Quesito

Salve Padre,
Le scrivo per due motivi: anzitutto per portare la mia testimonianza di conversione e per alcuni quesiti riguardanti la mia vita di fede.
Sono un ragazzo di 23 anni, da 3 anni posso dire con grande letizia di aver scoperto il grande Amore di Nostro Signore. Purtroppo però non sempre è stato cosi. Durante la mia adolescenza ho vissuto lontano da Lui, preoccupato solo del mio egoismo ed immerso nei miei errori. Tuttavia il Signore ha guardato alla mia miseria e mi ha fatto il dono di farmi incontrare una persona (che ora da quasi 5 anni è la mia fidanzata) che mi avvicinato alla fede cattolica. Da quel momento in poi gradualmente ho sempre più scoperto questo grande Amore di Dio per me. Ho iniziato prima a tormentarmi per le mie colpe passate, poi a confessarmi (andando avanti con regolarità), a comunicarmi, poi ho fatto la Cresima ed ho iniziato a vivere in modo attivo nella mia parrocchia (faccio parte della gioventù francescana del mio paese e da quasi un anno sono diventato il presidente di questa fraternità).
In questo cammino di conversione come non ricordare le tante grazie ricevute? In particolare il dono della purezza. Da anni vivevo con diversi vizi a questo riguardo,ma il Signore (con l’intercessione di S. Giuseppe al quale mi sono affidato) li ha sradicati tutti in pochissimo tempo, molto più di quanto avrei meritato ma come Lei dice spesso il Signore non si fa vincere in generosità! E quindi eccomi qua, 3 anni dopo vivo stabilmente nella Sua Grazia, seguendo costantemente la via maestra che la Chiesa come madre ci propone, ma sono ben consapevole che il cammino è ancora lunghissimo ed è chiaro quale sia l’obbiettivo a cui quantomeno devo tendere: la santificazione. Ma progredire verso la vera santità non è certamente cosa facile e richiede impegno e sacrifici,per questo mi rivolgo a Lei cercando alcuni preziosi suggerimenti.
Partirei anzitutto dalla mia vita di preghiera: mi propongo di recitare giornalmente il Rosario a cui aggiungo altre preghiere a seconda dei casi, tuttavia il mio non è tanto un problema di quantità,ma ritengo più che altro di qualità. Troppo spesso faccio la preghiera solo come un dovere e troppo poco spesso sento quel fuoco d’Amore che dovrebbe sempre accompagnare le preghiere. Quindi Le chiedo:come fare per rendere la preghiera più fervente e meno meccanica? Purtroppo a volte mi capita di "saltare" qualche preghiera in alcuni giorni in cui magari mi sento più pigro…può dipendere dal fatto di dover migliorare la mia vita di preghiera?Io ritengo di si.
Altra domanda: l’umiltà. Riconosco di essere spesso tentato sotto questo aspetto,forse perchè molte persone mi elogiano per il mio percorso o anche all’interno della mia fraternità,quindi Le chiedo:cosa mi consiglia per mantenermi sempre umile? Anche in fraternità mi capita spesso di puntare molto in alto nelle opere da realizzare, tuttavia quando non si riesce a realizzare qualcosa mi sento molto deluso…può questa essere una mancanza di riconoscenza verso il Signore? (grazie a Lui si riesce comunque sempre a fare molto in fraternità). Oppure è legittimo puntare in alto e restare delusi quando non si riesce a fare determinate cose?
Un altro dubbio che spesso mi viene in mente è quello relativo alla testimonianza cristiana. Riconosco di essere abbastanza timido, quindi è per me una sfida testimoniare in modo propositivo la mia fede,tuttavia quando mi viene chiesto non mi tiro indietro. Lei che è confessore saprà meglio di me quanta miseria umana c’e in questo periodo storico, specialmente (triste a dirsi) tra noi ragazzi. Qual’è secondo lei il modo più incisivo di testimoniare la propria fede? Mi sono persuaso sia con la testimonianza di vita anzi che con le parole, Lei cosa ne pensa?
Ultima domanda: da tempo ho in mente di affidarmi ad una guida spirituale e man mano che vado avanti ne sento sempre più il bisogno, tuttavia non ancora trovato la persona a cui possa affidarmi. Mi è stato consigliato che per scegliere devo prima confessarmi diverse volte con un sacerdote che io possa ritenere all’altezza del compito e poi decidere. Lei quale pensa siano i criteri che debba avere un padre spirituale? La ringrazio per la pazienza con cui leggerà questa lunga mail e mi scuso per averLa bombardata di domande,ma in tutta onestà mi fido molto del suo parere e tante volte in passato la sua rubrica mi ha aiutato tantissimo.
La ricordo nelle mie preghiere, un affettuoso saluto.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
rispondo punto dietro punto alle tue domande.

