Quesito

caro Padre,
sono in una fase di riavvicinamento alla religione cattolica dopo un periodo di agnosticismo, durante il quale ho cercato sempre di comportarmi "bene" ma ovviamente ho commesso peccati. Da qualche tempo, vista la distanza, ho intrapreso questo cammino, un po’ solitario devo dire, (oggi sono andata a messa!!) e navigando su un sito con forum cattolico ho trovato il riferimento al suo servizio di guida-consigliere via mail.
E penso proprio di avere bisogno di qualche saggia parola…
Dunque…  sono sposata e sono mamma, mio marito durante il fidanzamento è stato davvero molto rispettoso (io non ero contraria ai rapporti prematrimoniali, ma in quasi 10 anni sarà successo… 4 o 5 volte… ) e una volta sposati i rapporti coniugali sono stati vissuti in modo più totalizzante, ma facendo contraccezione (voluta da lui) e poi finalmente con i metodi naturali (preferiti da me) per poter avere dei figli responsabilmente solo dopo fossero passati dei tempi necessari a ottimizzare la nostra situazione casa-lavoro e successivamente a causa di una mia patologia che aveva richiesto un intervento chirurgico.
Poi finalmente i controlli sono andati bene e abbiamo avuto "il via", e così è arrivato il primo figlio.
Nel frattempo io ho percepito un allontanamento di lui nei miei confronti, avevo pensato che la maternità mi avesse cambiato molto fisicamente e l’allattamento potesse aumentare quella che poteva essere ritenuta una non disponibilità (più di tempo che di volontà), ma questo suo allontanamento riguardava solo le coccole nei miei confronti, e tutto quello che dalle coccole avrebbe potuto evolversi… il bimbo cresce e la situazione non cambia, fattostà che inizio a pensare nell’ordine: che avesse un’altra; che non mi amasse più; che non gli piacessi proprio più neanche fisicamente… anche perchè capitava che si masturbasse, mentre adduceva scuse tipo "ho mangiato pesante e ho sonno, ho bruciore di stomaco, ho sonno, ho mal di testa ho sonno" (questa del sonno è stata proprio ridondante!) ogni volta che mi avvicinavo a lui.
E’ anche caduto in quella cosa devastante che io ho definito "sindrome da accumulo di file pornografici"… le lascio immaginare.. che brutto periodo per il nostro matrimonio…  ma siamo riusciti a ricostruire entrambi prima la nostra autostima e poi la stima reciproca senza avere comunque il coraggio di chiedere aiuto o rendere partecipe nessuno, è stato pesante… passa il tempo e la ferita si sana, resta una cicatrice, che ora è solo  il ricordo di un grande errore (sono convinta che nessuno possa avere la presunzione di non sbagliare mai).
Riusciamo a ricostruire il nostro rapporto, ma io non riesco a vivere bene la sua mancanza di effusioni, lo trovo molto frustrante, per fortuna cede e si concede abbastanza per poter concepire quello che diventerà il nostro secondo bambino. Poi tutto torna come prima tra noi…
L’anno scorso cercando di essere calma e persuasiva, dato che lui mi dice in modo convincente  che mi ama e che il sesso per lui è qualche cosa in più, che sta benissimo con me e mi sposerebbe ancora, sono riuscita a spronarlo ad andare da un medico e poi da un andrologo, il quale non ha riscontrato nulla e gli ha prescritto degli integratori che hanno avuto un blandissimo effetto placebo.
Ecco, ho 36 anni (mio marito 38), trovo grande difficoltà ad accettare in questo caso un matrimonio così senza effusioni (almeno un bacio!!), non sono pronta a subire l’ascetismo di mio marito… che in realtà non si rende comunque conto che le cose "non dovrebbero andare così"…. io ci sto proprio male, piango!
Dato che sicuramente lui leggerà la mia mail, e pure la Sua risposta, potrebbe essere esplicito su quello che è il senso del matrimonio cattolico, dato che mio marito era cattolico praticante anche se poi si è allontanato dalla Chiesa??
Potrebbe darmi qualche buona parola che possa aiutarmi ad elaborare meglio questa situazione?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. ti esprimo intanto il mio compiacimento per il tuo riavvicinamento a Dio e alla Chiesa.
Credo che l’intimità coniugale vissuta con i metodi naturali abbia avuto un suo peso notevole. Gesù ha detto: “Chi opera la verità viene alla luce” (Gv 3,21).
I tuoi rapporti non sono stati falsificati (a parte il primissimo periodo) e adesso godi anche quest’aspetto della fede ritrovata, che per te e per i tuoi figli soprattutto, è il bene più grande.

2. Il problema più grosso per te è quello relativo all’intimità coniugale.
Certo se tu chiedessi contraccezione, lui farebbe bene ad opporsi.
Ma se il vostro rapporto viene compiuto secondo Dio allora bisogna ricordare che dal momento del matrimonio il marito appartiene alla moglie e la moglie appartiene al marito.

3. Sono andato a rivedere le mie dispense scolastiche su questo punto e, dopo averle lette, te le trascrivo integralmente. Non toglierei neanche una parola. Ecco dunque che cosa insegno:
“La terminologia debito coniugale usata per indicare l’obbligo di concedersi quando il coniuge chiede il rapporto coniugale è desunta da 1 Cor 7,3-4: “Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie”.
Si tratta di un obbligo di giustizia, assunto con il patto coniugale. La copula è certamente espressione dell’amore sponsale e deve essere motivata dall’amore. Ciò non le toglie, però, il carattere di cosa dovuta. Anche l’amore, in virtù del patto coniugale, da gratuito diviene dovuto, e parimenti lo diventano determinate azioni appartenenti alla convivenza coniugale.
Se non si adempie a tale obbligo ordinariamente ne derivano gravi conseguenze: il raffreddamento dell’amore reciproco, l’incontinenza dell’altro coniuge, l’infedeltà ecc.
L’obbligo di rendere il debito coniugale è grave, a patto però che la richiesta del coniuge sia ragionevole. Non è ragionevole, ad esempio, se vi è legittima separazione dei coniugi, se il partner ha compiuto un adulterio e non è ancora stato perdonato, se il partner non gode dell’uso di ragione, se c’è pericolo di contagiare una malattia infettiva, se l’eventuale prole corre il rischio fondato di nascere malformata… Ugualmente non si è obbligati ad acconsentire all’unione sessuale contraccettiva; anzi in linea di principio vi è l’obbligo di rifiutarsi, come si vedrà.
L’espressione debito coniugale non deve dare l’impressione che si possa imporre il rapporto coniugale. Scrive Paolo VI nell’Humanae vitae: “Giustamente infatti si avverte che un atto coniugale imposto al coniuge senza riguardo alle sue condizioni e ai suoi legittimi desideri non è un vero atto di amore” (HV 13).
A questo dovere reciproco i coniugi possono di comune accordo rinunziarvi, come insegna San Paolo: “Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme” (1 Cor 7,5)”.

4. Tuttavia va anche detto che tuo marito ti ama. Te lo ha espresso chiaramente: “lui mi dice in modo convincente che mi ama e che il sesso per lui è qualche cosa in più, che sta benissimo con me e mi sposerebbe ancora”.
Questo, secondo me, è superiore a tutte le coccole. E penso che anche tu ne convenga.
È stato bravo ad andare da un andrologo. L’ha fatto per te.
Io probabilmente non ci sarei andato.
E tuttavia ti dico: non è amore questo?

5. In conclusione, se lui si concedesse (sempre secondo la legge di Dio) farebbe bene, farebbe il suo dovere.
Sebbene quella che mi hai descritto non sia la situazione ideale, tuttavia sono convinto che molte mogli preferirebbero avere uno come tuo marito piuttosto che un uomo che sia causa di autentica infelicità e di martirio non solo per la moglie ma anche per i figli.

6. A te dico un’ultima parola: nell’attesa che la situazione cambi, offri questa tua pena al Signore. Offrila per il bene dei tuoi carissimi figli.
Forse il Signore ti vuol dire che per ora devi cercare da Lui (nello stare con Lui nel raccoglimento, nella preghiera, nell’offerta di te stessa, nella Confessione, nella Santa Comunione) quello che nessun marito di questo mondo può dare.
In realtà Dio è il primo Sposo di ognuno di noi. Quello che si ha accanto è una realtà, sì, ma è ancora solo un segno che rimanda a Colui che sazia fino in fondo le esigenze del nostro cuore.

Vi ricordo tutti nella mia preghiera (voi due e i vostri carissimi figli) e tutti vi benedico.
Padre Angelo