Quesito

Gentile Padre Angelo,
mi chiamo Francesco ed ho 34 anni. Avrei da porLe una domanda: sentiamo spesso dire “Gesù ci ha salvato” oppure “Gesù ci ha liberati dal peccato”, frasi che sono giustissime, ma che spesso non vengono comprese, o meglio non si conosce il vero significato di queste affermazioni.
Cristo da cosa ci ha salvato?
Inoltre, prima dell’avvento del Cristo, l’uomo macchiato dalla colpa, alla sua morte, dov’era destinato?
Nella Sacra Bibbia vi e’ scritto : “Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio”, può darmi qualche chiarimento in merito ?
Cordialmente
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. la salvezza che Gesù ci ha portato consiste in due cose.
C’è innanzitutto una realtà dalla quale ci libera e ci salva.
E c’è una realtà nella quale ci introduce e che ci tiene liberi e salvati.
 
2. La prima forma di salvezza è salvezza dal peccato.
Gesù ci salva perché espia i nostri peccati, versando il proprio sangue con la passione e morte, sicché essi non ci vengono imputati.
Inoltre ci libera dal peccato perché toglie quella macchia dall’anima che impedisce la presenza personale di Dio in noi.

3. Ci libera dal peccato perché ci dà la forza di togliere la dipendenza dal peccato nella quale il peccato stesso introduce: “In verità, in verità vi dico, chi compie il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34).

4. Togliendo il peccato, ci sottrae dalla possibilità di essere in balìa del demonio. Quando una persona pecca, elimina la presenza personale di Dio dentro di sé e apre – anche senza pensarci – le porte e finestre della propria  vita per essere in balìa dei demoni (per fortuna abbiamo i nostri angeli, che non stanno inattivi anche se siamo nel peccato!).

5. Ci libera anche da tutte quelle infestazioni o mali che derivano dall’essere in balìa dei demoni e di quelli collaborano attivamente con lui per farci del male.

6. Come ultima cosa ci libera dall’inferno.

7. In positivo la salvezza portata dal Signore è la sua stessa presenza in noi.
La grazia, che è anche un certo splendore della nostra anima, consiste proprio in questo: nel poter godere della presenza personale di Dio.

8. La sua grazia poi è accompagnata dalle virtù teologali, che svolgono una funzione importantissima.
La fede è la sua luce che brilla nella nostra intelligenza e illumina i nostri pensieri e i nostri progetti, facendoli essere tutti secondo Dio.
La speranza è la sua forza, la sua onnipotenza che – mentre ci proietta verso il Paradiso – nello stesso tempo già fin d’ora tiene lontano da noi e dalle nostre opere le insidie del nostro avversario. Sicché agiamo con l’aiuto onnipotente di Dio.
La carità ci permette di amare Dio, noi stessi e il nostro prossimo con il cuore stesso di Dio.
Amando Dio di carità facciamo tutto per la sua gloria, non per la nostra.
Amando di carità noi stessi e il nostro prossimo vogliamo la gloria di Dio a noi e a ognuno dei nostri fratelli.

9. Con la grazia poi portiamo in qualche modo già fin d’ora tutta la presenza del Paradiso dentro di Dio.
Diceva Santa Teresa d’Avila che questo gran Re non viene mai da solo. “I suoi cortigiani li ha sempre con sé; e poiché essi sono pieni di carità, lo pregano continuamente per noi e per i nostri bisogni” (Cammino di perfezione, XXVIII, 2.13).

10. Questa presenza di Dio e del Paradiso dentro di noi porta una grande serenità e pace perché il demonio fugge un’anima in grazia: “Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà lontano da voi” (Gc 4,7).

11. Le nostre azioni, compiute in grazia, sono tutte meritorie per la vita eterna. Dice Gesù: “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv 15,5-6).

12. La sua presenza in noi ci dà la capacità di possedere Dio – dice san Tommaso – di godere di Dio e di fruire della sua presenza come vogliamo.
Fin d’ora – se siamo in grazia – noi viviamo in Dio e Dio vive in noi (1 Gv 4,16).
E proprio per questo la grazia è caparra di vita eterna.

13. Come vedi, ho detto solo qualcosa e per sommi capi.
Perché non si finirebbe mai di descrivere tutti i contenuti della salvezza.
Sintetizzando, potrei dire che la salvezza nostra è Gesù Cristo a motivo della sua persona divina e a motivo della sua incarnazione passione, morte e risurrezione.
La sua presenza fra noi attua contemporaneamente i due processi che io ho distinto per far comprendere da che cosa ci libera e per che cosa ci libera.

14. Mi chiedi inoltre: “Prima dell’avvento del Cristo, l’uomo macchiato dalla colpa, alla sua morte, dov’era destinato?”
Era destinato dove siamo destinati noi e cioè alla salvezza, anche se non ne aveva ben coscienti i contenuti.
Infatti la grazia di Cristo ha cominciato ad operare nel cuore degli uomini prima ancora della sua Incarnazione. Ha avuto pertanto effetto retroattivo, come possiamo contemplare così bene nella santificazione straordinaria della Madonna fin dal primo istante della sua esistenza.
Tuttavia quelli che erano nelle condizioni di entrare in paradiso, non vi entravano. Hanno dovuto attendere (nel Limbo) che Cristo, risorgendo dai morti, riaprisse per l’umanità il Paradiso.
San Paolo dice che è Lui il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti (Col 1,18).

15. Mi chiedi infine: “nella Sacra Bibbia vi e’ scritto : “Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio”, può darmi qualche chiarimento in merito?”
È il Qoelet che parla nel cap. 9,2.
Il Qoelet spesso parla non come portavoce di Dio, come interprete del modo comune di pensare e di osservare.
Pertanto, più che oracolo di Dio, è portavoce delle domande dell’umanità a Dio.
Qui Qoelet dice che da un punto di vista esteriore tutti fanno la medesima fine: nel sepolcro.
Ma la storia degli uomini non finisce qui.
Qoelet stesso termina il suo libro con queste parole: “Conclusione del discorso, dopo aver ascoltato tutto: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, anche tutto ciò che è occulto, bene o male” (Qo 13,13-14).

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo