Quesito
Buongiorno Padre,
sono qui per raccontarle la mia storia ed avere alcuni chiarimenti. Sono sposata da 11 anni con un uomo 20 anni più grande di me, lui era divorziato e aveva già dei figli, abbiamo una bambina di 10 anni che abbiamo con tanto amore cercato e voluto.
Da 4 anni mi sono riavvicinata alla Chiesa, frequento costantemente e sono molto attiva in parrocchia, mia figlia fa parte del gruppo dei ministranti e anche lei è sempre presente con me nelle varie attività.
Non ho ricevuto il sacramento della cresima perché prima non frequentavo molto, il mio parroco dice che non posso ricevere il sacramento a meno che io e mio marito non seguiamo un percorso e lui chieda l’annullamento del matrimonio. Il problema è che mio marito è credente ma non praticante e non ne vuole affatto sapere…
Confessandomi in un santuario mi dissero che invece io potrei ricevere questo sacramento a prescindere da mio marito perché è una cosa mia personale…
Ma mi vergogno a dire al mio parroco di aver chiesto ad un’altra persona, non vorrei pensasse che non mi fido di lui.. È solo che io sento proprio il bisogno dentro di me di ricevere questo sacramento. Secondo lei c’è un modo per riceverlo?
Io voglio seguire anche un percorso, purché sia una cosa solo mia personale, senza dover far intervenire mio marito.
Inoltre non essendo mai stata sposata in chiesa, ma solo in comune, posso ricevere la Comunione? Non sono io ad essere divorziata, ma lui.
Anche qui ci sono diverse ideologie, c’è chi mi dice che non posso riceverla, chi invece mi dice che posso riceverla a patto di non aver rapporti sessuali con mio marito dopo la confessione.
Mi può dare lei qualche delucidazione?
Grazie, le auguro una santa e serena giornata.
Risposta del sacerdote
Carissima,
1. intanto mi compiaccio della grazia che hai ricevuto: di esserti riavvicinata al Signore.
Sono contento anche che tu sia attiva in parrocchia e che tua figlia sia amministrante. Sono certo che per questo ricevette molte benedizioni.
Venendo al dunque del tuo quesito: le varie risposte che i vari sacerdoti ti hanno presentato sono tutte giuste, ad eccezione di una, almeno in parte.
Per comprenderne il significato partiamo dal fatto che tu sei sposata civilmente con un uomo divorziato.
Il divorzio è una concessione fatta dall’autorità civile ma che di per sé è in contrasto con l’intrinseco significato del matrimonio e con la legge di Dio.
È in contrasto con l’intrinseco significato del matrimonio perché nel consenso coniugale gli sposi si donano totalmente l’uno all’altro.
In questo dono totale, che è una forma di esproprio di se stessi per essere per sempre e totalmente dell’altro, non rimane nessun appiglio per poter revocare il proprio dono.
I due sposi da quel momento si appartengono vicendevolmente. Sono una cosa sola.
Questo loro sentire e questo loro convincimento è ulteriormente confermato dalla legge di Dio espressa all’alba della creazione: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gn 2,4), e poi confermata da Nostro Signore Gesù Cristo: “Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto»” (Mt 19,4-6).
2. È vero che chi ha divorziato è tuo marito. Ma tu, quando hai deciso di stare con lui, hai accettato di stare con un uomo che non ti appartiene, perché davanti a Dio appartiene a sua moglie.
Da quel momento anche tu sei diventata irregolare.
3. Per questo il tuo parroco giustamente ti dice che sarebbe opportuno verificare la nullità del matrimonio di tuo marito.
In tal caso, tuo marito tornerebbe libero e potrebbe regolarizzare la vostra situazione davanti a Dio e davanti alla chiesa.
Se tuo marito ti vuole bene, perché non deve accondiscendere a questo tuo legittimo diritto?
Anche nel caso che non fosse credente, se ti vuol bene dovrebbe essere disposto a questo e ad altro.
4. Si comprende allora la riserva del tuo parroco, che sarebbe disposto ad ottenerti il sacramento della confermazione ma a condizione che tu sia in regola.
Infatti con il sacramento della confermazione si accetta e ci si impegna ad essere testimoni di Cristo e del suo Vangelo davanti a tutti, per spandere attorno a sé il buon profumo di Cristo, come dice San Paolo.
Ora in che modo diventi testimone del Vangelo di Cristo e della sua dottrina sull’indissolubilità del matrimonio se di fatto vivi con un uomo che non ti appartiene e il tuo vincolo non è sancito da Dio in maniera sacramentale?
5. Per cui non sarebbe corretta la risposta che ti avrebbe dato un confessore dicendo che questa è una faccenda tua e che non riguarda tuo marito.
È vero che è una faccenda tua perché il sacramento della cresima lo ricevi tu. Ma è un sacramento che ti impegna davanti alla Chiesa.
Lo riceveresti in maniera contraddittoria perché da una parte vuoi essere testimone di Cristo e del suo Vangelo, e dall’altra lo contraddici con la tua situazione matrimoniale.
6. Inoltre quel confessore doveva dirti che poteva darti l’assoluzione solo nel caso di perfetta astinenza coniugale, perché tuo marito davanti a Dio continua ad appartenere ad un’altra donna.
Solo in questo caso puoi essere assolta, fare la Santa Comunione e ricevere il sacramento della cresima. Con l’attenzione, tuttavia, di ricevere questi sacramenti là dove non sei conosciuta come il regolare, per non causare confusione nei fedeli.
7. Pertanto le soluzioni sono due.
La prima, quella di percorrere la via della dichiarazione di nullità del matrimonio di tuo marito. Non sarà difficile trovare i motivi che ne dichiarino la nullità. In tal modo serenamente potrai accedere a tutti i sacramenti della Chiesa
La seconda, nell’impossibilità di percorrere tale via precedente, per ricevere i vari sacramenti devi vivere in perfetta astinenza.
Augurandoti ogni bene per il progresso della tua vita cristiana e per la tua famiglia, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
