Quesito
Buongiorno carissimo padre Angelo,
giustamente il concilio di Trento ha insegnato che alla grazia l’uomo può acconsentire o resistere, quando Dio gliela offre. Oggi le vorrei chiedere: questo vale nell’universalità dei casi? O possono darsi casi straordinari di conversioni miracolose in cui la grazia agisca in modo irresistibile (come quelli di san Paolo o di sant’Alfonso Ratisbonne?)
Grazie mille, e un caro saluto!
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. dire che la grazia di Dio agisca in noi in maniera irresistibile è la stessa cosa che negare la libertà all’uomo nei confronti dell’iniziativa divina.
2. Chi ha parlato della irresistibilità della grazia è stato Giansenio, nella sua opera principale “Augustinus”, alla quale egli aveva lavorato per 22 anni e che fu pubblicata nel 1640 due anni dopo la sua morte.
Il Papa Urbano VIII nella Costituzione Cum occasione del 31 maggio 1653 condannò cinque proposizioni di Cornelio Jansen.
Quella relativa alla irresistibilità della grazia è la seconda. Ecco la proposizione condannata: “Non si resiste mai alla grazia interiore nello stato di natura decaduta” (DS 2002).
3. Prima di Giansenio, Lutero aveva affermato l’irresistibilità della grazia perché col peccato originale la libertà dell’uomo sarebbe stata estinta.
In merito Papa Leone X nella bolla Exurge Domine condannò la seguente proposizione di Lutero: “Il libero arbitrio dopo il peccato è una realtà senza fondamento, e quando egli fa ciò che gli compete, pecca mortalmente” (DS 1458).
Lutero diceva che l’uomo dopo il peccato originale è come un animale da soma che si dirige dove lo porta colui sulla cui groppa monta per primo, Dio o il demonio.
4. Giansenio giunge alla medesima conclusione senza partire dall’errore di Lutero e a differenza di costui sostiene che la grazia trasforma e santifica l’uomo.
Parla però di una gioia vincitrice (“delectatio vitrix”) in forza della quale l’uomo si dirige irresistibilmente (“indeclinabiliter et insuperabiliter”) verso l’amore celeste, la carità. Ad essa non può opporsi. Egli afferma che “di necessario noi operiamo secondo ciò che più intensamente ci diletta” (Augustinus, t. III, l. IV, c.6).
Non si tratta di un determinismo o privazione della libertà per un motivo metafisico, come per Lutero, ma per un motivo psicologico. È una irresistibilità non di diritto, ma di fatto, e cioè a seguito del peccato originale.
5. Parlando di irresistibilità e togliendo la libertà, si viene a negare anche il merito.
Mentre già nel 431 nell’Indiculus attribuito a Celestino I la Chiesa aveva dichiarato con grande precisione uno dei punti capitali del pensiero cattolico sulla grazia e cioè che “da questo aiuto e iniziativa di Dio non viene tolto il libero arbitrio, ma anzi viene liberato in modo che diventa dal tenebroso luminoso, da cattivo buono, da malato sano, da imprudente provvido. È così grande, infatti, la bontà divina verso tutti gli uomini per cui Dio vuole che siano nostri meriti quelli che sono suoi doni, e donerà premi eterni per quanto egli ha elargito. Agisce infatti in noi in modo che vogliamo [liberamente] e facciamo ciò che egli vuole” (DS 248).
6. San Tommaso parlando dell’iniziativa divina a proposito dell’infusione della grazia, afferma che la mozione divina non esclude ma, anzi, richiede il libero concorso della volontà umana.
Ecco le sue testuali parole: “La conversione dell’uomo a Dio avviene mediante il libero arbitrio; ed ecco perché si comanda all’uomo di convertirsi a Dio.
Ma il libero arbitrio non può volgersi a Dio, se Dio non lo piega verso di sé, secondo le espressioni di Geremia: “Convertimi, e mi convertirò, perché tu sei il Signore mio Dio”; “Convertici a te, Signore, e ci convertiremo”” (Somma teologica, I-II, 109, 6, ad 1).
E ancora: “Spetta all’uomo preparare l’animo, poiché questo dipende dal suo libero arbitrio: ma egli non può compiere questa preparazione senza l’aiuto di Dio che muove e attrae, secondo le spiegazioni date” (Ib., ad 4), e cioè fortiter et suaviter, dando la forza e nello stesso tempo salvando la libertà.
7. La stessa confermazione in grazia da parte di Dio non priva del libero arbitrio.
L’impeccabilità che ne segue è dovuta ad un grado speciale di grazia e a una protezione divina, ma la volontà rimane pienamente libera sicché tutta liberamente si dona a Dio.
Per iperbole si dice che le è impossibile dire di no perché ama troppo. Ma proprio per questo è pienamente libera, e cioè signora dei propri moti e dei propri sentimenti!
Con l’augurio che anche tu possa giungere già in questa vita alla confermazione in grazia, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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