Quesito

Caro padre,
trovo difficoltà nell’amare il prossimo come me stesso.
Dovrei renderlo felice e contento. Ma qualora la sua possibilità entri in contrasto con la mia non saprei come uscirne.
Riguardo all’amore di Dio: nella mia vita mi sembra un legame nato quasi unicamente come gratitudine, una sorta di amore “interessato”, e questo non è che mi piaccia molto, ma è così.
Anche per i peccati, sono sempre pieno di buoni propositi finché l’occasione non si presenta: allora spesso cerco ciò che è meglio per me, e sono fermato solo da paure di castighi, altrimenti so già che ci cadrei anche se si presentasse la stessa occasione più di una volta.
Non so se possa aiutarmi ancora per questa mia domanda esistenziale, probabilmente gran parte della risposta la devo trovare da solo.
Saluti,
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. l’amore è per il prossimo non è cosa facile.
Sembra addirittura impossibile quando si tratta di amare persone antipatiche o che ci hanno fatto del male.
Ed è vero, è umanamente impossibile.
È possibile solo se l’uomo riceve da Dio una capacità di amare che vada oltre i difetti del prossimo.
Questa capacità Dio ce la dà e si chiama carità.

2. La carità (da non confondere con l’elemosina) è il modo di amare tipico di Dio, e il modo di amare di coloro che sono stati gratificati di questo dono da parte di Dio.
San Paolo dice che “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).
Per amare dunque con il cuore di Dio è necessario che Dio infonda il suo amore nei nostri cuori.
Solo in questo modo è possibile mettere in pratica il comandamento nuovo lasciatoci da Gesù: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati” (Gv 15, 12).

3. Come vedi, qui il Signore supera il comandamento di amare il prossimo come se stessi.
Ci chiede addirittura di amarlo come lo ama Lui.
E Cristo ama gli uomini anche se peccatori, suoi persecutori e nemici.
Questo amore non si arresta al non tener conto del male ricevuto, ma si esprime soprattutto nella volontà di dare al prossimo il bene più grande. E il Bene più grande si chiama Dio.

4. Dunque, caro Lorenzo, tu ami in maniera divina il tuo prossimo quando gli desideri Dio, quando desideri la sua presenza nel suo cuore mediante la grazia. E a questo scopo non perdi occasione di dire la tua parola, di dare testimonianza. Soprattutto se preghi per lui, lo esorti alla confessione e fai dei sacrifici per la sua conversione.

5. Poiché questo amore è soprannaturale e divino, non lo puoi acquisire semplicemente con le tue sole forze, ma devi domandarlo a Lui.
A chi glielo domanda, il Signore lo dona largamente, perché ha detto: “Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11,13).
Lo Spirito Santo non è altro che l’amore personale di Dio.

6. Mi dici anche che scopri che il tuo amore per il Signore è così interessato!
Questo è vero non solo per te, ma anche un pò per tutti, in misura più o meno forte.
Dell’amore interessato non possiamo farne a meno, perché abbiamo bisogno di tanto aiuto da parte di Dio.
Ma sarebbe sbagliato amarlo solo di amore interessato.

7. Per questo è necessario chiedere al Signore la grazia di amarlo con amore puro.
Di fatto tu assecondi la grazia che il Signore ti dà di amarlo con amore puro quando – senza secondi fini e solo per amore Suo – fai del bene al tuo prossimo, anche a quello che umanamente non se lo meriterebbe.
Questo bene potrebbe consistere anche solo in una preghiera per lui, perché il Signore lo aiuti, gli tocchi il cuore, gli dia la sua grazia, lo salvi.

8. È vero che tanti peccati non li compiamo solo perché non si presenta l’occasione, perchè diversamente, fragili come siamo, sarebbe facile cadere.
Ma proprio per questo il Signore ci ha esortato a ravvivare la consapevolezza che da noi spessi non possiamo nulla e che dobbiamo continuamente chiedergli di tirarci via le occasioni di cadere e di peccare. Per questo, alla fine del Padre nostro, ci ha insegnato a dire: “E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”.

9. Io ho provato a dirti qualcosa.
Ma adesso, certo, sta a te aprirti totalmente all’azione trasformate che il Signore vuole attuare nel tuo cuore, vincendo le fragilità e i calcoli interessati.
Il Natale del Signore ormai prossimo, come ha allietato e rinforzato molti, così allieti e rinforzi anche te.

Da parte mia ti assicuro la mia preghiera e di cuore ti benedico.
Padre Angelo