Carissimo padre Angelo,
penso di sottoporle un quesito a cui nel corso degli anni ha fornito risposte a più riprese, ma desidero comunque avere un riscontro diretto a una domanda che scaturisce dalla mia esperienza personale. Mi perdoni quindi se la costringerò a ripetersi.
Sono sposato da 12 anni e ho … figli, di cui uno che nascerà nei prossimi mesi. Negli ultimi 6 anni ho vissuto la sessualità senza mai fare uso di contraccettivi, ma anzi assecondando, forse senza un grande senso di responsabilità, il trasporto verso mia moglie nei giorni in cui lei è più fertile. Di fatto il buon Dio è stato generoso con noi e ha disposto che la natura confermasse le sue leggi: fare l’amore nei giorni “rossi” ha quasi sempre corrisposto a una gravidanza prevedibile. Di questo non ci lamentiamo, anzi siamo grati di quanto il Signore si fidi di noi. Forse solo per quest’ultima gravidanza ancora in corso non stiamo facendo i salti di gioia, ma tutto sommato le cose vanno bene. Il punto è che mia moglie vive pienamente il desiderio sessuale solo nei giorni fertili e la sua partecipazione piena a questo atto non si ha negli altri periodi del ciclo. Questo ci ha portato a due comportamenti: quando capita di avere relazioni sessuali nei giorni non fertili, mia moglie per potersi eccitare ha bisogno di essere aiutata attraverso una stimolazione degli organi genitali, mentre nei giorni fertili tendenzialmente non sente questa esigenza, quindi il rapporto avviene quasi sempre senza preliminari di quel tipo. Io non vorrei cercare per forza una giustificazione morale a questa condotta, però, da quello che posso capire nella mia piccolezza, credo che una stimolazione genitale fra marito e moglie potrebbe essere positivo, qualora l’atto sessuale completo non riuscisse a culminare nell’amplesso vicendevole, con il rischio di essere più facilmente dimenticato nel suo significato compiuto. Non posso credere infatti che il desiderio di fondersi intimamente nel rapporto sessuale tra marito e moglie non possa anche contemplare effusioni e stimolazioni che vedano culminare il dono di sé nel reciproco orgasmo. Vorrei specificare che sono solo io a rendere più piacevole l’atto sessuale a mia moglie e non viceversa, visto che io non ho problemi di eccitazione. Il sano godimento, cioè non fine a se stesso, di entrambi infatti non penso che sia secondario, visto che è segno di un’unione perfetta dei corpi e dello spirito. Risottolineo infatti che non ammettiamo più rapporti incompleti, né tanto meno facciamo uso di contraccettivi, ma desideriamo però vivere intensamente i nostri atti coniugali. Tuttavia è anche vero che il ricorso alla stimolazione genitale è ormai diventata una consuetudine di ogni nostro rapporto sessuale completo, salvo poche eccezioni. E su questo la mia coscienza è dibattuta: mi sto facendo problemi bigotti o seriamente ho imboccato una strada che mi allontana dal vero amore? Confesso infatti che talvolta la fatica di dover eccitare mia moglie, ma anche la sua ansia di essere appagata, siano a volte più un peso che non un mezzo piacevole per vivere serenamente la nostra unione. Anche adesso che mia moglie è incinta e che vorrebbe concedersi a me, senza questo “aiuto” vivrebbe il rapporto sessuale solo come supplizio e comunque come una concessione che farebbe a me per vedermi felice, ma pur sempre forzando la sua natura che in questo momento la vede poco portata a donarsi fisicamente a me. Forse è il caso di vivere la continenza e basta?
Grazie per l’aiuto.


Carissimo,
1. come prima cosa mi compiaccio con te e per la tua bella famiglia sulla quale si riversa con abbondanza la benedizione del Signore.
Sono certo che questa benedizione la sperimenterete tangibilmente giorno per giorno attraverso il sorriso dei vostri figli, le loro domande, la loro vivacità, il loro impegno e la loro intraprendenza.
Attraverso di loro il Signore rende sempre nuova la vostra vita sia per l’esercizio di tutte le virtù cui essi vi sollecitano sia per lo stupore che suscitano in voi con la loro stessa vita fisica e spirituale che sboccia e fiorisce sempre di più.

2. Come seconda cosa desidero dire una parola sull’importanza dell’intimità coniugale.
Per voi, grazie a Dio, non c’è da discutere sulla vostra volontà di aderire con tutto il cuore al progetto di Dio.
Siete persuasi più di me della sapienza divina nel tenere perfettamente congiunta la finalità unitiva con quella procreativa, escludendo ogni forma di limitazione nella vostra donazione vicendevole.
E siete ugualmente persuasi della sapienza divina nel far sì che non ad ogni incontro di intimità sessuale segua di fatto la generazione di un nuovo figlio. Pur aperti alla vita e pertanto con l’esclusione di ogni sorta di contraccezione i vostri gesti servono a corroborare la vostra reciproca fusione.
Sentite di essere davvero una cosa sola, anzi una sola carne, secondo la bella espressione biblica.

3. Mi piace riprendere alcune espressioni bibliche del Cantico dei Cantici, che esaltano l’amore sponsale di Cristo per la Chiesa e per ciascuno di noi.
Queste espressioni sono prese dall’esperienza matrimoniale.
E pertanto ne manifestano la bellezza, la bontà e la grandezza davanti agli occhi del Creatore.
È Lui che ha voluto che i coniugi fossero così e si sentissero così.

4. Eccole:
lo sposo dice alla sposa: “Ora l’amato mio prende a dirmi: 
Àlzati, amica mia,
 mia bella, e vieni, presto!” (Ct 2,10) e anche “O mia colomba, 
che stai nelle fenditure della roccia, 
nei nascondigli dei dirupi, 
mostrami il tuo viso, 
fammi sentire la tua voce, 
perché la tua voce è soave, 
il tuo viso è incantevole” (Ct 2,14) lei risponde: “Il mio amato è mio e io sono sua” (Ct 2,16).
Andando avanti lo sposo dice alla sposa: “Tu mi hai rapito il cuore,
 sorella mia, mia sposa,
 tu mi hai rapito il cuore
 con un solo tuo sguardo,
 con una perla sola della tua collana!
Quanto è soave il tuo amore, 
sorella mia, mia sposa, 
quanto più inebriante del vino è il tuo amore, 
e il profumo dei tuoi unguenti, più di ogni balsamo” (Ct 4,9-10).
La sposa replica: “Io sono del mio amato 
e il mio amato è mio” (Ct 6,3); “Io sono del mio amato 
e il suo desiderio è verso di me” (Ct 6,11) e “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, 
come sigillo sul tuo braccio;
 perché forte come la morte è l’amore” (Ct 7,6).

5. Fate queste premesse, vengo alla tua domanda finale.
Dio ha voluto che l’intimità coniugale fosse accompagnata da grande piacere.
Qualcuno ha detto che qui il piacere si può paragonare ad un premio che il Creatore effonde sui coniugi per la grande donazione vicendevole e soprattutto per la prole da generare.
Il piacere o soddisfazione è parte integrante di questa intimità. La favorisce e la premia.
Ebbene, se questa per qualche motivo non vi fosse è lecito stimolarla.
Per questo un antico autore, come il domenicano Padre Benedictus Merkelbach, professore all’università di Lovanio, scriveva: “La moglie può con il proprio tatto o anche con quello del marito stimolare in se stessa la soddisfazione saziativa e perfetta e così dare compimento all’intimità se il marito ha compiuto o ha intenzione di compiere secondo natura la sua parte” (Cfr. Queastiones de castigate et Luxuria, p. 92).

Assicurando per te e per la tua famiglia la mia preghiera, vi benedico uno ad uno.
Padre Angelo