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Quesito

Carissimo Padre Angelo,
Da qualche mese a questa parte si è acceso in me un forte desiderio di Paradiso, inteso come luogo di incontro con Dio, come luogo di eterna bellezza, una bellezza duratura, non compressa dal tempo e altro genere di limiti, una bellezza di cui tutti potranno godere.
( questa riflessione mi è sorta spontanea notando come ogni genere di belta’ che qui si puo’ rimirare, sia essa naturale o artistica, quindi creata da mano d’uomo, sia solo temporanea: la natura cambia per un suo stesso ciclo interno, un’opera d’arte puo’ essere osservata solo per brevi momenti… gli stessi sentimenti sono mutevoli…etc etc….)
Questo desiderio di Paradiso è del tipo di chi sa che una cosa bella potrebbe attenderla e pensa: “non vedo l’ora che arrivi” (senza con questo togliere nulla alla bellezza insita nella vita stessa e nel suo viverla appieno, da cristiana), è un tipo di desiderio che mi spinge a fare meglio qui per “abbreviare” i tempi, se il Signore vorra’, una volta passata di la’, prima di incontrarLo, un desiderio che mi fa sembrare qualunque problema terreno una cosa passeggera, di scarsa importanza, se rapportato a quelle gioie senza fine e senza crucci, che ci saranno di la’.
E’ un anelito che mi accompagna sempre, o quasi, nelle mie giornate, che diventa spunto per nuove riflessioni, aggancio per pensieri che collegano il terreno all’ultraterreno…
Lei ci vede qualcosa di eccessivo in questo? O è giusto coltivare questa voglia di Paradiso?
Grazie infinite:
Maria


Risposta del sacerdote

Carissima Maria,
1. Ognuno di noi è tratto verso il Signore per un duplice motivo.
Il primo, perché anche da un punto di vista semplicemente naturale, solo Dio sazia e tutto ciò che è meno di Dio non sazia, come scrive San Tommaso (S. Tommaso, In symbolum apostolorum). E Sant’Agostino: Tu ci ha fatto per te e il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te” (S. Agostino, Confessioni, 1,1).
L’uomo, pertanto, già per natura gravita verso Dio, molto spesso senza saperlo.
Ma poi c’è un ulteriore motivo in forza del quale l’uomo è attratto al Signore: quello per cui risponde alla chiamata stessa del Signore che lo invita ad entrare con Lui in comunione di vita.
In tutti e due i casi siamo tratti dal Signore: nel primo attraverso un’inclinazione di natura. Nel secondo attraverso un richiamo della grazia.
Tutti avvertono il primo, sebbene molto spesso non riescano a decifrare chi chiami e quali siano i contenuti della chiamata.
Per il secondo, invece, si tratta di un richiamo e di un’attrazione interpersonale.
Ed è a proposito di questo che Gesù ha detto: “Nessuno può venire a me se il Padre non lo trae” (Gv 6,44).

2. L’attrazione del Paradiso però non è solo l’attrazione per l’al di là. Perché il Paradiso può già essere vissuto e sperimentato di qua.
E questo avviene quando si vive in grazia e in comunione con le Tre Persone divine che abitano nel nostro cuore. Gesù ha detto nell’ultima cena: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
La carmelitana B. Elisabetta della Trinità ha vissuto in maniera sublime questa comunione e diceva che aveva trovato nel proprio cuore il suo cielo. Diceva: “Io ho trovato sulla terra il mio cielo; perché il cielo è Dio, e Dio è nell’anima mia. Il giorno in cui l’ho compreso, tutto per me si è illuminato; vorrei svelare questo segreto a tutti quelli che amo, perché anch’essi aderiscano sempre a Dio e si realizzi così la preghiera di Cristo: Padre, che siano perfetti nell’unità” (Elisabetta della Trinità, Lettera alla Signora De Sourdon, 1902).
“La mia occupazione continua è rientrare nell’intimo e perdermi in Coloro che vi abitano… Lo sento così vivo nell’anima mia che basta che io mi raccolga per trovarlo qui, dentro di me. Ed è tutta la mia felicità” (Elisabetta della Trinità, Lettera al canonico Angles, 15 luglio 1903).
S. Caterina da Siena ha vissuto un’esperienza analoga. Dio le diceva: “Contemplami nel fondo del tuo cuore” (Raimondo da Capua, Legenda Maior, I, 10).

3. Venendo alla tua ultima domanda: non vedo niente di eccessivo in quest’anelito. Anzi, è normale, perché quando si viaggia il pensiero deve essere rivolto alla meta.
Tuttavia puoi convertire in parte questo trasporto nel coltivare la Comunione con Dio dentro di te, sull’esempio della B. Elisabetta della Trinità, della quale quest’anno si celebra il centenario della morte, e di Santa Caterina da Siena.

Ti ringrazio, ti seguo con la preghiera, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

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