So che i sacerdoti talvolta possono assolvere anche senza l’accusa dei peccati; mi può dire su che cosa si fonda la necessità dell’accusa?

////So che i sacerdoti talvolta possono assolvere anche senza l’accusa dei peccati; mi può dire su che cosa si fonda la necessità dell’accusa?

So che i sacerdoti talvolta possono assolvere anche senza l’accusa dei peccati; mi può dire su che cosa si fonda la necessità dell’accusa?

Caro Padre Angelo,
Io so che i Sacerdoti possono assolvere da tutti i peccati anche senza la confessione come materia sacramentale nel Sacramento della Riconciliazione, almeno in casi particolari.
Non so invece perché la confessione sia la materia sacramentale della Riconciliazione, me lo può spiegare usando anche argomenti tecnici?
La ringrazio e La benedico.
Paolo


Caro Paolo,
1. l’accusa dei peccati nella confessione sacramentale è stata voluta da Cristo.
Questa sua volontà è manifesta dalle parole con le quali la sera del giorno della sua risurrezione ha istituto questo Sacramento: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,22-23).

2. Come avrai notato, Gesù non ha detto semplicemente: “Rimettete i peccati”, ma “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”.
Ciò suppone che gli apostoli e i loro collaboratori nel corso del tempo avrebbero dovuto esaminare se c’erano le condizioni per rimettere i peccati.
Il che suppone la possibilità di esaminare la presenza di un pentimento almeno sufficiente, di sapere che cosa rimettevano e di poter dare gli aiuti e le indicazioni necessarie per rimediare per il futuro.
È per questo che il Concilio di Trento ha detto che l’accusa dei peccati è stata voluta da Cristo per la duplice natura giudiciale e medicinale del sacramento.

3. Ecco le precise parole: “Dalla istituzione già spiegata del Sacramento della Penitenza, la Chiesa universale ha sempre inteso che è stata istituita dal Signore anche l’accusa integra dei peccati, e che questa è necessaria per diritto divino a quanti sono caduti in peccato dopo il Battesimo, perché Nostro Signore Gesù Cristo mentre stava per ascendere dalla terra al cielo, lasciò i sacerdoti suoi vicari come presidi e giudici, ai quali siano deferiti tutti i crimini mortali, perché pronuncino in virtù del potere delle chiavi la sentenza di remissione o di retenzione dei peccati.
Consta infatti che i sacerdoti non potrebbero né esercitare questo potere giudiziale senza conoscere la causa né osservare l’equità nell’imporre le pene se i fedeli stessi non dichiarassero prima i loro peccati non solo in genere ma anche in specie e singolarmente” (sess. 14,5).

4. Questo è necessario evidentemente in via ordinaria, nel medesimo modo in cui un medico chirurgo prima di mettere le mani sul paziente ha bisogno di conoscere i sintomi del male, se si tratta della prima volta, se in passato c’erano già stati fenomeni del genere, se abbia già sofferto di qualche altra patologia…
Anche per fare una semplice anestesia locale viene chiesto se si stia assumendo qualche farmaco particolare per non trovarsi dinanzi a reazioni nocive per il paziente.

5. Ma in via straordinaria, quando il paziente non ha la possibilità di parlare perché è già privo di sensi, i medici fanno quello che possono, memori che nei casi estremi, quando è questione di vita o di morte, si tenta il tutto per tutto. “In extremis extrema sunt tentanda”.

6. Qualche cosa del genere vale anche per la confessione sacramentale.
Se il fedele si trova privo di sensi o nell’impossibilità di parlare, se si presume che abbia espresso qualche pentimento dei propri peccati, gli si dà l’assoluzione per liberarlo da ogni peccato.
Il non poter parlare non dipende da lui.

7. Se questi poi torna in salute, rimane l’obbligo di sottoporre al potere delle chiavi i peccati rimessi senza accusa.
E questo proprio per la duplice natura giudiciale e medicinale del sacramento.
Senza quest’accusa il fedele rimarrebbe privato di beni troppo preziosi per la sua vita spirituale.

8. Del resto non si fa così quando si è intervenuto in un paziente in un caso estremo?
Se l’intervento è andato a buon fine, si torna indietro e si domanda che cosa era successo al fine di poter dare tutte le indicazioni necessarie perché il male non si riaffacci.

Con l’augurio che ti possa accostare in maniera regolare e frequente a questa sorgente di grazia e di benedizione divina ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo