Quesito

Gentile Padre Angelo,
Le scrivo perchè leggendo S Paolo ho trovato dei passi che mi risultano oscuri, o meglio mi pare che favoriscano la terribile dottrina calvinista della predestinazione. Ma veniamo al testo: in Rm 9,13-22 pare che S. Paolo dica che la salvezza si ottiene unicamente per grazia di Dio e non per i nostri meriti e per le nostre buone opere che ci meritano la benevolenza del padre. Arriva a dire: "Dio quindi ha misericordia di chi vuole e rende ostinato chi vuole". Non sta forse facendo risalire a Dio anche i nostri peccati, come se le azioni degli uomini dipendessero appunto dalla sua volontà imperscrutabile che ab aeterno ha già predestinato noi alla vita o alla morte eterne?
La saluto e la ringrazio cordialmente. già prego per lei a la sua opera e continuerò a farlo.
Pietro


Risposta del sacerdote

Caro Pietro,
1. l’espressione “Dio rende ostinato chi vuole”, è da intendere così: Dio permette che uno continui ad essere ostinato.
È il medesimo modo di esprimersi dell’Antico Testamento quando si legge che Dio rese ostinato il cuore del faraone. Il significato è che Dio permise che il faraone continuasse ad essere ostinato.

2. Nel testo di san Paolo leggiamo che Dio “indurisce il cuore di chi vuole”.
Dio non indurisce il cuore dell’uomo direttamente, causando in lui l’ostinazione nel peccato, ma lo indurisce indirettamente, permettendo che perseveri nel peccato e cada in peccati più gravi.
Dio dà sempre a tutti la grazia sufficiente per salvarsi, ma alcuni ne abusano e con questo si rendono indegni di ricevere quell’ulteriore grazia che fa essere santi e graditi a Dio.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo