Quesito

caro Padre Angelo
in questi giorni in cui si ricordano i morti e si pensa un pò di più alla vita eterna sono andato anche ad ascoltare una conferenza sull’escatologia ad un centro culturale della mia città dove avevano invitato un teologo famoso un certo don … ,in meno di un’ora sono rimasto spiazzato…e inorridito..:
1- la rivelazione divina messa sullo stesso piano della comunicazione di quelli in coma che risvegliatisi dicono di avere visto la luce.. ma la Fede in Dio che si rivela sarà ben diversa dalla fede in un uomo…
2 – negazione e irrisione del giudizio particolare e del giudizio universale.
3 – infatti l’anima non si separa dal corpo dopo la morte.
4 – citando San Tommaso ha detto le testuali parole: La risurrezione di Cristo è l’esemplare della risurrezione dell’anima. Davvero San Tommaso avrebbe detto che l’anima risorge? 
5 – infine ha continuato a parlare di come Gesù di Nazaret (ma mai di Cristo) sia il paradigma a cui configurarsi, in cui l’uomo ha il suo compimento (usava spesso questo termine di compimento) e volendo portare al paradosso il ragionamento : Gesù è uomo (cosa verissima ma è anche vero Dio, aggiungo) l’uomo è Gesù. Allora se raggiungo il mio compimento sono Gesù= dio perchè Gesù è Dio…
Spero di aver capito male e del resto non sono un teologo, ma non mi ha certo messo luce questa conferenza ma ombre.
Spero mi possa dare una risposta illuminatrice.
Sempre prego per lei e la saluto
Giuseppe


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
per fortuna siamo chiamati a dare il nostro assenso al magistero del Papa e non a quello dei singoli teologi, perché certamente questo teologo su diverse punti non ha le idee chiare.
Ma procediamo per punti.

1. La luce vista da alcuni che si risvegliano dal coma non ha niente a che fare con la luce della fede.
Questa è una luce di ordine soprannaturale, ed è luce in senso metaforico.
L’altra invece è una luce sensibile, materiale, frutto di situazione psicofisica particolare.

2. Non so in forza di quale ragionamento il famoso teologo (?) abbia detto che giudizio particolare e giudizio universale coincidano.
Il giudizio particolare è quello che avviene subito dopo la morte, e cioè subito dopo la separazione dell’anima dal corpo.
È un giudizio che avviene tra il soggetto interessato e Dio.
Il giudizio universale avviene invece al cospetto di tutti, dopo la risurrezione dei corpi alla fine del mondo.
Se coincidono, potevi chiedere al famoso teologo a quanti giudizi particolari o universali finora avesse assistito!

3. Circa il giudizio particolare il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre” (CCC 1022).
Come puoi notare la retribuzione che avviene nel momento del giudizio particolare tocca per ora solo l’anima immortale.
Essendo immortale non muore sotto il profilo naturale e pertanto non ha bisogno di risorgere.
Risorge solo ciò che precedentemente era morto.
Come dirò in seguito, si può parlare di risurrezione in quanto passa dal peccato mortale alla grazia.

4. La negazione della distinzione tra giudizio particolare e giudizio universale porta alla negazione del purgatorio. E anche questo è contrario alla fede.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo” (CCC 1030).
E ulteriormente precisa: “La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt’altra cosa dal castigo dei dannati.
La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze e di Trento” (CCC 1031).

5. Il giudizio universale avviene alla fine del mondo, dopo il ritorno di Cristo sulla terra e la risurrezione dei corpi.
Ecco di nuovo che cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica dice: “La risurrezione di tutti i morti, «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà «l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,28-29). Allora Cristo « verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli… E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra…” (CCC 1038).
Ebbene, nessuno di noi, neanche il famoso teologo, finora ha visto tornare Gesù nella gloria!

6. L’anima non si separa dal corpo?
E che cosa è allora la morte e il disfacimento del corpo?
E che cos’è l’anima se non ciò che da vita al corpo?
Ecco ancora quanto dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Con la morte l’anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima. Come Cristo è risorto e vive per sempre, così tutti noi risusciteremo nell’ultimo giorno” (CCC 1016).

7. San Tommaso parla della risurrezione dell’anima, ma non nel senso che l’anima muoia, perché di suo è immortale, ma perché viene unita a Dio e pertanto viene resa partecipe della gloria di Dio.
Anzi si può parlare di una risurrezione dell’anima già in questa vita, quando una persona passa dal peccato alla grazia.
Ecco il suo preciso pensiero: “ci sono due generi di morte e due generi di vita.
C’è una morte del corpo mediante la sua separazione dall’anima; e c’è una seconda morte mediante la separazione da Dio.
Cristo, nel quale non ebbe mai luogo questa seconda morte, con la prima morte, cioè con quella corporale, distrusse in noi entrambe le morti, quella corporale e quella spirituale…
E in base a questo ci sono due risurrezioni: l’una corporale, in cui l’anima si ricongiunge col corpo; l’altra spirituale in cui si ricongiunge con Dio” (Compendio di teologia, c. 239).

8. La risurrezione spirituale avviene già di qua attraverso la giustificazione, attraverso l’infusione della grazia santificante.
Qualora uno col peccato mortale perdesse la grazia santificante, la riacquista col sacramento della Penitenza, che ci rende partecipi della risurrezione di Cristo e cioè di quella risurrezione che fa passare la nostra anima dallo stato di peccato, dalla morte spirituale, alla comunione con Dio mediante la grazia.
Come vedi, il famoso teologo ha equivocato parlando di risurrezione dell’anima: perché per risurrezione dell’anima non s’intende che l’anima muoia, e cioè non esista più, ma che passa dallo stato di peccato, e cioè di assenza della comunione con Dio, alla comunione di vita con Lui.
L’anima che non risuscita e che non passa alla comunione con Dio, rimane nella morte e, al momento della separazione dal corpo, va all’inferno. “È questa la seconda morte”, quella di cui parla San Giovanni quando nell’Apocalisse dice: “Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte” (Ap 2,11) e “questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco” (Ap 20,14-15).
9. Infine è vero che Gesù è il nostro compimento, perché verremo uniti a lui e resi partecipi del suo destino di glorificazione nell’anima e nel corpo.

10. Va precisato però che Cristo non morì con la sua anima perché questa rimase sempre unita a Dio. E pertanto non risuscitò con la sua anima, ma solo col suo corpo.
Noi invece risorgiamo nell’anima nel senso che passiamo dal peccato alla partecipazione della vita divina e della comunione con Dio.
“La risurrezione dell’anima avviene con la remissione dei peccati” che è intimamente congiunta con “il rinnovamento della vita mediante la grazia” (San Tommaso, Somma teologica, III,56, 2, ad 4).

Mi auguro, caro Giuseppe di aver riportato chiarezza nella tua mente e che il gaudio procurato dalla dottrina di San Tommaso rimedi alla tristezza delle incaute ed erronee espressioni di quel conferenziere, che in fatto di teologia si mostra insufficiente.
Ti ringrazio molto della tua permanente preghiera per me.
Anch’io ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo