Quesito

Carissimo Padre Angelo,
prima di tutto le faccio i complimenti per la sua pazienza e disponibilità, che ho potuto riscontrare nelle sue risposte chiare e complete a domande riguardanti argomenti anche molto delicati.
Volevo avere alcuni chiarimenti riguardo il peccato di superbia.
In particolare le volevo chiedere: è peccato desiderare il paradiso ed immaginare come possa essere fatto?
Ed inoltre: se uno compie degli atti di carità e bontà nei confronti del prossimo perché sa che in questo modo potrebbe andare in paradiso compie un peccato?
La ringrazio anticipatamente per la sua risposta.
Fulvio


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sarebbe meglio far tutto per amore di Dio.
Ma questa motivazione, così alta e così pura, non esclude la bontà di azioni compiute per motivi inferiori, ma ugualmente buoni.
Il Signore stesso molte volte ha fatto ricorso a motivi di amore interessato per compiere il bene.
Ha detto infatti: “E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42).
Per esortare a lasciare tutto e a seguirlo ha anche detto: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,29).

2. D’altra parte non possiamo dimenticare che in certi momenti di fatica e di oppressione siamo confortati a fare il bene dalla prospettiva del merito e del premio.
Per questo il beato Filippo Rinaldi, uno dei primi successori di san Giovanni Bosco, amava ripetere che “il Paradiso è un bene così grande che vale ogni sacrificio”.

3. Il Paradiso è un bene che supera del tutto la nostra immaginazione, perché consiste nel possesso di Dio ed è un bene di ordine soprannaturale.
Ma non fai male a pensarlo anche in termini antropomorfici, purché santi.
Del resto nell’Apocalisse si legge “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,4).

4. Circa il peccato di superbia ti posso dire che, al di là delle espressioni più note legate all’arroganza e alla millanteria, è un peccato molto sottile, perché si mescola con il compimento del bene.
In tutto traiamo motivi per compiacerci davanti a noi stessi e davanti agli uomini.
Non facciamo male allora in ogni confessione a dire: non sono sempre stato alla presenza del Signore e mi sono vanamente compiaciuto di me stesso.

Ti ringrazio per i complimenti, ti prometto un ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo