Quesito
Caro Padre,
sono un uomo di qualche anno, padre di tre splendidi figli – due ragazze, ormai donne, e un ragazzo – avuti da due matrimoni diversi. Sono divorziato e attualmente risposato civilmente.
Mi definisco un cristiano che cerca di vivere la fede nel migliore dei modi possibili. Tuttavia, per molto tempo, a causa del mio stato di vita, mi sono sentito in difetto e questo mi ha allontanato, devo ammettere con rammarico, non solo dalla Santa Comunione ma spesso anche dalla Santa Messa stessa.
Poi, il 24 agosto 2024, ha avuto luogo quello che oggi riconosco non come una semplice disgrazia, ma come un evento di grazia. Ho avuto un grave incidente domestico: sono scivolato in uno spazio angusto della cucina, così stretto che fisicamente non ci entrerei neppure in diagonale. Eppure, nel cadere, ho avuto la netta, chiara sensazione di essere stato sostenuto. Ho sentito qualcosa che mi teneva e che ha poggiato la mia testa dolcemente a terra. Il risultato, inspiegabile umanamente, è che non ho sbattuto nulla, a parte la frattura del femore. Sono uscito da quell’incidente con la consapevolezza di essere stato miracolosamente protetto.
Quell’evento ha segnato una svolta. Da quel momento, è successo qualcosa di profondo in me: mi sono ritrovato diverso, colmo di una gioia e di una felicità mai provate prima. Ho sentito nascere in me un desiderio incessante di ringraziare e pregare. È così che mi sono riavvicinato alla Chiesa, con un rinnovato ardore.
Ora, il desiderio più grande del mio cuore è di tornare a vivere un rapporto pieno con Dio, desidero ardentemente tornare a nutrirmi di Lui nell’Eucaristia. Questo desiderio, però, si scontra con una profonda confusione interiore.
Da una parte, capisco che la mia situazione non è regolare. Dall’altra, faccio fatica a conciliare questo con la verità fondamentale della nostra fede: che Dio è Amore. È su questo Amore che basiamo tutta la nostra vita; cerchiamo di amare e aiutare il prossimo per essere felici e in grazia di Dio. Cosa c’è di più bello che amare ed essere amati, aiutare ed essere aiutati? Se Dio, nella sua infinita Misericordia, ha perdonato persino chi ha crocifisso suo Figlio, mi chiedo con umile trepidazione: come posso io, che desidero solo amare e servire, riconciliarmi pienamente con Lui?
Le scrivo, Padre, per mettere il mio cuore a nudo e per chiederle un consiglio pastorale. Desidero con tutto me stesso avvicinarmi ai Sacramenti, ma non voglio farlo in modo sbagliato. Ho bisogno della Sua guida per capire quale strada percorrere, se esiste per me una possibilità di regolarizzare la mia situazione alla luce dell’Amore e della Misericordia di Dio che ho sentito così tangibilmente sostenermi.
La ringrazio fin d’ora per l’ascolto e il tempo che mi dedicherà.
Con stima e in attesa di un Suo riscontro, cordialmente,
Marco
Risposta del sacerdote
Caro Marco,
1. “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28).
Dio ha permesso quella scivolata in cucina, che poteva essere rovinosa, perché tu sentissi una mano (quella di Dio? Quella della Madonna?) che ti sorreggeva.
2. Quella medesima mano successivamente ha toccato il tuo cuore perché adesso scrivi: “il desiderio più grande del mio cuore è di tornare a vivere un rapporto pieno con Dio, desidero ardentemente tornare a nutrirmi di Lui nell’Eucaristia”.
Senza ombra di dubbio possiamo essere certi che è stato il Signore a suscitare in te questo desiderio. Dice infatti lo Spirito Santo per mezzo di San Paolo che “è lui che suscita in noi il volere e l’operare secondo il suo disegno di amore” (Fil 2,13).
3. Vivi in una situazione familiare che sotto il profilo ecclesiale è irregolare e pertanto oggettivamente non ci sono le disposizioni necessarie per poter ricevere l’assoluzione sacramentale e la Santa Comunione.
4. Una strada da percorrere può essere quella di verificare la nullità del tuo matrimonio.
In tal caso si potrebbe procedere ad una sanatio in radice per l’attuale matrimonio civile, supposto evidentemente che tua moglie non debba ricorrere al medesimo procedimento.
5. Un’altra strada, più breve, è quella indicata dal santo Papa Giovanni Paolo II in Familiaris consortio: “La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi” (FC 84).
6. Il motivo di questa preclusione è che tra divorziati risposati si vive in uno stato permanente di adulterio.
Col matrimonio ti sei consegnato a tua moglie e sei suo per sempre. La stessa cosa ha fatto tua moglie con te.
I cristiani non possono dimenticare ciò che il Signore ha detto: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,11)
7. Quella della castità non è una strada impossibile. Quanti coniugi, per i più svariati motivi, vivono tra loro come fratello e sorella.
Bisogna riconoscere che quella indicata da Giovanni Paolo II è una strada altamente santificante.
Si deve anche aggiungere che qualora si optasse per questa strada è necessario evitare che i fedeli cadano in confusione. Ciò significa che non si può fare la Santa Comunione dove le persone che li conoscono come divorziati risposati.
8. Il bene che puoi dare ai tuoi carissimi figli facendo la Santa Comunione per loro è incalcolabile. Vale qualsiasi sacrificio.
San Tommaso ricorda che l’eucarestia è l’unico sacramento che non giova direttamente soltanto a chi lo riceve ma anche ad altri perché Gesù ha detto: “ll pane che io darò e la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).
San Tommaso ha commentato queste ultime parole: “per la vita del mondo”, cioè per tutti e non soltanto per la vita di chi lo riceve.
Con l’augurio che ben presto tu possa ricevere la remissione dei peccati nel sacramento della confessione e accostarti alla sacra mensa per i tuoi cari vivi e defunti, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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