1. La prima cosa che desidero sottolineare è la grazia inestimabile che hai ricevuto incontrando la ragazza con la quale attualmente condividi un cammino di santificazione e di affetto vicendevole.
Potrei dire che senza alcuno sforzo la tua ragazza ti ha guadagnato a Cristo perché si è presentata a te come vuole il Signore, con quell’ornamento così persuasivo come è quello descritto da san Pietro: “Voi, mogli, state sottomesse ai vostri mariti, perché, anche se alcuni non credono alla Parola, vengano riguadagnati dal comportamento delle mogli senza bisogno di discorsi, 2avendo davanti agli occhi la vostra condotta casta e rispettosa” (1 Pt 3,1-2).
La tua ragazza non era ancora tua sposa, ma si è presentata a te così: con una condotta casta e rispettosa.
Con la sua condotta ha guadagnato a se stessa il tuo cuore e la tua anima al Signore.
Santa Teresa d’Avila scrive che “gli uomini facilmente si innamorano delle virtù delle donne. Credo, infatti, che tutti gli uomini preferiscano le donne che vedono inclini alla virtù, e anche per quel che riguarda l’affezione terrena, credo che le donne ottengano da essi di più con questo mezzo” (Vita, cap. 5,6).

2. In questo cammino di conversione una delle grazie più grandi che hai ricevuto – come tu stesso riconosci – è il dono della purezza.
Come l’impurità causa un certo ebetismo nell’anima per il quale si diventa incapaci di penetrare nelle cose di Dio, così la purezza dispone alla conoscenza, al possesso e al gusto delle cose di Dio.
Per questo Gesù ha detto: “Beata i puri di cuore perché vedranno Dio “ (Mt 5,8).
Ed è per questo che la purezza è la premessa di molti altri beni, come si legge nella Scrittura in Sap 7,11: “tutti gli altri beni mi sono venuti parimenti insieme con essa” secondo l’interpretazione che da sempre ne hanno dato gli Autori spirituali.

3. Nella tua mail accenni all’intercessione di San Giuseppe per lo sradicamento di certi vizi e hai sperimentato la potenza che il Signore ha dato a questo glorioso Santo.
Mi piace ricordare che c’è una preghiera a San Giuseppe per ottenere la castità: “Virginum custos”. Papa Giovanni da ragazzo la recitava tutti i giorni e durante un mese di maggio si era impegnato a recitarla come fioretto due volte.
Questa preghiera è breve e si trova facilmente anche in versione italiana.
Te la presento: “O Custode e Padre dei vergini, san Giuseppe, alla cui fedele custodia fu affidata la stessa Innocenza Cristo Gesù e la Vergine delle Vergini Maria; per questo duplice carissimo pegno, Gesù e Maria, ti prego e scongiuro che, preservatomi da ogni impurità, con anima incontaminata, con cuore puro e con casto corpo, mi aiuti a servire sempre nella maniera più casta a Gesù e a Maria. Amen”.
Continua a invocare l’intercessione di San Giuseppe perché certi vizi non vengono sradicati per sempre. Trovano sempre esca per poter rispuntare

3. Hai capito qual è l’orizzonte e l’obiettivo della tua vita: la santificazione.
Alla santificazione sono legate le gioie più belle e più durature della nostra vita, perché si tratta nientemeno che del possesso di Dio, di quel possesso per il quale – se ci conserviamo in grazia – giò nella vita presente possiamo usare e godere di Dio come vogliamo, come ricorda san Tommaso.
Per questo Davide dice nel Salmo: “Gustate e vedete come è buono il Signore” (Sal 34,9).
Quando non credevi ed eri preso dai lacci dell’impurità era come se ti fosse mancato il palato per gustare quello che adesso gusti e che ti permette di vivere in una maniera infinitamente più bella e inebriante.
Forse il Signore ha permesso la tua esperienza precedente perché ti rendessi conto di come vivono tanti ragazzi. È come se mancasse loro il palato per gustare le gioie più belle e più alte.

