Quesito

Cari Amici domenicani,
sono a conoscenza dei pericoli spirituali di molte cosiddette medicine olistiche o alternative.
Ho un amico che cura con l’ “Osteopatia” chiedo se è innocua dal punto di vista spirituale ?
Grazie 
Mario


Risposta del sacerdote

Caro Mario,
presento in merito alla tua richiesta quanto ha comunicato l’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità della Conferenza episcopale italiana in data 7 luglio 2000.

1. Vi troverai un atteggiamento volutamente prudente, che non nega eventuali benefici, ma mette in evidenza reali pericoli.
Nello stesso tempo si propone un approfondimento di studio per acquisire un maggiore discernimento.

2. Il documento rimane vago per alcuni versi perché accomuna nel genere delle medicine non convenzionali una serie di pratiche e nello stesso tempo dice che alcune di esse possono coinvolgere concezioni diverse dalla fede cristiana e addirittura pratiche occultistiche.

3. È difficile entrare nel merito delle singole pratiche che possono avere nel loro interno risvolti a volte accettabili e a altre volte no.
Certamente il reiki non è compatibile con la fede cristiana. A detta di alcuni la stessa cosa si potrebbe dire anche del shiatzu.
Preferisco però non andare oltre, lasciando maggiori determinazioni a chi è incaricato di dare un pronunciamento.

4. Per l’osteopatia non vi è niente di incompatibile con la fede cristiana.

5. Ecco quanto scrive il documento dell’Ufficio nazionale per la pastorale della sanità:
“In qualche modo correlato con l’autonomia del paziente è l’emergere delle cosiddette medicine non convenzionali, termine onnicomprensivo con cui vengono indicate tutte quelle prassi mediche non fondate sui riscontri di anatomia, fisiologia, patologia e terapia propri della medicina occidentale. Si tratta di un gruppo assai eterogeneo di pratiche terapeutiche, più o meno diffuse, più o meno conosciute: erboristeria, agopuntura, omeopatia, reflessoterapia, iridologia, pranoterapia, reiki, shiatzu, ecc.
Senza entrare nel merito di loro possibile efficacia, bisogna rilevare innanzitutto la possibilità di un eventuale danno per il paziente che vi si sottoponga, abbandonando al contempo una terapia più tradizionale ma di provata efficacia.
Il secondo, più delicato problema, anche di ordine pastorale per la Chiesa, riguarda il possibile coinvolgimento, da parte di alcune di esse, con filosofie orientali difficilmente compatibili con la fede cattolica e qualche volta persino accompagnate da pratiche occultistiche.
Pertanto, mentre da un lato si dovrebbe tenere un atteggiamento rigorosamente prudenziale circa la loro possibile pratica in istituzioni sanitarie cattoliche, dall’altro la Chiesa deve sentirsi fortemente interpellata ad approfondire il problema, acquisendo la necessaria competenza per un sicuro discernimento nel rispetto della metodologia scientifica che riconosce nella medicina una scienza sperimentale. In particolare, occorre chiedersi se il ricorso sempre più frequente alla medicina non convenzionale non sia per caso l’effetto di non adeguate applicazioni della medicina allopatica (terapia basata sul concetto di trattare i contrari coni contrari. È l’opposto della omeopatia). È ormai evidente, infatti, che la variabilità individuale della risposta ai farmaci è elevata. Occorre dunque prendere atto che la terapia di gruppo, mirata su un soggetto medio, è inadeguata. Un’attenzione maggiore alla terapia individuale e al ruolo della componente genetica nella risposta al farmaco servirebbe anche a ridurre lo iato esistente tra medicine convenzionali e non convenzionali” (Le istituzioni sanitarie cattoliche, n. 10, 7 luglio 2000).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo