Quesito

Carissimo P. Angelo,
non so neanch’io perchè le scrivo, dal momento che penso che neanche lei potrà aiutarmi. Ma forse una piccola speranza c’è sempre in fondo al cuore. Ho 58 anni e la mia vita ha conosciuto pochi momenti di gioia, più tristezza e disperazione che vorrei gridare al mondo e a Dio; ma come un groppo in gola me lo impedisce. Penso che a Dio io non interessi tanto. Ed è giusto così; la mia vita non è stata altro che peccato. Sono un omosessuale e sono sposato. La lotta contro le mie tendenze è stata impari: rosari, liturgia delle ore, adorazioni, confessione settimanali, psicologi ecc; sono serviti a niente. L’omosessualità non è un problema di sesso, è un problema di identità che ti trapassa come una spada e ti divide a metà. Per un cristiano non c’è cosa peggiore. Non è possibile paragonarla a nessun altra “malattia”, perché essa è una spinta interiore diretta verso il peccato. Ipocrisie, sofferenze, masochismo, orgoglio, disprezzo di sé ecc, tutto ciò è l’omosessualità.
Quando leggo che qualcuno è guarito per miracolo, ammesso che ciò sia reale, mi sorge un gran rabbia contro Dio; non l’ho pregato forse fin dalla mia primissima adolescenza? Non ho forse lottato, pur fra tante cadute?
Solo un cristiano che ha questo problema può capire, gli altri no!
Alcune volte penso di essere nella Chiesa sbagliata. Il messaggio attraverso questa Chiesa mi arriva pieno di sovrastrutture mentali al punto tale da non percepire la voce di Dio. Forse in una comunità protestante la voce di Dio mi arriverebbe, mi viene in mente la notizia della suora convertita alle nuove comunità protestanti. La suora dice che ha trovato Cristo. Forse anche per me potrebbe essere così?!
Le mie confessioni sono dure, sento la compassione del sacerdote ma soprattutto la mia e la sua impotenza.
Il mio matrimonio è stato un calvario, per mia moglie e anche per me.
Da qualche anno sono stato operato alla prostata, quindi anche le nostre poche effusioni d’amore sono scomparse, perché non posso fisicamente unirmi a lei. Mia moglie, non dorme più con me, non sopporta il mio respiro, anche se dice di amarmi. All’inizio del nostro matrimonio andavamo alla Messa e insieme a casa recitavamo il rosario. Ora non più, se lei viene a Messa pretende di fare la comunione senza confessarsi, e di fronte alle mie perplessità si mostra insofferente e critica, il rosario non lo vuole più recitare. Questo è ciò che sto vivendo. Se potessi morire lo farei, ma so che è peccato, ma l’idea ogni tanto fa capolino in me. A che vale vivere così?
Vorrei sbandierare a tutti la mia problematica, per non sentirmi un ipocrita, ma il coraggio che mi manca, e la paura di disonorare i miei me lo impediscono.
Ecco Padre ciò che volevo dirle. Mi scusi per averle fatto perdere del tempo.
Saluti e grazie
L.


Risposta del sacerdote

Caro L.,
1. il tuo grido di dolore l’ho ascoltato fino in fondo.
E penso che anche i nostri visitatori che leggeranno la tua mail proveranno la stessa cosa.

2. Posso capire tutte le frustrazioni che hai provato: il desiderio e la speranza di uscire da questa situazione. Hai bramato la guarigione, ma non è venuta. E ti domandi se tante preghiere, tante confessioni e adorazioni siano servite a qualcosa…
Io ti dico subito che sono servite a molto.
Perché sono certo che dopo ogni confessione ti sei sentito meglio. Ti è parso di vivere in profondità la tua comunione con Dio e col prossimo.
Così, dopo tante preghiere e adorazioni, hai avuto il convincimento di aver respirato un pò di paradiso e di aver fatto del bene non solo a te, ma a tantissime persone.

3. Il bene che hai compiuto con le confessioni, le adorazioni, le preghiere, le opere buone nessuno lo può distruggere: dura eternamente e va a beneficio universale di tutti gli uomini.
Forse tutto questo bene non l’avresti fatto se non fossi stato stimolato dalla volontà di venire fuori da una autentica malattia. Perché l’omosessualità è una malattia.

4. Ti ringrazio di aver gridato davanti a tutti che l’omosessualità fa soffrire, a dispetto di quelli che vogliono farla passare come uno stato normale e felice.

5. Ti ringrazio anche di aver detto che l’omosessualità mette dentro la persona una spinta a cadere, più o meno nello stesso modo in cui chi è claudicante è più inclinato a cadere degli altri che non sono claudicanti.

6. Per quanto riguarda tua moglie: se si trova in stato di grazia, non è obbligata a confessarsi prima di fare la santa Comunione.
È tuttavia obbligata a confessarsi, in forza del precetto della Chiesa, almeno una volta all’anno.

7. Mi dici che sei tentato di farla finita. Ma sai che trattandosi di peccato andresti a peggiorare la tua situazione.
Sì, è proprio così.
Molti nei momenti di grande sofferenza sono tentati di farla finita. Per fortuna il timore di un male più grande li spinge a non compiere un gesto che è insano sotto ogni punto di vista.

8. Sarebbe bello se tu e tua moglie ritrovaste la volontà di recitare insieme il santo Rosario tutti i giorni.
Provate a dirlo di nuovo insieme come novena in preparazione a qualche festa mariana. Quante grazie ricevereste e quanta pace soprattutto!

Ti sono vicino in questa sofferenza che questa sera offrirò al Signore unendola a quella di Cristo nella celebrazione della S. Messa.
Ti assicuro anche la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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