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Quesito

caro Padre Angelo,
La ringrazio per prima cosa x il vostro servizio che è sicuramente molto utile per sciogliere molti dubbi ai fedeli.
Già tempo fa (forse un paio di anni fa) ho avuto modo di contattarla e la ringrazio nuovamente x la vostra grande disponibilità.
Mi presento nuovamente: mi chiamo …, ho… anni, studio medicina e fortunatamente ho avuto modo di conoscere la fede già da bambino grazie ai miei genitori che sono stati sempre molto attenti a darmi un’educazione volta a seguire la buona vita del Vangelo attraverso la trasmissione dei valori… frequentando le messe di precetto… la preghiera…ecc… ecc..
Col tempo (a partire dalla mia adolescenza) ho avuto modo di approfondire la mia fede anche e soprattutto direi grazie ad un movimento ecclesiale di cui faccio parte ormai da tanti anni….
Oggi mi ritengo una persona strafortunata per quello che ho (una bella famiglia, studio quello che mi piace e probabilmente ho trovato, comunque sono sulla buona strada, delle belle amicizie dopo diverse delusioni e soprattutto x la vita di fede che è alla base di tutto e che è cresciuta negli ultimi anni e negli ultimi mesi soprattutto nella preghiera) ma allo stesso tempo c’è qualcosa che mi rende un po’ inquieto….
)…)
POI – la mia Vocazione… e qui possiamo aprire un ‘‘altra parentesi: in diversi momenti della mia vita ho avuto modo di percepire un’attrazione verso il sacerdozio o comunque verso la vita consacrata… se non ricordo male già da bambino, poi sicuramente verso i 14-15 anni  …poi 18 -19  ecc. ecc….ma ho sempre  allontanato il "pericolo" pensando non fosse ancora il momento, che ero troppo piccolo ecc… ecc… insomma di tanto in tanto mi torna questo "tarlo in testa"…. e spesso senza una ragione precisa e senza una "causa scatenante"!
Ho letto alcune sue risposte sullo stesso tema in cui lei dice che ognuno ha un po’ di vocazione al sacerdozio e un po’ al matrimonio e mi sono rispecchiato molto in queste parole… credo sia anche x me così!
Io però sento allo stesso tempo un’altra di vocazione…. quella di medico… che è quella di cui sono sicuro e che voglio in ogni caso seguire in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo Dio vorrà! (a tal proposito pensavo infatti magari di approfondire il carisma camilliano… x vedere se ci fosse la possibilità di conciliare le due possibili vocazioni dato che i camilliani hanno come missione principale il servizio ai malati).
La mia domanda è: da quello che vi ho riferito ci sono i segni di una possibile chiamata? o è frutto della mia profonda fede o semplicemente il desiderio di fare qualcosa x gli altri (che potrei seguire anche nel matrimonio e nella professione medica)? 
Cosa dovrei fare? (io penso che dovrei comunque per prima cosa terminare gli studi dato che è ad oggi la mia unica vocazione certa e il sogno di una vita).
Grazie x la lettura e x i consigli che mi darete
restiamo uniti nella preghiera ….sempre!

P.S. mi fa piacere se pubblicate il mio messaggio ovviamente omettendo il mio nome e la mia età.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. da quanto mi scrivi mi pare di percepire i segni della chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata.
L’attrazione che hai provato ripetutamente è un segno eloquente.
Se poi pensiamo che Dio suscita in noi il volere e l’operare, come dice San Paolo (fil 2,13), non andiamo lontano dal vero se diciamo che all’origine di questa attrazione vi sia la chiamata di Dio.
Tutto questo indubbiamente è stato favorito dalla fede che hai respirato all’interno della tua famiglia e anche dalla frequentazione del movimento ecclesiale di cui fai parte.
Anche questi sono doni del Signore.

2. La tua stessa inclinazione al matrimonio è un ulteriore buon segno della chiamata.
Perché in questo modo il sacerdozio o la vita consacrata non diventano la soluzione obbligata per chi non si sente fatto per la vita matrimoniale.

