Cara Yesenia,
Le risposte le trovi in grassetto dopo le tue singole domande.

Caro Padre
avrei bisogno di chiederle qualche questione:
1-Nell’Atto di speranza viene detto che le opere sono necessarie per "meritare" il Paradiso.
Le opere buone che uno fa "danno credito" davanti a Dio, nel senso che Dio  tiene conto di tutto quello che uno fa e per quale motivo lo fa.
Giusto?
Un Santo diceva" Alla fine della vita saremo giudicati sull’amore" ma come ha detto anche San Paolo l’amore senza le opere non vale.
Giusto?
O no?

Le opere buone per le quali meritiamo davanti a Dio sono quelle compiute in grazia.
E poiché anima della grazia è la carità (l’amore soprannaturale per Dio e per il prossimo), noi meritiamo a motivo delle opere compiute in grazia in base al grado di amore che le ha animate.
Perché se fossero compiute per motivi diversi dall’more, non meritano niente.

2- Nella Parabola dei talenti Gesù condanna il servo che non ha usato "il talento" datogli dal Padrone.
Gesù voleva dire che anche si è fra gli ultimi l’importante è decidersi per il Vangelo?

L’importante è vivere in grazia, perché se si è in grazia tutte le opere meritano soprannaturalmente.

Ma questo non toglie che il grado di gloria in Paradiso sarà diverso in base a quanto uno avrà "trafficato" con i talenti, al grado di corrispondenza dell’anima alla grazia.
Vero? 

Sì, è vero.

Come tiene conto di tutto quello che uno "patisce", del soffrire delle persone, non riesco a immaginare un Dio così giusto che….prima ti dice: "vai, impegnati, fai, svolgi, datti da  fare, per te ma sopratutto per gli altri, non essere pigro e poi…premia nello stesso modo tanto gli "operai" della prima ora quanto gli "ultimi".

La parabola cui ti riferisce non ha per oggetto la ricompensa al termine della vita perché sappiamo bene da quanto dice San Polo che la ricompensa nella vita futura non sarà uguale per tutti i salvati: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore” (1 Cor 15,41).
La parabola invece si riferisce alla vita presente perché gli ebrei convertiti al cristianesimo, figli di un popolo che aveva servito l’unico vero Dio, avrebbero desiderato un posto di preminenza all’interno della Chiesa rispetto ai pagani convertiti, reduci da popolazioni che fino ad un momento prima avevano servito gli idoli, e cioè i demoni, secondo il dire di san Paolo.

La prego vivamente di rispondermi perchè è molto importante per me avere una risposta.
Sia lodato Gesù Cristo. 
Yesenia 

Lodo anch’io Gesù Cristo insieme con te perché senza alcun nostro merito personale ci ha chiamati a lavorare nella sua vigna.
Ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo