Quesito

Caro Padre Angelo,
Buongiorno
Sono un ragazzo di 20 anni. Un annetto fa mi ero convertito, ero devotissimo, andavo a messa quasi tutti i giorni della settimana, rosari, preghiere in generale, ho convertito la mia famiglia, divina misericordia, ma andando in vacanza per tre mesi nel mio paese è diminuita questa devozione, e forse questo mi ha fatto essere più vulnerabile e debole nei peccati in generale, e al voler innamorarmi di un ragazzo.
Da bambino avevo avuto qualche esperienza del genere e parlandone con la psicologa forse è stato questo il trauma del perché mi sono sempre piaciuti i ragazzi. In precedenza quando avevo 16 anni iniziai a incuriosirmi, al principio per provare, un ragazzo e un altro, poi iniziai a prenderla sul serio.
Mi sono innamorato di un ragazzo e ci sono stato insieme 7 mesi.
Ma dalla conversione non ho fatto niente con altri ragazzi, quindi da un anno ormai. So che è peccato mortale, che magari rischierei le fiamme eterne, so che se ci starei insieme al ragazzo di cui mi sono innamorato in questi giorni, farei andare anche a lui li, ma ci soffro, prego, chiedo ma non so più cosa fare.
Per ora da un mese sono puro e sto bene, ma ho bisogno anche di amore, affetto, di calore umano, di coccole, io che sono cosi, ma ci provo con una ragazza o un altra ma niente, non riesco ad innamorarmi di una donna, davvero, mi fa venire i brividi solo al pensare baciarla e perciò spesso dico sempre che non voglio niente con lei.
Ma quando sto con un ragazzo, esce fuori il lato migliore di me, mi sento benissimo, ciò che con le ragazze non faccio.
Non pensa che anche Dio possa chiudere un occhio per me?
Siamo in 7 miliardi nel mondo e la maggior parte eterosessuali e si moltiplicano normalmente, ma la piccola parte è omosessuale e magari non per scelta ma perché si sente meglio cosi, altri che hanno avuto traumi.
Grazie Padre Angelo se risponderà


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. parto da quanto hai scritto ad un certo punto della tua mail: “Per ora da un mese sono puro e sto bene”.
Questa tua esperienza è concorde con quanto insegna la Chiesa in un documento del suo Magistero intitolato Homosexualitatis problema: “Come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio.
 Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).

2. Ti esorto dunque a rimanere puro.
La Chiesa non vieta le amicizie tra persone omosessuali.
Tuttavia in queste amicizie deve essere chiaro che la disordinata inclinazione costituisce una spinta ad andare oltre.
Questo oltre non ci deve essere, altrimenti si rischia di pervertire il disegno di Dio sulla sessualità umana e di innescare una dipendenza dalla quale è difficile uscire.
Anzi, l’esperienza mostra quanto le unioni gay siano fragili e caratterizzate da continue infedeltà.
Coloro che hanno pratica omosessuale sembrano talvolta incontenibili e adescano chiunque.
C’è qualcosa di innaturale nel loro comportamento, che non si trova nelle persone comunemente sposate.

3. Anche le persone sposate possono essere tentate dall’infedeltà. E di fatto non pochi cadono.
Ma le persone sposate hanno molti motivi che proteggono la fedeltà.
Vi è anzitutto l’unione coniugale per la quale ci si è promessi davanti a Dio di donarsi e di servirsi a vicenda per tutta la vita.
Poi c’è la presenza dei figli, che è sufficiente per essere più maturi nel proprio comportamento.
Soprattutto perché l’amore coniugale è un amore puro, un amore casto. Anzi, è un amore santo.

4. Il Magistero della Chiesa dice che l’inclinazione omosessuale non è un peccato. Ed è vero, ma costituisce un disordine.
Questo disordine non è qualcosa di astratto, ma inclina al disordine.
È come se di partenza si fosse già in un piano inclinato, che rende più difficile rimanere in piedi.

5. Rende più difficile, ma non in impossibile.
È questa l’esperienza che stai facendo ed è questa l’esperienza che la Chiesa la Chiesa ti propone.
Te la propone proprio per custodire la tua gioia e il tuo benessere.

6. Per questo mi piace riproporti quanto dice il Magistero della Chiesa, che in maniera garantita e genuina interpreta l’insegnamento di Dio:
Il documento che ti ho citato si domanda: “Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale che cerca di seguire il Signore?”.
E risponde: “Sostanzialmente queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio unendo ogni sofferenza e difficoltà che possono sperimentare nella loro vita a motivo della loro condizione al sacrificio della croce del Signore…
La croce è sì un rinnegamento di sé, ma nell’abbandono alla volontà di quel Dio che dalla morte trae fuori la vita…
Anche se ogni invito a portare la croce o a intendere in tal modo la sofferenza del cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro che sono seguaci di Cristo.
In realtà questo non è altro che l’insegnamento rivolto dall’apostolo Paolo ai Galati, quando egli dice che lo Spirito produce nella vita del fedele: «amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» e più oltre: «Non potete appartenere a Cristo senza crocifiggere la carne con le sue passioni e i suoi desideri» (Gal 5, 22.24)” (HP 12).

7. Non dovrai dunque rinunciare alle amicizie, ma a certe cose perché in breve ti porterebbero fuori strada e ad essere infelice.
Non si deve mai dimenticare quanto ha insegnato il Signore e cioè che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35).

8. Si legge ancora nel documento Homosexualitatis problema: “Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità.
Se si dedicano con assiduità a comprendere la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza, e di ricevere la grazia del Signore, in esso così generosamente offerta, per potersi convertire più pienamente alla sua sequela” (HP 12).
Il disordine e il peccato non aggiustano mai le situazioni, semmai le aggravano.
Solo ciò che è vero può ultimamente essere anche pastorale” (HP 15).

Perché tu possa compiere questo percorso di felicità che ti indica la Chiesa,  che ti tiene unito a Dio e ti aiuta a donarti in maniera vera ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo