Quesito

Salve, vorrei esporvi un dubbio che mi tormenta da tanto tempo. 
Sono un uomo sposato, ancora giovane. Mia moglie si è ammalata di una malattia che non ci permette di vivere la nostra sessualità. In pratica siamo come fratello e sorella, ma questa situazione, abbastanza sostenibile al principio, va ora avanti da cinque anni e diventa sempre più pesante.
La castità non è semplice in questa società, se si vive soli, men che meno quando si è sposati con una persona che si ama!! Ho pensato anche alla masturbazione come valvola di sfogo, anche per non mettere in difficoltà mia moglie e non arrivare a quella soglia di nervosismo "sbagliata" e che da il la a pensieri sbagliati.
Il freno, però, è il fatto che sia un peccato mortale (Ma lo è anche in questo caso e anche se si pensa alla propria moglie?). Come si deve agire in questi casi? Capisco, la preghiera, noi andiamo tutti i giorni in chiesa, ai vespri, all’adorazione, recitiamo il rosario e la coroncina, ma arriva un momento nel quale tutto risulta troppo difficile da sopportare…per non parlare della tristezza di non poter avere figli….non riesco a comprendere con quale superficialità i sacerdoti mi dicano: "cosa c’è di strano….rimani in castità per tutta la vita e basta!" ma davvero pensate che sia cosi facile nel matrimonio?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. Con grande realismo un documento del magistero della chiesa ricorda che nella vita di tutti, sia di quanti vivono nel celibato come di quelli che vivono nel matrimonio “di fatto capitano in un modo o nell’altro per periodi di più breve o di più lunga durata, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umana: verità e significato, 19).

2. La castità che tu in questo momento sei chiamato a vivere non è semplicemente la castità coniugale, che viene intesa come esercizio della propria sessualità secondo il disegno di Dio (senza contraccezione e senza degradare l’altro a oggetto di piacere), ma è una castità ancora più alta, che richiede anche l’astensione da atti di cui, essendo sposato, hai il diritto e anche il dovere di compierli, ma per circostanze particolari non ti sono impediti.
Questo è certamente un imprevisto nella tua vita coniugale, ma sei chiamato ad accettarlo.

3. In questa situazione mi pare che vadano sottolineate due cose.
La prima: l’astensione dai rapporti sessuali non è l’equivalente dell’astensione dall’affetto vicendevole.
La vostra vita di donazione vicendevole e di amore si sta sviluppando ancora di più.
Penso che per tanti aspetti sei più attento alle necessità della moglie.
La circondi di premure, di tenerezze perché non si senta abbandonata.
Sei la persona sulla cui fedeltà e dedizione lei può contare.
In questo sei per lei l’immagine visibile del modo di amare di Dio.
Lei sente Dio vicino a sé attraverso di te.
E penso che anche tu riceva da tua moglie tanti segni di riconoscenza e di grande affetto.

4. La seconda cosa che stai vivendo è questa: un’unione e una sponsalità ancora più forte con il Signore, che è il vostro primo Sposo, quello di cui voi due siete segno e richiamo l’uno per l’altro.
L’esercizio della preghiera quotidiana, regolare e intensa è segno che Gesù è diventato ormai il respiro della vostra vita.
Per voi non è una condanna pregare, come non è una condanna poter respirare, ma è un’esigenza della vostra vita, del vostro amore.
Lui vi nutre, vi fa respirare, vi sazia ogni giorno.

5. L’unione con il Signore è anche particolarmente feconda per te, per tua moglie, per la comunità parrocchiale e per la Chiesa tutta.
Ogni giorno spandete nella Chiesa un bene immenso: sono i tesori di grazie che il Signore dona alla vostra anima e da questa, come per pienezza si riversano su tutti.

6. Nel frattempo senti in te qualche pulsione verso la masturbazione
La masturbazione è sempre un atto profondamente sbagliato. È un uso strumentale del proprio corpo, che è chiamato invece a farsi dono.
Qualora tu cedessi, avvertiresti di perdere tutto: la grazia santificante, la presenza di Dio, i meriti, la tua forza fecondante per la Chiesa e per il mondo.
È dunque una tentazione, che vorrebbe mascherarsi di una qualche plausibilità.
Il demonio è geloso di tutto quello che hai costruito e fa di tutto per demolirlo.

7. Valgono anche per te le parole del Signore dette attraverso San Pietro: “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi” (1 Pt,5,8-9).
È come un leone ruggente, cioè furioso.
Ma non può fare nulla contro di te se non gli dai il permesso.
Il minimo grado di grazia (di amore di Dio) è sufficiente per tenerlo lontano.
Continua dunque così.

Ti assicuro la mia preghiera e la mia benedizione.
Padre Angelo