Sull’ordinazione di due vescovi cinesi senza il consenso del Romano Pontefice

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Sull’ordinazione di due vescovi cinesi senza il consenso del Romano Pontefice

Quesito

Alessandro in una sua email chiede delucidazioni circa l’argomento


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
è difficile rispondere adeguatamente alle tue domande.
Infatti un conto è analizzarle in astratto, come farò io. E il giudizio potrebbe anche essere giusto, ma non aderente alla realtà.
E un altro conto è analizzarle nella loro concretezza reale che a me sfugge, e sfugge forse nella sua integrità perfino alla Sede Apostolica. Bisogna trovarsi nei panni dei vescovi minacciati, nella situazione delle loro diocesi, nelle possibili ripercussioni sui fedeli…
In ogni caso:
1. Le minacce di per sé non tolgono la volontà. Quanti martiri sotto le minacce hanno deciso di dare la vita per Cristo.
L’ordinazione sarebbe invalida se il consacrante avesse detto in cuor suo: non intendo consacrare. Ma questo lo può sapere solo Dio.
Se in cuor suo avesse detto “non intendo consacrare”, quel vescovo s renderebbe responsabile degli atti compiuti dai vescovi da lui fittizziamente ordinati. Essi infatti consacrano preti, i quali a loro volta celebrano la Messa invalidamente, assolvono invalidamente, amministrano l’unzione degli infermi invalidamente…
Pertanto non credo che il vescovo consacrante abbia detto in cuor suo: “Non intendo consacrare”.

2. Chiedi inoltre: nel caso che i vescovi ordinanti siano fra quelli in comunione tacita con Roma, l’atto da loro compiuto li porrebbe fuori della comunione con Roma?
Sì, perché chi conferisce l’ordinazione episcopale senza il mandato del Romano Pontefice è ipso facto scomunicato.

3. Mi chiedi infine se l’enciclica “Ad Apostolorum Principis” del 29 giugno 1958, con la quale Pio XII dichiarava illegittimi e sacrileghi gli atti compiuti dai sacerdoti e vescovi appartenenti alla Chiesa patriottica sia da ritenersi parzialmente superata alla luce degli avvenimenti di questi ultimi mesi (colloqui all’ambasciata cinese a Roma fra mons. Laiolo e autorità governative cinesi).
Qui, caro Alessandro, va ricordato che non si tratta semplicemente dei colloqui di mons. Laiolo, ma del fatto che la chiesa di Roma non ha abbandonato la Cina e che negli anni passati attraverso contatti non ufficiali avrebbe riconosciuto alcuni di quei vescovi. Almeno per loro non si potrebbe più parlare di atti illegittimi e sacrileghi.
La Chiesa in Cina è come nelle catacombe. Chi può sapere che cosa si dicono la Chiesa di Roma e i vescovi cinesi, al di là delle dichiarazioni ufficiali?
Per questo la risposta data secondo la teoria potrebbe essere superata dalla realtà, vale a dire da accordi e riconoscimenti nascosti.

Come sempre, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo