Quesito

Gentile Padre Angelo,
sono nata il primo venerdì del mese e, per tal motivo, mia madre volle che fossi battezzata lo stesso giorno della nascita per affidarmi al Cuore di Gesù, a cui lei è devota e altrettanto io, da sempre.
Anni fa un sacerdote mi spiegò che, a quanto ne sapeva lui, per ogni nato il primo venerdì e battezzato lo stesso giorno, viene liberata un’anima dal purgatorio e, quindi, questa pratica devozionale ha lo scopo di ottenere indulgenze per un defunto. La mia domanda è se il significato sia davvero questo e quale sia il senso di tale pratica e, soprattutto, in che modo ciò si ripercuota su di me, sulla mia vita.
Le spiego: da credente, praticante e innamorata del cuore di Gesù, è sempre stato inevitabile per me affidarmi a Dio e affidare a LUI ogni occasione che la vita mi ha offerto, occasioni, che dal punto di vista mondano, non esiterei a definire “fortunate, invidiabili”, e comunque oneste e rispettabili. Eppure…dal momento in cui affidavo a Dio le mie situazioni, perché mi guidasse ecc., lì era l’inizio della fine, tutto ciò che la vita mi offriva andava svanendo, veniva sprecato da ostacoli improvvisi e voltafaccia di un destino che sembrava prendersi gioco di me, illudendomi e lasciandomi poi sola e a mani vuote, con una profonda delusione e un senso di sconfitta tali da far vacillare anche la mia genuina fede in DIO. Fosse successo una volta, o ogni tanto nella vita, capirei! Ma ciò s’è sempre ripetuto puntualmente e, a questo punto, mi chiedo se il significato di quel battesimo non sia diventato il mio destino, se in qualche modo, il sacrificio da offrire per la liberazione di un’anima non sia io stessa, e cioè, se ogni volta che amo, che ambisco a qualcosa, che sto per ottenerla, tutto ciò venga sacrificato in offerta per la liberazione di un’anima e se la mia vita non sia destinata a rimanere una vita di mete sfiorate e mai raggiunte. Mi imbarazza rivolgerle queste domande, mi fa sentire stupida, ma ho bisogno di riposte perché per me Dio è amore, è gioia, è perdono, carità, misericordia, è vita, e vorrei vivere la mia fede animata da tali sentimenti, senza paura e senza dovermi sentire un sacrificio vivente senza speranza di realizzazione umana in questa vita. La mia Fede in Dio non può crescere se rimane imprigionata in credenze e pratiche dove il confine tra la tradizione e la superstizione diventa troppo labile e troppo lontana dalla vera essenza delle fede. A proposito, per lei qual è la vera essenza della nostra fede cristiana? Grazie per l’aiuto. A Lei e a tutti noi amici domenicani, auguro una Santa Pasqua di liberazione e rinascita, e chiedo la benedizione materna della Madonna del Rosario. Mimosa


Risposta del sacerdote

Cara Mimosa,
1. Non ho mai sentito della promessa della liberazione di un’anima dal purgatorio per chi nasce e viene battezzato lo stesso giorno nel primo venerdì del mese.
Possiamo cooperare a liberare anime dal Purgatorio solo se le nostre azioni sono legate alla carità.
Ma se le nostre azioni non sono legate alla carità, e invece sono legate solo a pratiche materialmente compiute, non liberano nessuno.
Questo anche se uno nascesse e venisse battezzato il giorno di Natale o di Pasqua.

2. Mi dici che tutto sfuma ai tuoi occhi quando si sta per realizzare una vicenda umana.
Non saprei cosa dirti a questo proposito. Penso però che di bene ne avrai ricevuto dal Signore!
Intanto sei giunta quest’ora della tua vita, mentre altri sono già stati chiamati all’altra riva…
Inoltre tutto quello che noi non costruiamo in ordine alla santità e alla vita eterna è un nulla.
Ma se chiediamo a Dio di aumentare in noi la grazia, la fede, la speranza e la carità, Dio subito ci ascolta perché questi sono i beni che durano eternamente.

3. Anzi, i teologi dicono che se siamo in grazia e chiediamo l’incremento dei beni della grazia (fede, speranza, carità, santità) meritiamo di essere esauditi per giustizia.
Dio infatti si è impegnato nei nostri confronti.
Poteva non renderci suoi figli per adozione. Ma dal momento che l’ha fatto, si è legato a darci tutto quello che è necessario perché cresciamo come suoi figli, e cioè perché cresciamo nella santità.
Si è legato a noi più o meno come una coppia che adotta un figlio si lega nei suoi confronti. La coppia è libera di adottarlo. Ma se lo adotta, si lega a lui con legami non solo di affetto, ma anche di giustizia.
Il colmo dell’amore di Dio per noi sta anche in questo, che vuole essere legato a noi non solo con legami di affetto, ma anche di giustizia nei nostri confronti.

4. L’essenza della vita cristiana consiste nel diventare per grazia ciò che Cristo è per natura, e cioè figli di Dio.
Ma mentre Cristo è figlio di Dio per natura, noi lo diventiamo per adozione, e cioè per grazia e per misericordia divina.
Questa figliolanza divina, in gergo biblico e teologico, si chiama grazia.
Il senso della nostra vita presente è quello di diventare adulti in Cristo, vale a dire di crescere nella grazia, nella santità. In una parola, nell’amare come ama Cristo.

Ti prometto un ricordo al Signore, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo