Quesito

Caro Padre Angelo,
la ringrazio per il bellissimo lavoro che sta facendo, Dio l’ha chiamata per un compito importante e utilissimo a chi vuole conoscere Dio! Volevo porle 2 domande: la prima riguarda a Ester dell’antico testamento, lei se non ricordo male fornica con il Re, come spiegare ciò? Poteva rifiutarsi di passare la notte con lui? Nell’antico testamento ci sono tante vicende di personaggi importante che hanno peccato di lussuria, incesti e rapporti vari andando palesemente contro la volontà di Dio, ma spesso non si leggono correzioni nel testo di questi gesti sbagliati. Come mai?
Infine volevo chiederle questo: io sono molto praticante, vado a messa spesso in settimana, mi confesso regolarmente, ricevo la comunione, e faccio il cammino del Rinnovamento nello Spirito Santo…
ora mi chiedo posso prendermi le colpe davanti a Dio di persone che solo lontane dal suo cuore o che conoscono Dio ma sbagliano lo stesso e prendono la comunione in peccato grave??
Per evitare sacrilegi vale chiedere al nostro Signore di non imputare a queste persone le loro colpe e chiedere perdono per loro??
Sarà una domanda stupida, ma il bello di essere cristiano è una crescita continua, a volte si arriva a cose più profonde ma non ci si arriva alle cose più semplici!
Grazie mille la ricorderò in preghiera!
Un abbraccio


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Il riferimento a Ester non è corretto.
Èster è una donna integerrima e nell’Antico Testamento è prefigurazione della Madonna che davanti a Dio può tutto e intercede a favore del suo popolo.

2. Ciò non toglie che nell’Antico Testamento si leggano tante cose che sono palesemente un insulto a Dio.
Soprattutto nel libro della Genesi, ma anche in tanti altri libri dell’Antico Testamento, Dio vuole farci vedere come l’allontanamento da Lui sia la causa di tanti accecamenti, per cui ci si riduce a confondere il male con il bene.
Questa lezione che Dio ci dà tramite l’Antico Testamento è quanto mai attuale anche oggi.

3. Nello stesso tempo, come ricorda Sant’Agostino, la Bibbia come il libro della pazienza di Dio.
Il Signore tollera tanti mali e tanti accecamenti e indurimenti di cuore.
Mi pare di poter dire che non solo la Bibbia sia il libro della pazienza di Dio, ma che anche la nostra vita, nella quale si esprime attualmente la storia della salvezza di Dio nei confronti di ciascuno di noi, possa essere definita come il libro della pazienza di Dio.
Ognuno di noi, in misura più o meno intensa, si ritrova descritto nei propri pensieri, nelle proprie tentazioni e nelle proprie azioni in tante pagine dell’Antico Testamento.

4. Mi chiedi poi se puoi caricarti davanti a Dio delle colpe di coloro che vivono lontani da lui.
Sì, lo puoi fare.
Anzi, se badiamo bene, è un’esigenza della vita cristiana.
Se i cristiani infatti attingono da Cristo la linfa ispiratrice dei loro pensieri e delle loro azioni, devono fare così.
Cristo infatti si è caricato delle nostre colpe, le ha espiate, per esse ha pregato e sofferto.

5. Per questo San Paolo dice: “Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo” (Gal 6,2).
San Tommaso commenta: “La legge di Cristo è la carità. (…).
Infatti Cristo stesso a motivo della carità ha portato i nostri peccati (Is 63,4);  “ha portato i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce” (1 Pt 2,24).  
Così anche noi dobbiamo portare i pesi gli uni degli altri perché possiamo adempiere la legge di Cristo” (In Gal 6,2).

6. A questo proposito mi piace ricordare che il Santo Padre Domenico ogni sera si flagellava per tre volte: la prima in espiazione dei propri peccati, la seconda per la conversione dei peccatori, la terza per la purificazione delle anime del purgatorio.
Questo triplice atteggiamento dovrebbe essere tipico di ogni buon cristiano.
A questo ci invita anche Gesù nella preghiera del Pater.
Quando diciamo “Rimetti a noi i nostri debiti” non chiediamo solo il perdono dei nostri personali peccati, ma anche dei peccati degli altri.
San Tommaso, opportunamente ha osservato che il Signore, chiedendoci di pregare dicendo “Padre nostro” e non semplicemente “Padre mio”, ha voluto che tutto quello che chiediamo per noi, lo chiediamo contemporaneamente anche per ognuno del nostro prossimo, per tutti.

7. Tu, a somiglianza del Santo Padre Domenico, non ti vuoi limitare alla preghiera per la remissione dei peccati di tutti, ma vuoi anche espiarli, in unione con Cristo, con la tua stessa vita, con le tue opere, portandoli nel tuo corpo, come ha fatto Gesù Cristo.
Non mi rimane che ripeterti le parole di San Paolo: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1).
E anche: “Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

Ti assicuro la mia preghiera per questa tua bella volontà, ti ricorderò nella Messa e ti benedico.
Padre Angelo