3. Dinanzi a te vi sono, per ora, due vie: sacerdozio e matrimonio.
Il sacerdozio comporta l’offerta di te stesso, in maniera radicale, al Signore.
Il matrimonio comporta ugualmente la risposta ad una strada di santificazione condivisa con la moglie e i figli.
Il sacerdozio, però ha dalla sua, la radicalità della sequela e la rinuncia anche alle inclinazioni naturali (matrimonio e famiglia) per mettersi a totale servizio del Signore e delle anime.
Stando così le cose, e considerando il tenore della tua vita cristiana penso che la risposta al Signore sia già stata data e che la tua email chieda quasi solo una conferma.
Sono persuaso dunque che la tua strada sia quella del sacerdozio o della vita consacrata.

4. Nel frattempo però c’è di mezzo anche la vocazione medica, per la quale senti una reale attrazione e per la quale stai consumando il tuo tempo e i tuoi studi.
Come conciliare questa chiamata con il sacerdozio o la vita consacrata?
La professione medica è indubbiamente una professione molto alta.
Ma il sacerdozio e la vita consacrata che si esprime nella vita religiosa richiedono una rinuncia anche ai “negozia saeculi” (le professioni lavorative di questo mondo).

5. Vi sono delle forme di vita consacrata, come ad esempio l’appartenenza agli istituti secolari in cui, pur nella sequela radicale per Cristo con i voti di povertà, castità e obbedienza, si rimane all’interno del mondo e si svolgono i “negozia saeculi” per animare il mondo dal suo interno con lo spirito evangelico.
Non scarto a priori questa possibilità per te, e cioè quella di una consacrazione laicale, in un istituto secolare.

6. Per il sacerdozio, per gli ordini e le congregazioni religiose, anche per quelli ospedalieri, è prevista l’astensione dai “negozia saeculi” e quindi anche dalla professione medica, a meno che in casi eccezionali sia una dispensa da chi di dovere.

7. In questa situazione che cosa pensare?
Intanto devi pensare a concludere gli studi.
Nel frattempo devi pregare il Signore e in particolare la Madonna, come Madre del buon Consilio, perché ti ottenga i lumi per poter discernere la tua reale vocazione.
Può darsi che nel frattempo l’offerta di te stesso al Signore diventi ancora più radicale e tu senta l’ispirazione anche alla rinuncia della pratica medica per stare dietro ai pazienti in altro modo.
Da sacerdote o nella vita religiosa puoi coniugare gli studi di medicina con quelli dell’etica teologica e svolgere così una missione importante nell’insegnamento o nella formazione dei giovani.
In ogni caso, questi studi non saranno mai tempo perso, perché ti avranno qualificato come uomo e daranno un timbro particolare alla tua missione di sacerdote o di consacrato.
Per fare un esempio, l’attuale Maestro dell’Ordine dei  domenicani è laureato in medicina. Ha esercitato per qualche tempo la medicina e poi è entrato nell’Ordine, dove ha potuto mettere la propria competenza medica a servizio dell’etica teologica.
Poi il Signore ha avuto per lui altre strade perché è stato fatto maestro degli studenti (seminaristi domenicani). In seguito è stato eletto provinciale di Francia e infine Maestro dell’Ordine.
Non sappiamo che ne sarà di te fra dieci, venti o trent’anni.
Quando ci si mette nelle mani del Signore si fa come Abramo che è partito “senza sapere dove andava” (Eb 11, 8), come abbiamo sentito nella seconda lettura di ieri.
Ma il Signore sa come guidarti, sa dove guidarti e, momento per momento, sotto la sua guida sentirai che darà piena soddisfazione ai più profondi desideri del tuo cuore.

Volentieri rimango unito nella preghiera, chiedendo alla Madonna assunta in cielo che ti ottenga tutti i lumi necessari per le tue decisioni.
Ti ricorderò anche nella S. Messa e intanto ti benedico.
Padre Angelo

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