Quesito

Caro Padre Angelo,
sulla "santità", volevo condividere con lei questo forte desiderio che sento in cuore.
Sento in me allo stesso tempo, un forte desiderio di essere santo e di amare Dio e i fratelli, e allo stesso tempo, sento forte i miei limiti.
Ho una certa timidezza, per cui quando ho l’occasione di amare qualcuno non riesco per questo blocco, e molti altri limiti, e mi sento un cuore così freddo!
A volte le persone mi parlano e so dentro di me che non me ne frega molto di quanto dicono, di loro, o anche con Dio, mi vergogno a pensare che riesco ad arrivare a messa in ritardo ogni tanto, quando con la mia ex ragazza arrivavo agli appuntamenti 15 minuti prima…
Certo, non lo faccio apposta ad arrivare in ritardo a messa, però con la ragazza avevo un amore che mi faceva avere più attenzione, e quindi arrivavo giusto.
Ed io che dovrei amare Dio sopra ogni cosa, con tutto il cuore, l’anima e le mie forze, arrivo in ritardo…
Preciso che questi limiti non voglio che mi blocchino, so di essere creatura, offro tutti i miei sforzi a Gesù e vado avanti. Tuttavia, a volte penso che se morissi non mi sentirei a posto, e non riesco a sopportare questa cosa.
Però ho come in testa da mesi l’idea che con un grande amore, forte, divino, infuocato, tutti i limiti che sento nell’amare Dio e i fratelli si scioglierebbero come neve al sole.
Che anche se sono timido, un forte amore può superare questa timidezza.
E anche altre cose, come la pigrizia, possono esserne vinte.
Questo amore secondo me può provenire solo da un cuore come quello di Gesù.
Per cui sto pregando molto, per chiedere la grazia di avere il cuore di Gesù, ed amare col suo cuore. Non dico come S. Caterina, con la visione ecc ma a me basta che nei fatti, e proprio sostanzialmente, sia così.
So che sto chiedendo un grazia molto grande, ma so anche di essere amato da Dio immensamente, tanto che Gesù ha sofferto terribilmente per amore mio, e che ci ha promesso lo Spirito Santo.
E se Dio ci ama così tanto, perché non posso chiedere cose grandi?
Ho anche l’impressione che un’anima prima di ricevere un dono così grande, deve passare anche per prove grandi.
Difatti, oltre alla richiesta del "cuore", sto pregando chiedendo proprio queste grazie. Sinceramente sono un tipo che umanamente prova un po’ di paura anche nei confronti di un ago per la trasfusione del sangue, ma so anche che Dio non prova l’uomo più di quanto non sia in grado di sostenere, per cui, non vedo il problema. Anzi, ne sarei felice! rappresenterebbero una prova bellissima di puro amore nel confronto del mio Gesù, e ci tengo un sacco a questa cosa!
Adesso quindi sto pregando forte per chiedere queste grazie…
E chiedo anche a lei l’aiuto della preghiera.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sono convinto che il Signore abbia messo nell’uomo e nella donna la capacità di innamorarsi per far loro toccare con le mani quanto l’innamoramento sia capace di trasformare una persona.
Ho visto persone fiacche che sotto l’ebbrezza dell’innamoramento sono diventate svelte.
Quanto cose riesce a fare l’amore!
Omnia vincit amor, dicevano gli antichi, e cioè l’amore fa vincere in tutte le situazioni.
Nell’innamoramento c’è una componente emotiva che spinge a tutto.
Questa componente, se non  è controllata, spinge a follie, anche a sfasciare la propria famiglia.
Ma se è gestita bene, è un risorsa notevole, che mette ali alla nostra dedizione.

2. Credo dunque che il Signore attraverso l’esperienza dell’innamoramento voglia farci capire che se siamo capaci di fare tante cose per le persone umane, a fortiori dovremmo riuscire a farlo per Lui, che è da amare con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

3. È vero che nell’amore umano c’è una componente emotiva molto forte, perché le persone si vedono, si sentono, si toccano, si abbracciano, si servono. E tutto questo ravviva sempre più l’affetto e la dedizione vicendevole.
E con Dio questa parte non c’è perché Egli è purissimo spirito.
Il fatto di non vederlo, non sentirlo, non toccarlo, non abbracciarlo fa sì che il nostro amore per Lui sia di altro tipo.
Per questo i teologi dicono che Dio va amato in maniera “appretiativa summa”, e cioè somma nella gerarchia dei valori, magari anche senza provare trasporto.
Tuttavia lo si ama in maniera così pronta che si è disposti a dare la vita per Lui piuttosto che bestemmiarlo o rinnegarlo.
Non si richiede che venga amato in maniera “intensive summa”, e cioè col massimo delle emozioni, proprio perché non lo vediamo, non lo tocchiamo….

4. Tuttavia rimane il fatto che dobbiamo amarlo con tutto il cuore…
E poiché l’amore per Lui è un amore soprannaturale e infuso, come dice San Paolo in Rm 5,5) “l’amore di Dio è stato infuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”) è necessario domandarlo.
Lo si domanda certo con la preghiera, ma questa non basta.
Ci vogliono i fatti.
Ebbene, secondo san Tommaso, due sono le disposizioni da parte nostra che possono predisporci all’infusione di un amore più grande: il distacco del cuore dalle cose terrene e la sopportazione paziente delle contrarietà.

5. Ecco il testo:
“Per accrescere la carità che già si possiede si richiedono due cose:
Primo, il distacco del cuore dalle cose terrene. Il cuore di chi vuol essere perfetto non può lasciarsi trascinare qui e là, giacché nessuno può amare Dio ed il mondo. Anzi, l’anima nostra, quanto più si distacca dall’amore per la terra, tanto più si consolida nell’amore per Dio.
Dice S. Agostino: “Il veleno della carità è la speranza di acquisire e conservare beni terreni, suo nutrimento è l’attenuazione della cupidigia, sua perfezione è l’assenza di cupidigia, perché radice di tutti i mali è la cupidigia. Chi dunque vuole nutrire la carità, s’impegni a diminuire la cupidigia….
Secondo, sopportare pazientemente le contrarietà. Quando affrontiamo situazioni difficili per la persona amata, allora il nostro amore non scompare anzi cresce: “Le grandi acque (cioè le grandi tribolazioni) non han potuto spegnere la carità” (Ct 8,7).Perciò, i santi uomini, che per Dio sopportano le avversità, vengono sempre più rafforzati nel suo amore; come l’artista ama di più l’opera per cui ha faticato di più. Ugualmente i fedeli, quanto più soffrono per Dio tanto più s’elevano nel suo amore: “Le acque (cioè le tribolazioni) crebbero ed elevarono al cielo l’arca” (Gn 7,17), (cioè la Chiesa, ovvero l’anima del giusto)” (s. tommaso, In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta expositio, nn. 1157-1159).

Comincio subito a pregare per te perché il Signore ti doni questa grazia.
Lo farò anche in seguito, come richiesto.
Intanto ti benedico.
Padre Angelo