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Quesito

Caro Padre Angelo,
la ringrazio innanzitutto ancora una volta per il tempo che dedica a tutti i nostri dubbi.
La domanda che le volevo porre è su questo passo del Vangelo di Matteo (23, 8-10) dove Gesù dice, parlando dei Farisei: “Ma voi non vi fate chiamare rabbì, perché uno solo è fra voi il Maestro e tutti voi siete fratelli. Nessuno chiamerete sulla terra vostro padre, poiché uno solo è il vostro padre, quello celeste. Non vi farete chiamare precettori, poiché uno solo è il vostro precettore, il Cristo." 
Ecco, il secondo passo in particolare mi ha fatto venire un dubbio: non è allora forse sbagliato il nostro rivolgersi ai preti con l’appellativo di "Padre", così come al Papa con quello di "Santo Padre"? Cercando di trovare da solo una risposta, ho pensato che Gesù in realtà mettesse in guardia dal venerare eccessivamente i sacerdoti quasi come se fossero essi stessi divini, mentre quando noi chiamiamo "Padre" un sacerdote lo facciamo in quanto egli è rappresentante di Dio Padre in terra. Inoltre, se si dovesse prendere alla lettera l’ammonimento di Gesù, non dovremmo chiamare "Padre" neppure il nostro padre naturale. Queste sono le mie argomentazioni, ma vorrei conoscere anche la sua opinione.
Cordiali saluti,
Michele


Risposta del sacerdote

Caro Michele,
1. da solo sei andato molto vicino alla soluzione del problema perché non Gesù ha chiesto di cambiare la dicitura del quarto comandamento: “Onora il Padre e la madre”, né ha proibito ai figli di chiamare padre e madre i loro genitori.

2. Per comprendere il significato delle parole evangeliche va ricordato che il Signore stava parlando dei dottori della legge, i quali si facevano chiamare “padre” dai loro discepoli.
Questi dottori della legge davano molte spiegazioni e molte sentenze. Ma non generavano nessuna vita divina nei cuori dei lori discepoli.

3. San Paolo ricorda che la paternità piena è quella di Dio e che da questa paternità ogni altra paternità prende nome (Ef 3,15).
Con questo fa capire che vi sono altri tipi di paternità.
Ad esempio: i tuoi genitori hanno espresso per te una duplice paternità: quella biologica e quella morale e spirituale, perché hanno provvisto e provvedono alla tua formazione.

4. Ma accanto a questa paternità, ve ne è un’altra che ci rende figli di Dio.
È quella che hanno esercitato i sacerdoti che ti hanno generato nella vita cristiana, infondendo in te la grazia col battesimo e rigenerandoti di nuovo con la confessione sacramentale.
Questi di fatto hanno esercitato ed esercitano nei tuoi confronti una vera paternità di ordine soprannaturale.
Invece gli scribi e i farisei non generavano niente sul versante della grazia. Anzi, imponevano solo pesanti fardelli agli altri, mentre loro – a detta di nostro Signore – non li toccavano neppure con un dito.

5. Parlando di questa paternità di ordine soprannaturale san Paolo poteva dire ai corinti di essere loro padre. Dice infatti: “Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo” (1 Cor 4,15).
Più chiaro di così!

6. Se i tuoi sacerdoti sono veri padri nell’ordine della grazia, a fortiori lo è colui che chiamiamo “Santo Padre” o papa (che significa padre).

7. Mi piace ricordare infine che dalla croce Cristo ha costituto Maria nostra Madre, dicendo a Giovanni: “Figlio, ecco tua madre!”.
La parola madre è uscita dalle labbra stesse di Nostro Signore.
Quella di Maria nei nostri confronti è una vera maternità: non biologica, ma di ordine soprannaturale.
Quella dei sacerdoti è sulla medesima linea.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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