Quesito

Caro Padre Angelo,
nel 1962 ho avuto, 21enne campobassano, una breve corrispondenza con una ragazza 19enne bergamasca. Dopo la prima lettera lei finì per restare inchiodata al letto di un ospedale di BG (e poi di PV) per una infezione in corso da un paio d’anni: dal 9 luglio 62 (sua prima lettera) al 2 aprile 63 (suo decesso) mi ha scritto n° 6 lettere. Le mie sono state 15, sapendo che per lei rappresentavano una variazione nelle sue dolorose giornate. Traspariva dalle sue lettere una buona formazione cristiana ed era dirigente di azione cattolica. Successivamente all’avvio delle operazioni per la pubblicazioni (ISBN 9788897111306), riuscii a mettermi in contatto con una sorella, che mi fece avere una 40.na di pagine ricavate dai suoi diari, dalle quali appare una figura di santa, altro che buona cristiana! Non mi dilungo, ma le allego la breve appendice che ho preparato (però non ci sarà una seconda edizione, come non ci sarà un mio passo per un processo canonico di riconoscimento della sua virtù). Le trascrivo solo quanto scrisse il 18 ottobre 1962: “Grazie Gesù di questa giornata: mi sento sfinita, vorrei dirti basta, ma non ascoltare, o Signore, questo gemito, dammi altra sofferenza, purché altre anime si salvino, per i tuoi Sacerdoti, perché il Concilio porti abbondanti frutti”.
Nel finale dell’appendice riporto i dubbi che mi aveva espresso la sorella sulle sofferenze chieste ed elargite. Successivamente, il 29 dicembre scorso, una mia amica, non avvezza a scrivere, mi ringraziò per l’omaggio, concludendo: “… che non riesco a concepire, è la richiesta di sofferenze e il pensare che Gesù possa accettare tale richiesta. Non credo che a Gesù sia gradita la sofferenza, credo che Gesù ami la gioia e non la rinuncia e la sofferenza e ci ha insegnato a dare gioia a chinarci sugli altri… Ho scritto troppo per me”.
Ed io che, quando sentivo di tali offerte di santi, le trovavo “normali” e le apprezzavo, ora ho molti dubbi, che si aggiungono a quelli che mi hanno sempre tormentato per il libero arbitrio (mal riposto in una creatura debole come l’uomo) e la conciliazione con l’onniscienza di Dio, che è fuori del tempo e, quindi, conosce tutto: il passato e tutto il futuro, che dovrebbe rendere inutile ogni volontà umana.
Aggiunga la lotta tra il bene e il male, che non finisce mai, anche se il male sembrerebbe (sensazione istintiva) superiore al bene. E, invece vincerà il Bene!
La saluto cordialmente
Mario


Risposta del sacerdote

Caro Mario,
1. ti ringrazio molto di avermi reso partecipe di qualche riga di questa ragazza, che ci fa sentire tutti molti piccoli e ci mostra invece quale sia la vera grandezza, quella che dura eternamente.

2. Dico subito che non è la sofferenza in quanto tale che piace al Signore.
Dio non ha creato l’uomo né per la morte né per la sofferenza.
La morte (con quanto l’accompagna e la precede) è stata introdotta nel mondo per invidia del diavolo (Sap 2,24).
Cristo però ha redento la morte e la sofferenza conferendo loro un valore salvifico a motivo dell’amore che essa può sprigionare.
A Dio pertanto piace l’amore.

3. In questa logica possiamo comprendere le parole di quella ragazza.
Chi ama è contento di donare.
E lei era contenta di donare al Signore la sua sofferenza perché gli uomini aprissero il loro cuore a Cristo e si potessero salvare.
Era contenta di donare per i sacerdoti: per il loro ministero e per la loro santificazione.
Si trovava così nella medesima linea di san Paolo quando scriveva: “Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
San Paolo non era lieto della sofferenza in quanto tale, ma dell’amore che essa sprigiona, perché mediante la sofferenza poteva stare unito a Cristo in croce e aprire la porta che fa irrompere nel nostro cuore e nel mondo i frutti della sua redenzione.

4. Chi non entra in questa logica superiore non può comprendere.
Queste cose sono follia per lui. E quelli che noi chiamiamo Santi, li considera pazzi.
Ce lo ricorda Dio stesso attraverso l’insegnamento di san Paolo: “Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito” (1 Cor 2,14).

5. Mi piace riportarti questa bella testimonianza di Madre Teresa di Calcutta che domenica prossima (4 settembre 2016) sarà proclamata Santa:
“«Abbiamo dei cooperatori sparsi per il mondo, uniti tra loro in gruppi che ci danno un aiuto validissimo raccogliendo vestiario, bende, medicinali e tutte quelle cose che servono nei nostri dispensari. Sono i sacrifici semplici e generosi di migliaia di persone sconosciute che ci permettono di aiutare tanta gente. Io però mi fido solo delle preghiere. Al denaro non penso mai. Noi desideriamo compiere l’opera del Signore e deve esser Lui a pensare ai mezzi: se non ce li manda, vuol dire che non vuole quell’opera.
«Per questo le persone che considero i più grandi collaboratori miei e delle mie suore sono gli ammalati che offrono i loro dolori a Dio per noi, e i contemplativi, monaci e monache, che pregano per la mia opera.
«Molti handicappati, che non possono svolgere nessuna attività, sono legati a noi con un patto di collaborazione. Adottano una suora e offrono per lei le loro sofferenze e le loro preghiere. Tra i due nasce un’intesa molto stretta, diventando come una persona sola.
«Anch’io ho la mia "collaboratrice segreta". È una donna belga, che conosco da più di trent’anni. Si chiama Jacqueline de Decker, è molto malata. Ha subito diciassette interventi chirurgici e sopporta ogni dolore per aiutarmi a svolgere bene la mia missione.
«Tutte le volte che ho qualcosa di speciale da compiere, è lei che mi dà la forza e il coraggio necessari. Infatti, in quelle occasioni le sue sofferenze aumentano. A volte mi scrive: "Sono sicura che in questo periodo hai molte cose da fare, molto da camminare, da lavorare, da parlare. Lo so dal dolore che provo alla schiena e da altre sofferenze che si sono fatte particolarmente intense".
«Jacqueline non sbaglia mai. Le leggi misteriose che governano gli spiriti permettono questi scambi. È la mia amica ammalata che compie per me la parte più difficile della mia opera” (R. Allegri, Madre Teresa mi ha detto, pp. 56-57).

Pertanto, manda via i dubbi che ti sono venuti.
E rimani nella logica dello Spirito.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo