Quesito

Buonasera Padre,
perché San Giovanni Battista chiama Gesù Agnello di Dio e non capro Espiatorio?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. è vero San Giovanni chiama Gesù agnello di Dio: “Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” (Gv 1,29) e “fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!»” (Gv 1,36).

2. Sia l’agnello sia il capro potevano essere offerti in sacrificio di espiazione.
Tuttavia ogni giorno nel tempio di Gerusalemme tanto al mattino quanto alla sera veniva offerto in sacrificio un agnello e non un capro.

3. San Tommaso commentando Gv 1,29 ricorda che “era consuetudine offrire nel tempio cinque specie di animali: tre terrestri, cioè il vitello, la capra e la pecora (pecore però erano e l’ariete e la pecora e l’agnello), e due volatili, cioè la tortora e la colomba.  Tutti questi animali prefiguravano la vittima del vero sacrificio, Cristo, che “ha dato se stesso quale sacrificio a Dio”, come detto in Ef 5,2”.

4. Poi San Tommaso si domanda: “Perché dunque il Battista, nel dare testimonianza a Cristo, nomina soltanto l’agnello?”.
Ed ecco la risposta: “Per il seguente motivo: mentre in altri momenti si sacrificavano nel tempio altre vittime, come riferisce la Scrittura (cfr. Nm 28,3 ss.), c’era un sacrificio quotidiano alla mattina e alla sera nel quale si offriva sempre l’agnello.
Questo sacrificio non cambiava mai, ma si compiva come sacrificio principale, mentre gli altri erano come supererogatori. Perciò l’agnello che era la vittima principale è figura di del Cristo, la vittima per eccellenza”.

5. Inoltre il profeta Isaia, parlando del Messia, ne parla come di un agnello innocente condotto al macello e non come un capro: “Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7).
Tanto l’agnello quanto la pecora vanno dietro al pastore senza ricalcitrare. Se ne vanno mansueti e silenziosi anche al macello perché non sanno ciò che li attende.
Gesù Cristo, pur sapendo alla perfezione ciò che l’attendeva, si è avviato alla passione e alla morte proprio come un agnello mansueto. Anche sotto i tormenti i suoi sentimenti sono sempre stati di mansuetudine. Durante l’interrogatorio dinnanzi alle false accuse, taceva. Appena inchiodato sulla croce dice: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. All’umanità che lo crocifigge dona per madre Maria: “Donna, ecco tuo figlio”.
Al ladrone pentito dice: “Oggi sarai con me nel paradiso”.
L’agnello, dunque, è il simbolo di tutte le virtù: della pazienza, dell’umiltà, dell’obbedienza….
6. Non così i capri, nei quali sono rappresentati i reprobi, coloro che saranno dannati nel giudizio universale.
Mentre gli eletti saranno chiamati pecore. E per quattro motivi secondo San Tommaso: per l’innocenza, per la pazienza, per l’obbedienza e perché dalla pecora percepiamo molti frutti.
I reprobi invece vengono chiamati capri perché il capro “è un animale che va per i precipizi, è particolarmente lussurioso (bramoso del coito) ed è testardo”.
Come si vede, Gesù non poteva essere chiamato capro, sebbene sia stato prefigurato dal capro espiatorio.

7.  Nel dizionario enciclopedico della Bibbia e del mondo biblico curato da E. Galbiati, alla voce capro si legge: “Siccome il capro sta alla testa di un gregge di capre (Ger 50,8), nel linguaggio immaginoso dei profeti, quest’animale talvolta designa – e in un senso piuttosto negativo – i principi, i potenti, i ricchi (Ez 34,17; 39,18; Dan 8,5; Zac 10,3).
Nella celebre parabola dell’ultimo giudizio (Mt 25,31.46) in cui il pastore separa le pecore dai capri, il testo originale parla con più precisione di capretti (versetto 33). Anche oggi nella Palestina si incontrano spesso, fianco a fianco e in gran numero, pecore bianche e capre o capretti neri, dunque facili a distinguersi”.

Con l’augurio di diventare sempre più somigliante a Cristo, agnello mite e innocente, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo