanto per abitudine poiché la mia famiglia é credente e soprattutto mia madre che mi ha trasmesso questa cosa. Da anni ho come l’impressione che se non prego tutti i giorni Dio si arrabbi con me poiché il giorno dopo di solito mi accadono cose spiacevoli. Le esperienze vissute negli scout e nel post cresima mi hanno lasciato poche cose positive in particolare modo mi davano fastidio i neocatecumenali per il loro modo di interpretare la vita, affermando che ogni cosa che avviene é dovuta da Dio, cosa su cui io non concordo pienamente, poiché penso che noi abbiamo la libertà di scegliere alcuni fattori della nostra vita, penso che Dio influenzi la nostra vita ma non su tutto. Attualmente il mio rapporto con Dio é come al solito monotono e abitudinario, il fatto che io creda é solo grazie a mia madre che mi ha trasmesso la fede altrimenti se non fosse stato per lei io sarei completamente ateo, in questi anni mi sono sempre sentito distaccato pur sapendo che Dio esiste. Mi piace la vita, mi piace avere cose, se non le ho non ci sto male però sono molto materialista. Le scrivo perché sono in un profondo stato di confusione, non so neanche io cosa voglio, non riesco a capire se Dio é veramente importante per me, cosa mi consiglia di fare?
La ringrazio,
Giulio

 


 

Risposta del sacerdote

Caro Giulio,
1. è da tanto che mi hai scritto. Ti rispondo, purtroppo, solo ora e te ne domando scusa.
Mi dici che c’è monotonia nella tua vita spirituale e che quello che fai nella lo fai per abitudine, senza fervore o trasporto interiore.
Rilevi che se non sei ateo, lo devi tua madre che è molto credente e che ci tiene alla tua fede. Ma che tutto quello che fai, lo fai per inerzia.

2. Credo che uno dei motivi di tutto questo stia in un’annotazione quasi di passaggio della tua mail: “Quasi tutte le domeniche vado a messa e prego tutti i giorni”.
Non parlo della preghiera quotidiana perché forse è dovuta alla preghiera comunitaria fatta in famiglia. E allora c’è, ma senza fervore, perché non se ne può fare a meno.
Sottolineo invece quelle altre parole: “Quasi tutte le domeniche vado a messa”. Quel Quasi tutte è indicativo.
Qualcuno potrebbe dire: “Beh, tutto sommato questo ragazzo è bravo. Soprattutto in riferimento ad altri che ci vanno poco o mai”.

3. Tuttavia quel Quasi tutte è un sintomo particolarmente indicativo, e cioè che non si vive in grazia di Dio.
Ora è la vita di grazia che porta la presenza personale di Dio nel nostro cuore secondo quanto ha detto il Signore: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Questa presenza viene percepita dal moto del cuore attraverso un senso di pienezza interiore e di dolcezza spirituale.

4. Ecco il motivo per cui scrivi: “In questi anni mi sono sempre sentito distaccato pur sapendo che Dio esiste”.
Se non c‘è la vita di grazia non puoi sentire la presenza personale di Dio.
Ora tu saprai, perché tua mamma senz’altro te l’ha detto, che non andare a Messa la domenica – a meno che non ci sia un motivo grave – fa perdere la vita di grazia. È peccato mortale. Si dice mortale perché fa perdere la presenza di Dio che è la vita dell’anima.
La volontaria e mancata santificazione delle feste è sintomo di una malattia dell’anima: Dio non è più il centro.  A Lui si preferiscono le cose: “Mi piace la vita, mi piace avere cose, se non le ho non ci sto male però sono molto materialista”.
Ma se manca la vita di grazia si è interiormente morti.
E come i morti non avvertono più nulla così sta capitando anche per te per la vita spirituale.
Credi in Dio, ma non sei unito a Lui da cuore a cuore.
Ma questa fede non è sufficiente. Ce l’hanno anche i demoni.

5. Ho accennato al terzo comandamento: “Ricordati di santificare le feste”.
Ma non c’è solo la trasgressione a questo comandamento che fa perdere la vita di grazia.
Per molti giovani e meno giovani c’è anche il sesto comandamento, che suona così: “non commettere atti impuri”. E i peccati in questa materia non soltanto non fanno a sentire nulla ma causano addirittura la cecità della mente (la cecitudo mentis).
Come il cieco pur girando gli occhi non vede nulla, così per chi è colpito in questo ambito. Non scorge la presenza di Dio che è ben manifesta invece a chi è puro di cuore.
Quando si vive in grazia tutto parla di Dio. In particolare parlano le Sacre Scritture, si leggono con gusto, si sente che sono “parole che comunicano vita eterna” e cioè che comunicano la presenza di Dio nel cuore.

6. Ecco di che cosa hai bisogno: di tornare a vivere in grazia.
E torni a vivere in grazia accostandoti a quel sacramento che toglie ogni macchia, ti purifica e ti santifica: la confessione.
A questo sacramento devi tornare in maniera regolare e frequente.
Prendilo come impegno costante di tutta la tua vita.

7. Nella Confessione ha inizio la trasformazione di ogni singolo fedele.
Ugualmente sempre nella Confessione ha inizio la vera riforma della Chiesa, il rinnovamento delle anime.
Non ci sarà nessuna nuova primavera né nei singoli né nelle comunità cristiane (parrocchie, associazioni varie come l’Agesci, movimenti come i neocatecumenali) senza questo Sacramento.
Il motivo è che la Confessione è il Sacramento della guarigione cristiana.

8. È il Sacramento di cui ha bisogno soprattutto una Chiesa che si definisce ed è ospedale da campo.
Se l’ospedale non offre i rimedi – nel nostro caso la confessione – che cosa cura? Rimane una vuota parola.
I malati e i morti non potranno che aumentare senza fine e la città rimarrà sempre più deserta.
Così anche della Chiesa se cessa di fornire i mezzi della guarigione cristiana.

9. Programma dunque una buona e sincera confessione dei tuoi peccati.
Il Signore ti aspetta. Non attende altro da te.

Ti accompagno con la mia preghiera, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo