Quesito

Caro padre Angelo,
da tempo leggo sistematicamente la sua rubrica e mi congratulo con Lei, oltre che per la competenza e la profondità dei contenuti, anche per la chiarezza con cui sempre risponde ai vari quesiti che Le vengono posti.
Ma perché i sacerdoti, nelle loro omelie domenicali, non riservano meno tempo all’interpretazione delle difficili  e spesso ermetiche lettere di S. Paolo e, dopo aver spiegato il testo del S. Vangelo, non dedicano, piuttosto, qualche minuto per istruire nel Catechismo i fedeli, oggi sempre più confusi ed ignoranti in materia di Religione? Dico questo, ovviamente, senza polemica. Non ce l’ho con il povero S. Paolo, che, per servire egregiamente Cristo ed assolvere alla sua missione, non ha esitato a rimetterci la testa, ma, francamente, lo lascerei ai teologi.
AugurandoLe un proficuo lavoro per l’anno nuovo, mi permetto chiederLe una preghiera particolare, tutta per me. Sto passando, infatti, un periodo di  grave "disagio" spirituale e mi sembra che le mie suppliche svaniscano nel vuoto. La ricordo sempre nelle mie orazioni.
Con stima,
Enzo


Risposta del sacerdote

Caro Enzo,
1. il problema che tocchi è molto importante e direi grave per la Chiesa del nostro tempo.
Tu avverti una mancanza: quella della catechesi.

2. Tuttavia ogni cosa deve essere fatta al tempo giusto.
Dopo la proclamazione della Parola di Dio durante la celebrazione eucaristica è prevista l’omelia, non la catechesi.
Il compito dell’omelia è quello di attualizzare o applicare con una spiegazione viva e intelligente quanto il Signore ci ha appena detto attraverso la sua Parola.
L’omelia dunque è intimamente agganciata alle letture che sono state proclamate.
Non è corretto, dopo avere ascoltato la Parola di Dio, partire per la tangente e parlare di altre corse, pur importanti, o anche di altre verità di fede che però non hanno diretta attinenza con le letture del giorno.
Potrei dire che l’obiettivo dell’omelia è quello di aiutare a incarnare la Parola che si è ascoltata nella nostra vita.
Di per sé l’omelia deve avere una certa stringatezza sia per evitare una sproporzione tra questo momento e le altre parti della Messa sia anche perché le cose prolisse stemperano la devozione.

3. La catechesi invece è l’insegnamento della dottrina cristiana e richiede uno spazio di tempo tutto per sé.
Perché la catechesi porti frutto è necessario che gli ascoltatori possano interloquire e fare domande.
Se si tratta della catechesi preparatoria ai sacramenti per i bambini e i ragazzi è necessario imprimere queste verità facendole ripetere perché se le verità non vengono ritenute nella memoria servono a poco.
Come vedi, è difficile fare la catechesi in cinque minuti. Ci vuole il suo tempo, e cioè un tempo dedicato espressamente a quest’attività.

4. Fino a qualche decennio fa la catechesi agli adulti veniva fatta in maniera organica e sistematica durante i Vespri della domenica.
Per un anno si passavano in rassegna le affermazioni del Credo.
Un altro anno era dedicato ai sacramenti.
Un terzo anno ai comandamenti e un quarto anno alla preghiera e alle realtà escatologiche (che venivano chiamate novissimi).

5. Questo si faceva dappertutto, tanto nelle parrocchie di campagna quanto in quelle di città.
Dopo essere stata a Messa al mattino (ai quei tempi non  c’erano le Messe vespertine), la gente tornava in Chiesa per le funzioni o Vespri. E lì aveva l’opportunità di sentire la catechesi.
Con il cambiamento della società che da prevalentemente agricola e sedentaria è diventata industriale e movimentata si è dovuto venire incontro alle necessità delle gente.
Molti sfruttano la domenica per riposare un po’ di più, per ritrovarsi insieme con più calma, per fuggire dalle città e respirare una boccata d’aria meno inquinata.
Sicché tornare in Chiesa una seconda volta nel pomeriggio diventerebbe oneroso per la gente.
La Messa vespertina impedisce poi al sacerdote di moltiplicare le celebrazioni pomeridiane.

6. Ho spiegato le difficoltà oggettive.
Ma il problema della catechesi rimane e diventa sempre più urgente. I vescovi oggi parlano di analfabetismo religioso in un’epoca in cui gli anziani ricordano ancora qualcosa. Ma gli altri, i giovani e gli adulti?
Sarà sempre peggio se non si provvede.

7. Oggi i movimenti e le associazioni, se hanno una certa vivacità, provvedono alla formazione cristiana e alla catechesi. Ma i loro aderenti sono un numero sparuto all’interno del popolo cristiano praticante e ancor più all’interno della massa.
Eppure l’esortazione apostolica Catechesi tradendae di Giovanni Paolo II (16.10.1978) parla di “priorità della catechesi rispetto ad altre opere e iniziative” (CT 15) e del suo “compito assolutamente primordiale” (CT 15).
Il Papa ricorda che la catechesi è “necessaria per la maturazione della fede dei cristiani e per la loro testimonianza nel mondo” (CT 25).

8. Tenendo conto delle mutazioni del comportamento della gente, bisogna convenire su questo: se la gente non può essere raggiunta in Chiesa, può e deve essere raggiunta altrimenti.
A livello parrocchiale, diocesano, regionale o anche nazionale si possono proporre le verità di fede in maniera organica e sistematica attraverso i vari mezzi di comunicazione sociale.
Le migliori energie devono essere spese in questa direzione.
Tutto il resto porterà frutto dipendentemente dalla maturazione della fede del popolo cristiano.
C’è da augurarsi che il prossimo anno della fede voluto da Benedetto XVI possa portare alla Chiesa la soluzione di questo problema che diventa sempre più drammatico.

9. Come vedi, in questa risposta ho rilevato l’impossibilità di aggiungere una piccola catechesi all’omelia.
Tuttavia ti ringrazio di avermi dato la possibilità di mettere in rilievo il ruolo insostituibile della catechesi, senza della quale la fede non matura e porta scarso frutto.
Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo