Quesito

Rev.mo p. Angelo,
sono un sacerdote come lei e di questo ringrazio Dio.
La ringrazio anzitutto del tempo che mette a disposizione per illuminare i fedeli – e non – su tanti quesiti che turbano la coscienza e creano non poche difficoltà, come si può ben notare dalle frequenti – per fortuna – domande e dalle sagge e dotte riposte che lei fornisce.
Le scrivo tuttavia in merito ad una risposta che lei ha dato ad una giovane che ha commesso il triste peccato dell’aborto (cf. «Una coppia di fidanzati che ha commesso tanti errori, tra cui l’aborto, e che sta diventando sempre più fragile e senza amore»).
Lodando molto la sua intenzione di aiutare la ragazza a ricucire quella ferita che spesso “sanguina” sempre, sono rimasto perplesso su un’espressione che ha usato riguardo la sorte del suo bambino e cioè: «…siccome questo bambino è santo e senza macchia (qualcuno paragona l’aborto ad un battesimo di sangue)…».
A me risulta che la dottrina tradizionale su questo punto sia diversa e Le scrivo questo proprio per amore della verità, di cui lei è paladino.
Attendo umilmente chiarimenti e assicuro preghiere per il suo ministero, in particolare per questo che sta facendo davvero molto bene.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti ringrazio per darmi l’opportunità di precisare il pensiero sull’affermazione che mi hai riportato.
Quella risposta era già lunga e ho dato per scontato quanto tante altre volte avevo scritto sulla sorte dei bambini morti senza battesimo.

2. Riconosco che l’espressione letta così come suona non è corretta perché nasciamo col peccato originale, e questo comporta la privazione della grazia e una macchia nell’anima.
Non si nasce dunque santi, ad eccezione della Beata Vergine Maria e di San Giovanni Battista, che fu santificato nel grembo di sua madre a sei mesi dal concepimento.

3. Per entrare in Paradiso e godere della possesso di Dio è necessario essere rivestiti della grazia.
Gesù ha detto: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5).
E lo ha ricordato in maniera molto forte anche nella parabola degli invitati a nozze quando disse a un tale: “«Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?». Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: «Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre»” (Mt 22,12-13).

4. Che cosa pensare dunque della sorte eterna dei bambini morti senza Battesimo e privi dell’’uso di ragione?
Il battesimo è certamente la via ordinaria della salvezza come ha detto Nostro Signore: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato” (Mc 16,16).
Ma accanto alle vie ordinarie di salvezza, la Chiesa ha sempre creduto a vie straordinarie di grazia.
Questo perché Dio vuole salvi tutti gli uomini (cfr. 1 Ts 2,4) e a tutti offre la possibilità di salvarsi.
Abbiamo perciò buoni motivi per sperare che Dio offra la grazia anche ai bambini morti senza battesimo.
Alcuni teologi pensano ad un lume che Dio dona a questi bambini nel momento in cui si separano da questo mondo e si presentano davanti a Lui perché possano optare per Lui e ricevere la grazia.

5. Sicché solo dal momento in cui accolgono la grazia di Dio i bambini sono santi e senza macchia.
Prima non lo sono e sono incapaci di entrare in Paradiso.
Noi ci auguriamo che tutti i bambini accolgano questa grazia, in  particolare quelli che vengono uccisi così barbaramente mediante l’aborto.

6. Nella risposta che avevo dato avevo saltato tutti questi passaggi dando l’impressione che si nasca senza il peccato originale e che la grazia non sia indispensabile per la salvezza.

Ti ringrazio di cuore di avermi sollecitato a questa precisazione.
Ti assicuro una preghiera perché il Signore benedica abbondantemente il tuo ministero sacerdotale.
Grazie ancora.
Padre Angelo