4. Venendo adesso ai mezzi per custodire questa vita interiore e per svilupparla ancora di più: certamente il primo posto lo occupa la preghiera.
Ti sei proposto di recitare giornalmente il Santo Rosario.
Questa è la via più breve perché ti porta direttamente a Cristo, ti aiuta a introdurre la luce del Vangelo nelle singole azioni della tua vita e mantiene la tua anima unita al Signore.
Ho già spiegato molte volte come si recita bene il Rosario: mentre le nostre labbra scorrono nella recita del Padre nostro e delle Ave Maria, nella nostra anima dobbiamo fare tre passaggi:
ricostruire la scena del mistero enunciato nella nostra mente,
ringraziare il Signore perché mentre recitiamo il Rosario riattualizza per noi quell’evento,
domandare grazie in virtù dei meriti di Cristo contemplati in quell’evento.
In questi tre passaggi c’è tutto. C’è soprattutto la buona qualità della preghiera.
Cerca di essere fedele ogni giorno a tutti i costi a questa pratica.

5. Altro punto: l’umiltà.
Anche qui siamo sempre alle prime armi tanto più che il vizio contrario, quello della vana gloria, è costantemente stuzzicato dal nostro comune avversario.
Come esercitarsi nell’umiltà?
Ti indico quello che faceva il nostro padre Marie Joseph Lagrange durante l’anno di noviziato nell’Ordine domenicano: si preoccupava di partecipare agli incontri comuni con la volontà di uscirne fuori col compimento di alcuni atti di umiltà.
La esercitava lasciando parlare gli altri, nel non intervenire in qualsiasi momento, nel non far vedere che lui la sapeva più lunga degli altri.
Nello stesso tempo puntava in alto nella sua vita spirituale tendendo instancabilmente alla santità e nel trafficare i buoni talenti che il Signore gli aveva dato senza perdere tempo.
Nella vita di fraternità si può rimanere delusi per il comportamento di altri. Qui l’umiltà si esercita nel prenderne atto e nel non imputare loro le loro colpe.
Il Signore si serve anche di questo per ricordarci che la nostra azione esterna va sempre preceduta, accompagnata e seguita quella interna (preghiere e sacrifici). E così tante cose e soprattutto tante persone vanno meglio.

6. Quando ti elogiano per il percorso fatto riconosci pure dentro di te che se avessi tratto profitto da tutta la grazia che il Signore ti ha dato a quest’ora dovresti amarlo come un serafino (i serafini sono gli angeli che eccellono nell’amore di Dio). E invece siamo ancora molto lontani.
Se ti viene l’occasione, prova a dirlo anche agli altri.

7. La testimonianza cristiana migliore è quella della nostra vita.
A cominciare dal nostro “vocabolario”. San Paolo dice: “scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità” (Ef 4,31).
Ad esempio la maldicenza: quanta superbia e mancanza di carità nasconde.
Impegnati su questo: la prima testimonianza offrila con le tue labbra!
Tutto il bene che facciamo viene come vanificato se le nostre labbra non sono ben custodite.
Insieme con la custodia della tua bocca ci deve essere la testimonianza della tua vita: dalla pratica sacramentale (confessione abituale e frequente e Santa Messa) all’impegno all’interno della comunità.
Ci sia sempre intensa vita di preghiera, come ad esempio col Rosario: se c’è questo ed è recitato come ti ho detto sopra, è facile che la testimonianza (serenità di vita, virtù, unione con Dio) fiorisca da te senza che tu te ne accorga.
Ma se ne accorgono gli altri. E questa è testimonianza!

8. Mi chiedi infine quali criteri nella scelta di un buon padre spirituale.
Sono essenzialmente due.
Il primo è la dottrina, con ciò che essa comporta: fedeltà a Dio e all’insegnamento della Chiesa.
Su questo devi essere esigente con te stesso. Il tuo padre spirituale o confessore deve essere di “sana dottrina” come diceva san Paolo (Tt 2,1).
Mai e poi mai compreresti cibo inquinato. La stessa cosa devi fare anche con la tua anima.
Il secondo: che sia virtuoso. Perché ognuno parla e conseguentemente insegna dall’abbondanza del proprio cuore, come ha detto il Signore in Mt 12,46.

Ti ringrazio per tutto quello che hai scritto e per quanto hai domandato.
In particolare ti ringrazio per le preghiere promesse.
Tra breve scenderò a celebrare la Santa Messa. Ti ricorderò in modo particolare al Signore. E intanto ti benedico.
Padre Angelo