Quesito

Buonasera Padre Angelo,
le scrivo in quanto non dispongo di alcun punto di riferimento, specialmente in questo periodo di quarantena. Negli ultimi anni mi è capitato più volte di leggere il suo blog, e mi farebbe piacere ricevere un suo parere.
Sono una ragazza che ha sempre avuto un legame tormentoso con la fede: non ricordo di aver sentito Dio dentro di me da bambina, e non ero nemmeno sicura di ricevere il sacramento della Cresima, ma mi sono lasciata “abbindolare” da coloro che tenevano che io ricevessi tale sacramento. Da quel giorno, in cui avevo 12 anni, non ho sentito la presenza dentro di Dio. Pur non negandola, non sono mai stata certa della sua esistenza, e ho vissuto come se fosse stato completamente estraneo dalla mia vita. 
Tuttavia, da un paio d’anni a questa parte, ho iniziato a coglierne dei segnali. Forse si tratta semplicemente di coincidenze che mi hanno portata ad interrogarmi con maggior scrupolo, forse si tratta di segnali veri e propri, solo Dio lo sa; fatto sta che mi hanno aiutata ad aprire gli occhi.
Il primo segnale l’ho percepito quando ero impegnata in una gita organizzata dalla professoressa di religione del liceo, che ci ha fatto visitare vari luoghi di culto cristiani della nostra città. Quando sono entrata in uno di questi, ho sentito una tristezza di natura differente dalla solita che provo, era come se avesse colpito la mia anima: ero certa che mi mancasse qualcosa, e non volevo più allontanarmi da tale luogo. Dopo un po’ di tempo, ho cominciato a pregare per stringere un legame col Signore e con Dio (spero di non confondere le due figure, purtroppo non ho ricevuto dei veri e propri insegnamenti riguardo la cultura cristiana), anche se ho interrotto in alcuni periodi. Credo che il motivo per cui non riesca a sentire Dio dentro di me, sia il fatto di non dedicarmi neanche alla comunicazione più intima con Lui (la preghiera), il fatto di non star stringendo un rapporto vero e proprio per colpa mia. Sono sicura che Dio, in quanto Amore, ami tutti, e che quindi sia io a dovermi avvicinare a Lui, poiché Lui è già al mio fianco. 
Di recente ho percepito altri due “segnali”: il primo, risalente a qualche mese fa, lo percepii quando mi trovavo nella strada verso casa e avevo sentito un coro, proveniente da una Basilica in cui si stava celebrando la Santa Messa: decisi allora di entrare e, inaspettatamente, seguii l’intera messa, sentendo una pace interiore che non avevo mai sentito prima. Per la prima volta mi sentivo a casa.
Per assenza di tempo e, lo ammetto, anche per accidia, non mi sono più recata in chiesa per ascoltarne la Messa.
Il secondo segnale risale a circa un mese fa: avevo ricominciato a pregare e, una sera, in preda allo sconforto per la quarantena e per lo stress per lo studio, avevo chiesto al Signore di sostenermi e di darmi forza, in quanto avvertivo di non riuscire ad andare avanti da sola. Il giorno dopo, quasi per miracolo, ho avuto una forza di volontà che in precedenza non mi era appartenuta.
Ciononostante, continuo ad avere dei periodi in cui mi affido a Lui, e altri in cui mi sento totalmente smarrita, non so come agire e soprattutto non so che cosa credere.
Credo che la mia sensazione di smarrimento sia dovuta a due cause: la prima è l’incostanza nella preghiera, la mia incapacità di costruire un legame con Dio; la seconda, è l’impurità che risiede dentro di me: pur facendo attenzione a non commettere peccati, cosa che comunque non mi riesce completamente perché, in quanto essere umano, sono perennemente incline al peccato, non mi confesso da quando ricevetti la Cresima, e sono pertanto “macchiata” da peccati veniali e mortali, che col tempo e con la fatica sto combattendo, ottenendo talvolta dei risultati.
È possibile che io abbia trovato le mie risposte scrivendole questa mail, però sento il bisogno di ricevere un consiglio da parte di un’altra persona, da parte di un punto di riferimento, perché sono sicura di non poter farcela da sola. Dopotutto, anche nella sfera quotidiana, la più semplice, si sempre ha bisogno di qualcuno con cui si possa anche semplicemente scambiare un paio di parole.
Mi sento coinvolta in una perenne ricerca di Dio, ma non sono certa di farcela da sola.
Spero di ricevere qualche consiglio a riguardo, e spero di non averle recato alcun disturbo.
Le auguro una buona serata.


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. mi dispiace per il grave ritardo con cui ti rispondo, ma solo oggi sono giunto alla tua mail alla quale rispondo ben volentieri.
Il motivo del gaudio è dovuto al fatto di contemplare l’opera di Dio che non si stanca mai di richiamare a sé ogni creatura fatta a sua immagine e somiglianza.
Desidero sottolineare le tre occasioni in cui hai sentito più forti i richiami da parte del Signore.

2. Il primo forte richiamo l’hai avvertito durante la gita scolastica fatta con la professoressa di religione che vi portava a visitare le chiese.
Lì hai sentito per la prima volta che ti mancava qualcosa.
Ti mancava l’esperienza religiosa e segnatamente l’esperienza religiosa cristiana che non consiste soltanto nel rivolgersi ad un Dio lontano.
Ma è soprattutto accoglienza di Dio nel proprio cuore.
“A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

3. “A quanti l’hanno accolto”: qui c’è tutta l’essenza del cristianesimo e nello stesso tempo la differenza del cristianesimo da qualsiasi altra religione.
Gesù ha detto: “Se uno mi ama, ascolta la mia parola; e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
In nessun altra religione vi sono affermazioni simili.
Il motivo è che solo Dio può assicurare questa presenza.
Le altre religioni hanno come fondatori degli uomini i quali per quanto bravi non possono portare Dio nell’anima.
Solo il cristianesimo ha un’affermazione simile perché in testa a questa esperienza c’è Dio che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

4. È in virtù di questa presenza che San Tommaso d’Aquino ha potuto dire che solo Dio sazia e che tutto ciò che meno di Dio non sazia.
In quella chiesa c’era certamente la presenza di Dio nel Sacramento. E sebbene tu non vi abbia badato, tuttavia Dio si è fatto sentire e ti ha fatto comprendere che il tuo cuore aveva bisogno di lui.
Proprio come diceva Sant’Agostino: “Tu Dio ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te”.

5. La seconda esperienza che hai fatto è anch’essa molto bella e suggestiva.
Hai sentito dei canti che venivano dalla Chiesa e sei stata attratta da quella melodia. Entrata in Chiesa hai sentito l’esigenza di rimanere a Messa fino alla fine. Ti sei sentita saziata. Hai sentito l’anima colma di pace e di soavità.
Posso immaginare quello che hai provato. Quei canti e quella musica smuovevano il tuo cuore e quella volta vi è entrato Dio.
È stata senza dubbio un’esperienza indimenticabile il cui ricordo ti riempie di dolce nostalgia col desiderio di viverla di nuovo.
Sant’Agostino nelle sue Confessioni narra di aver sentito uno scossone quando gli venne riferito che alcuni funzionari dell’imperatore che a quei tempi si trovava a Treviri, camminando per strada, sentirono dei canti che provenivano da una cripta.
Erano dei monaci che cantavano le loro lodi al Signore.
Entrarono e ne rimasero conquistati al punto che si fecero monaci anch’essi.

6. Una terza volta Dio ha voluto darti un altro segno particolarmente eloquente.
Presa dallo sconforto a motivo della quarantena e dell’attuale epidemia avevi chiesto al Signore di darti forza perché sentivi che da sola non riuscivi ad andare avanti e il giorno dopo, come per miracolo, hai sentito dentro di te una forza che in precedenza non avevi mai avvertito.
Non commuove forse questo fatto che nell’angoscia hai gridato al Signore ed egli ti ha risposto (cfr. Sal 118,5)?
È una lezione particolarmente eloquente anche questa: Dio ti ha fatto toccare con mano che ti è vicino, che ti ama, che ti ascolta, che ti viene in soccorso.
Quello che ha fatto quella volta. lo vuole fare sempre.
Anzi, vuole fare con te cose ancora più grandi.

7. Ma c’è ancora un’altra cosa che desidero sottolineare.
Mi dici che mentre mi scrivevi stavi già trovando le risposte.
Non mi meraviglio di questo perché mentre mi scrivevi sentivi profondamente Dio dentro la tua mente e il tuo cuore.
Questa presenza di santità ti ha fatto comprendere che nella tua vita ci sono delle macchie da eliminare.
Da una parte sentivi Dio e dall’altra ti sentivi peccatrice.
E così comprendevi da sola, o per meglio dire il Signore ti fatto comprendere che adesso hai bisogno di compiere un passo importante: la confessione sacramentale.

8. Qui recupererai la grazia che porterà in te non soltanto per qualche momento – come è successo finora – la presenza personale del Signore. Ma te la donerà in maniera permanente.
Attraverso la confessione ti incontrerai con il sacerdote, che è simultaneamente ministro di Dio e della Chiesa.
Con il suo aiuto potrai programmare la tua vita di preghiera, la tua vita sacramentale, la tua vita morale, la tua vita di comunione con Dio.
Con lui potrai programmare quella che Giovanni Paolo II chiamava la pedagogia della santità, che poi non è altro che la pedagogia della felicità vera e permanente.
Gesù lo ha garantito: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).

9. È questo dunque il cammino che ti si apre davanti.
Un cammino di Vita piena che ti porterà ad esclamare più volte come Pietro sulla montagna della trasfigurazione: “Come è bello per noi Signore rimanere qui” (Mt 17,4).
Non tornerai più indietro per tutto l’oro del mondo.
Insieme con Davide nel salmo potrai dire: “Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: la mia eredità è stupenda (Sal 16,6).

Con l’augurio che tutto ciò che ti ho detto si avveri, ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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