Quesito

Caro Padre Angelo,
mi ponevo una domanda, sono una trans operata, da premettere che sono una credente e che ho fatto mio il santo rosario ogni di, la preghiera fa parte della mia vita, da un anno conosco un ragazzo, ora mi sono trasferita a casa sua e sono in cerca di un lavoro, insomma voglio iniziare una nuova vita in pace, cosa devo fare lasciarlo, ma così facendo mi ritroverei sola e senza sostentamento, da premettere che nessuno sa del mio passato, voglio solo iniziare una nuova vita in pace ma ho paura di dannarmi se dovessi andare avanti con questa storia, dalla altra parte mi dispiace ci vogliamo bene e se dovessi rimanere sola non saprei cosa fare, non pensa che anche io ho diritto ad avere qualcuno che mi voglia bene????


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. mi compiaccio anzitutto per il Rosario che hai fatto tuo e che reciti ogni giorno.
 All’età di 32 anni colui che poi diverrà Papa Giovanni XXIII scriveva nel suo diario: “E se quest’anno fosse l’ultimo della mia vita? Oh che gioia presentarmi davanti a Maria con la mia fragrante corona! Sarà questo il mio passaporto migliore” (Giornale dell’anima, n. 560).
Ti esorto pertanto a continuare con il Santo Rosario. Anche per te sarà il passaporto migliore.
Sono convinto infatti che recitando il santo Rosario tutti i giorni la Madonna poco per volta ti otterrà tutte le grazie che sono necessarie per la salvezza.

2. Adesso vengo invece al passo che hai compiuto, un passo che ha comportato per te grande sofferenza. Ne sono cerio.
C’è stata sofferenza per la situazione in cui vivevi precedentemente e sofferenza anche nel prendere la decisione.
Secondo me non è stata la decisione più giusta perché di fatto il carattere sessuale è scritto nel nostro DNA e pertanto nelle nostre cellule, ed è immodificabile.
Tu hai modificato solo la morfologia del tuo corpo, mentre il tuo corpo biologicamente è rimasto lo stesso.
Questo avrebbe dovuto portarti ad attuare la vera terapia, che in questo caso era da attuare più a livello psicologico che in quello fisiologico.
Ma ormai è andata così e l’intervento di fatto è irreversibile.

3. Nel frattempo hai commesso un altro errore: quello di andare a convivere, mentre presumo che prima tu abitassi con i tuoi, dove tutto sommato avevi ancora un tetto e anche il cibo, in attesa di poter trovare una qualche sistemazione.
Adesso invece ti trovi convivente e senza lavoro e proprio per questo sei fortemente condizionata. Non sei libera di compiere le tue scelte perché l’attuale situazione ti garantisce almeno la sopravvivenza.

4. Di fatto sei costretta a vivere con il convivente da marito e moglie, senza esserlo evidentemente.
E sei anche nell’incapacità di divenirlo, almeno sotto il profilo ecclesiale.

5. Mi dici che nessuno è a conoscenza della tua situazione. Presumo che il convivente lo sia e ti abbia accettato così come sei.
Per i conviventi (e non solo per loro ma anche per quanti vivono in una situazione irregolare analoga alla tua) la condizione per poter accedere ai sacramenti della penitenza e della Santa Comunione è quella di vivere in castità e cioè senza relazioni sessuali.
In tale caso però potresti fare la Santa Comunione solo dove non sei conosciuta come convivente. Questo non è gravoso, ma è un gesto di carità nei confronti della comunità cristiana che invece rimarrebbe male nell’apprendere che un convivente si comporta nei confronti dei Sacramenti come se tutto fosse regolare.

6. Mi scrivi: “non pensa che anche io ho diritto ad avere qualcuno che mi voglia bene”?
Sì, hai diritto che qualcuno ti ami e ti voglia bene.
Ma come per una persona sposata non c’è il diritto di essere amata e voluta bene da chiunque, così non c’è il diritto di essere amati da chicchessia a nessuna condizione.
L’amore, e cioè la donazione, deve essere vero. Se non è vero, è una finzione.

7. Ora lo stato di convivenza ti ha messo in una condizione di provvisorietà per cui di fatto non c’è donazione totale, donazione vera.
Perché se uno dona il proprio io, rimane “donato” per sempre. Dal momento della donazione non si appartiene più, appartiene all’altro e gli appartiene irrevocabilmente.
Ma nella convivenza c’è proprio il rifiuto di donarsi in totalità, per sempre e in maniera esclusiva. Essa ha per sua caratteristica la provvisorietà.
Allora hai diritto di essere amata, sì, ma non a metà. Perché si tratterebbe di una finzione.

8. Inoltre per te c’è anche il problema dell’intervento di transessualità che ti mette in condizione di non poter celebrare un vero matrimonio perché infine si tratterebbe di un matrimonio tra due maschi.
Pertanto proprio nella logica del diritto di essere amata e di poter amare in maniera vera devi cercare nuove strade che sono quelle della donazione di sé analoga quella di tante persone che per scelta personale o per vocazione o per necessità non si sono sposate.
Anche queste persone amano e si sentono amate, anche se non lo realizzano “per via sessuale”.

9. Soprattutto per un credente, come sei tu, c’è un’altra sponsalità che sazia il cuore e rende felici.
È quella sponsalità per la quale si porta all’interno del proprio cuore, nell’intimo di sé, la presenza personale dell’Amico più caro, più fedele, più ricco, più dolce e più amabile: Gesù Cristo.
Per chi non ha fede, e cioè non ha fatto quest’esperienza, le parole che ho scritto possono sembrare solo parole, anzi parole vuote.
Ma lo stato di letizia di coloro che consacrati o laici vivono così testimonia che questo è vero ed è possibile.
Dio non abbandona nessuno a meno che uno di propria iniziativa non lo abbandoni e a tutti offre la maniera di amare e di sentirsi amati in maniera vera, e cioè in maniera piena e soddisfacente..

10. Ti assicuro la mia preghiera perché questo si possa realizzare anche per te.
Sono convinto, come ti ho scritto all’inizio, che la Madonna alla quale sei fedele col Santo Rosario quotidiano, ti aiuterà a fare i passi giusti e a vivere secondo Dio, e cioè in maniera felice, anche da transessuale che ha fatto una scelta irreversibile.
Ti benedico e nello stesso tempo ti esprimo la mia vicinanza con l’affetto e la partecipazione alle tue ansie.
Padre Angelo